Attenti al lupo! O attenti all'uomo?
Ancora sul lupo
[di David Fiacchini, 15.02.2026]
Nell’ambito di ricerche e progetti che hanno visto coinvolti sia zoologi che allevatori e “semplici” cittadini, sono stati raccolti dati e informazioni molto utili per conoscere più da vicino il lupo e per capire quali comportamenti e quali strategie occorre mettere in campo per una serena coesistenza.
Prendendo spunto da questi lavori ho pensato di “condensare” qui alcune delle principali domande (anche quelle più spinose) con brevi risposte, sperando siano di una qualche utilità visto il pessimo "clima" che si respira in queste ultime settimane.
Chi è il lupo e qual è il suo ruolo?
Canis lupus italicus è un mammifero “cugino”, tra gli altri, di volpe, sciacallo e cane domestico. Di altezza compresa tra 50 e 70 cm, può raggiungere i 40 kg di peso per una lunghezza di circa 110 cm. Si adatta a molti ambienti diversi, dai boschi di montagna alle aree coltivate collinari e di pianura: occupano in maniera esclusiva un territorio (esteso circa 100-200 kmq), nel quale non tollerano la presenza di lupi estranei alla propria “famiglia” (la coppia riproduttiva e i loro figli).
I giovani di due anni di età solitamente lasciano il branco alla ricerca di un nuovo territorio per formare una loro famiglia, compiendo spostamenti anche di diverse decine di km.
È un predatore al vertice della catena alimentare: preda principalmente ungulati selvatici come cinghiali e caprioli, prediligendo gli esemplari più deboli. Contribuisce così a regolarne le popolazioni, selezionando gli animali più forti, e ad influenzare i comportamenti e l’uso dell’ambiente delle specie selvatiche, riducendo così in diversi casi l’impatto degli erbivori sul bosco e sulle colture agricole.
Dove vive nel nostro Paese e cosa mangia?
Molto vicino all’estinzione (alla fine degli anni ‘70 del ‘900 si stimavano soltanto un centinaio di esemplari in alcune remote aree dell’Appennino Centrale), oggi il lupo ha riconquistato con numeri confortanti una parte del territorio dove ha da sempre vissuto.
La grande adattabilità di questo predatore e la protezione rigorosa accordatagli anche in Italia da oltre 40 anni ha favorito il processo di dispersione fino agli attuali 3000-3600 esemplari circa, con mortalità che resta comunque molto alta (tra bracconaggio, investimenti e cause naturali).
E’ appena il caso di sottolineare come in Italia (e in tutta Europa) non sia mai stata effettuata alcuna reintroduzione.
Quanti lupi ci possono essere dalle mie parti?
Non è facile rispondere a questa domanda fornendo numeri precisi: mancano monitoraggi e dati fondamentali per gran parte del territorio italiano.
Ad ogni modo, una volta che una famiglia di lupi si stabilisce in una zona costituisce un nucleo formato dai genitori e dai loro cuccioli. In media il branco è di 5-6 individui che occupano e difendono un territorio che, specialmente se in zone prive di aree boscate e zone incolte, si estende anche oltre i 150-200 kmq (NB: 200 kmq sono 20.000 ettari, che equivalgono ad almeno altrettanti campi da calcio, per far capire di quali cifre stiamo trattando).
Il branco difende il territorio evitando che altri lupi possano introdursi. La popolazione di lupo cresce con la formazione di nuovi branchi in territori non occupati da altri, ma a livello locale è sempre e solo presente (se la capacità portante lo consente) uno e un solo branco e il numero di individui è stabile.
È pericoloso per l’uomo?
Attivo prevalentemente tra il tramonto e l’alba, il lupo tende a fuggire alla presenza dell’uomo, dato che rappresentiamo una possibile minaccia.
Da oltre un secolo nel nostro Paese non si registrano casi di attacchi letali verso le persone, tuttavia questo canide, come molti altri animali selvatici e domestici, resta potenzialmente pericoloso per la nostra sicurezza in alcuni casi limite: ad esempio interazioni con persone imprudenti o ignoranti che direttamente o indirettamente forniscono cibo (rifiuti organici, crocchette, ecc.), si avvicinano per una foto, non custodiscono in maniera adeguata il proprio cane.
