Natura et Ratio

martedì, maggio 09, 2017

Sulla sensibilità: educazione naturalistica ed empatia

Laboratorio di scienze, ore 13:30 circa.
Le lezioni sono terminate da una decina di minuti, mi metto a riordinare libri e relazioni, controllo la posta elettronica e addento il tramezzino nella... "pausa pranzo" quando sento, alle mie spalle, due voci allarmate: "...prof, prof!!!!".
Mi volto e due studenti entrano trafelati nel laboratorio con in mano un... "carico" tanto anomalo quanto prezioso, rinvenuto appena qualche minuto prima in una via limitrofa alla scuola.
Si tratta di un adulto di Rondone comune (Apus apus) che, con buona probabilità, è andato ad urtare una vetrata ed è caduto a terra. Non presenta ferite superficiali evidenti, le ali sono integre ma... appare decisamente frastornato. Mettiamo l'animale a riposo e in osservazione all'interno di uno scatolone, per verificare se - trascorsa un'oretta - riprende ad essere curioso, attivo e mobile (segno, abbastanza empirico, di buona salute). In caso contrario mi riprometto di chiamare un amico veterinario esperto in avifauna.
Il Rondone comune è un animale spettacolare sia per la peculiare bio-etologia, sia per l'aspetto fisico: corpo affusolato e ali falciformi, è una vera e propria macchina per il volo e, pur "assomigliando" - in apparenza - alle più note rondini, presenta caratteristiche fisiche e comportamentali molto diverse.
Vorace insettivoro, migratore, gran chiacchierone: nel corso dei voli spericolati e acrobatici, i garriti emessi dagli individui permettono loro di conoscere sempre la posizione e le eventuali variazioni di rotta da apportare all'istante.
Generalmente è più "facile" trovare a terra i giovani appena involati dal nido, ma non siamo ancora nel momento "clou": questi apodiformi (come ricorda il nome) possiedono delle zampette molto corte non adatte per garantire la locomozione o una spinta verso l'alto per prendere il volo (come avviene negli altri uccelli). Esemplari che cadono a terra, dunque, se non vengono salvati difficilmente tornano a volare e finiscono tra gli artigli di qualche predatore.
Qui qualche consiglio utile, visto che tra qualche settimana potrebero servire.
Più in generale, per saperne di più sui rondoni consiglio questa pagina divulgativa.
Ringrazio di cuore i ragazzi (Giacomo e Alessandro) per aver operato questo salvataggio su strada: potevano restare indifferenti e passare oltre, o fermarsi e limitarsi a guardare, col rischio che un veicolo o un gatto ponessero fine alla storia.
E invece - e di questo, scusatemi, ne vado molto orgoglioso :) - di fronte ad un animale in difficoltà lo hanno soccorso senza esitazioni. Guardate, non è così banale o scontato: la sensibilità e l'attenzione verso animali che non siano cani e/o gatti (per riferirsi a quelli con cui più comunemente abbiamo a che fare) è una dote molto, molto rara. Che si apprende in età giovanile: bisognerebbe lavorare di più sui temi di educazione naturalistica fin dalle scuole elementari, per acquisire quell'empatia che da grandi difficilmente riusciremmo a sviluppare. Storie da #IISDaVinci #CivitanovaMarche :)

PS: volete conoscere la fine della "storia"?
Dopo un paio d'ore, ispezionato e idratato, l'animale è tornato più che attivo (muovendo le ali e manifestando una certa "volontà" di rimettersi in volo), segno evidente che si era ripreso dal probabile urto. Se avesse avuto danni più seri... sarebbe rimasto immobile e frastornato, come più volte in passato mi è capitato di osservare per questa ed altre specie. Al primo tentativo di 'accompagnamento al volo'... è ripartito senza apparenti problemi, sfrecciando nel cielo come solo i rondoni sanno fare :D Buona vita, Apus!

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mercoledì, aprile 19, 2017

Sulla libertà

Ci sono nazioni o intere aree geografiche che, storicamente, hanno contribuito - chi più, chi meno - alla "conquista" dei diritti civili e al progresso nelle arti e nelle scienze.
Oggi alcuni di questi Paesi, governati da regimi tutt'altro che democratici, calpestano qualsivoglia diritto non vada a genio al dittatore di turno e/o proibendo/vietando usi, costumi, tecnologie, libertà, tornando indietro di secoli!
Uno di questi stati è la Turchia: la vicenda del giornalista e documentarista italiano Del Grande(*) è solo l'ultima di tante nefandezze compiute dal regime turco contro persone sospettate di essere "ostili" o "pericolose" (migliaia di arresti e di sospensioni dal servizio tra insegnanti, impiegati, letterati, politici, per non parlare delle persone misteriosamente "scomparse" da mesi....).
Il tutto, nell'anno 2017, in spregio a qualsivoglia diritto civile e umano!!!
Oltre a scrivere alle ambasciate, a partecipare ad iniziative di sensibilizzazione, a sostenere le attività di organismi internazionali e ONG che si occupano di diritti umani, non resta che 'boicottare' questi regimi, evitando di acquistare prodotti e pianificare vacanze nei siti di interesse culturale e/o turistico.
Servirà, forse, a poco... ma almeno non saremo rimasti indifferenti! Del resto, "il mondo è quel caos che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'indifferenza dei giusti che se ne accorgono e non fanno nulla" (frase attribuita ad Albert Einstein).

(*) Certamente il confine con la Siria non è, in questi ultimi tempi, il luogo migliore dove soggiornare o svolgere inchieste. Probabilmente ci sarà anche stata qualche leggerezza (...nei documenti, con le certificazioni, ecc.), tutto da verificare.
Ma è anche vero che il "mestiere" di giornalista ti porta a mettere il naso, coraggiosamente, dove ci sono lati oscuri e vicende poco chiare. Toccando, spesso e volentieri, interessi troppo grandi...

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lunedì, gennaio 16, 2017

Salute e qualità dell'aria: inquinati e moribondi a norma di legge. In Italia, come al solito!

Argomento "salute" e "qualità dell'aria".
Come è noto, sono in costante aumento le patologie (anche mortali) legate alla cattiva qualità dell'aria che respiriamo ogni giorno nelle nostre città. Chi ci rimette, come al solito, sono soprattutto bambini e anziani... i soggetti più deboli. Tanto per rinfrescare la memoria, uno degli ultimi (e tragici) aggiornamenti.
Bene.
La Regione Marche che fa, visto che in quanto a smog non scherziamo per niente?
Vedere il rapporto 2016 dell'ISPRA sullo stato dell'ambiente in Italia e dare una rapida occhiata, scaricando il capitolo 5, alla vostra regione di residenza (nel mio caso, tratto delle Marche).
Nel silenzio generale dei mass-media (e dell'assessorato competente), la giunta regionale emana cheta