Particolare attenzione va riservata anche da parte degli operatori zootecnici nello smaltimento di carcasse o altri rifiuti organici, che devono essere disposti in luoghi inaccessibili al lupo. Lasciando ad un lupo la possibilità di alimentarsi costantemente con cibo di origine umana si modificherà la sua ecologia naturale: il lupo ridurrà la predazione su animali selvatici, com’è nella sua natura, e si alimenterà principalmente di cibo “facile” proveniente dall’uomo. L’avvicinamento del lupo nei pressi di centri abitati ed aziende potrebbe favorire il rischio di predazioni sugli animali da compagnia come cani e gatti; inoltre questi eventi, se prolungati nel tempo, potrebbero causare l’abituazione dei lupi alla presenza umana con potenziali rischi anche per la sicurezza.
La conoscenza, anche in questo caso, ci salva sempre: imparare a relazionarsi al mondo naturale con responsabilità e consapevolezza rimane il modo migliore per coesistere sullo stesso territorio nel rispetto di tutti.
Come mi devo comportare in caso di incontro?
Il paradosso è che ci sono ricercatori che, nonostante settimane di monitoraggi, non sono mai riusciti a vedere il lupo a distanze ravvicinate (meno di 200-300 metri).
Incontrare un lupo mentre siamo a fare una passeggiata è un evento raro, poiché, grazie ad olfatto e udito molto sviluppati, può percepire la nostra presenza a grande distanza, decidendo solitamente di allontanarsi da noi.
Come ricordano gli esperti << … in caso di un incontro inaspettato l’atteggiamento consigliato è quello di non avvicinarsi, di non correre e di non mostrare atteggiamenti minacciosi. Nel caso si trovasse un lupo o un qualsiasi altro animale selvatico in difficoltà, sarà necessario chiamare il numero unico per le emergenze 112 o il 1515, rimanere distanti e non tentare alcun tipo di intervento. Lo stesso va fatto nel caso si ritrovi un esemplare senza vita …>>.
È vero che ci sono lupi che non hanno paura dell’uomo?
Come già ricordato il lupo teme l’uomo e se ne tiene alla larga: questa diffidenza è innata nella specie e viene tramandata dagli adulti ai cuccioli. Raramente possono verificarsi episodi in cui questi animali si avvicinano anche a pochi metri dall’uomo, senza mostrare – in apparenza – alcun timore: la causa principale di questi comportamenti è spesso determinata dalla disponibilità di fonti alimentari come cibo e scarti, tanto che l’uomo viene identificato come un possibile fornitore di risorse alimentari.
I singoli lupi hanno inoltre personalità diverse, quindi anche l’indole individuale può contribuire allo sviluppo di comportamenti meno timorosi nei confronti delle persone. Un esemplare che è fortemente abituato agli esseri umani, non ne ha paura e si avvicina direttamente e in modo ripetuto alle persone a piedi a una distanza inferiore ai 30 metri viene definito “confidente”
È pericoloso per il mio cane e quali attenzioni devo adottare?
Quando i cani vengono gestiti in maniera corretta e sono sotto il controllo del proprietario non corrono rischi nelle aree di presenza del lupo.
È però importante specificare che il cane può essere visto dal lupo sia come un rivale, che potrebbe sottrarre preziose risorse, sia, occasionalmente, come una preda, dando origine a situazioni di conflitto. La quasi totalità degli incidenti accade a cani incustoditi e fuori dal controllo del padrone, per questo, allo scopo di minimizzare ogni rischio, è importante gestire correttamente il proprio cane, portarlo al guinzaglio e custodirlo in sicurezza, soprattutto durante le ore crepuscolari e notturne.
Se lo vedo vicino alle case mi devo preoccupare?
Se escludiamo le cime dell’Appennino, abitiamo in luoghi dove la presenza di nuclei abitati e di case sparse è capillare.
I lupi possono coprire lunghe distanze e i loro territori sono molto ampi, includendo talvolta anche aree abitate o infrastrutture. Per questo non deve stupirci in alcun modo il passaggio di lupi nei pressi delle abitazioni, specie durante le ore notturne o alle prime luci del giorno, quando la maggior parte di noi dorme e la presenza umana è ridotta al minimo.
Del resto nottetempo anche altri animali selvatici come caprioli, cinghiali, volpi possono avvicinarsi alle case e talvolta possono venire predati dai lupi. Questo fenomeno, anche se dal forte impatto emotivo, è del tutto naturale e rientra appieno nella normalità dei comportamenti di questa specie.
Perché si vedono sempre più spesso anche in prossimità di città?
Accade soprattutto in inverno e specialmente se si tratta di paesi a confine con zone boscate o di ambiti di fondovalle. La maggiore presenza di prede naturali ha aiutato la "discesa a valle" di alcuni esemplari errabondi di lupo, alla ricerca di nuovi territori: ovviamente i lupi cercano di evitare contatti con l’uomo, ma il territorio – dalla bassa collina alla costa – è altamente antropizzato quindi è impossibile per loro evitare la civiltà.
È più frequente che gli avvicinamenti avvengano di notte, adattamento della specie per minimizzare i contatti con l’uomo, ma non si escludono anche di giorno. Con il formarsi di nuovi branchi in collina e in pianura il numero di avvistamenti aumenta, non perché i lupi sono diversi e hanno comportamenti anomali, ma perché le occasioni di attraversare strade e ambienti urbanizzati è più elevata.
Come posso proteggere gli animali d’allevamento?
Il lupo è un predatore opportunista: quando una risorsa alimentare è di facile accesso e priva di custodia o protezione, può cibarsi di animali d’allevamento come pecore, capre, giovani bovini, cavalli, asini.
Per tenere il lupo lontano dai propri animali d’allevamento è necessario mettere in atto più stratagemmi difensivi o preventivi: recinzioni, stabulazione notturna, “cani da guardianía” rappresentano ad oggi il miglior modo per proteggere il bestiame e minimizzare il rischio di perdite.
L’installazione e la manutenzione di questi mezzi richiede notevoli costi e sforzi aggiuntivi, ma molte Amministrazioni locali oltre a risarcire gli allevatori per i capi predati dal lupo, prevedono supporti economici e consulenza specifica per l’adozione di misure preventive.
Chi sono i lupi ibridi?
Lupo e cane possono accoppiarsi e produrre prole fertile: questo fenomeno di “ibridazione” costituisce una minaccia per il patrimonio genetico del lupo selvatico, perché introduce all’interno del suo DNA geni appartenenti al cane che potrebbero risultare poco idonei, come la perdita di strategie di adattamento sviluppate nel corso dell’evoluzione.
Tra le principali cause dell’ibridazione rientrano una cattiva gestione dei cani e il bracconaggio, che destruttura le unità familiari e aumenta la probabilità di accoppiamento con cani eventualmente presenti in zona. Il tasso di ibridazione del lupo è maggiore nell’Italia peninsulare rispetto alle Alpi, dove è quasi nullo, principalmente a causa di una differente gestione dei cani di proprietà oltre che di quelli randagi/vaganti. Un lupo “ibrido”, nato e cresciuto in natura, non è più “confidente” verso l’uomo di un lupo “puro”, poiché i comportamenti di questi animali sono principalmente appresi dagli adulti del branco e dalle esperienze vissute da ogni singolo individuo.
Chi posso chiamare per avere informazioni e consigli?
I Carabinieri Forestali (1515), la Polizia Provinciale, gli zoologi esperti in grandi mammiferi che sono in forza a Musei e Università del territorio, le Associazioni naturalistiche e i Centri di Recupero della Fauna Selvatica (CRAS).
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Per saperne di più vi consiglio di leggere le faq del sito “Centro Grandi Carnivori” e/o di scaricare questo validissimo vademecum, da cui ho preso spunto per questa nota
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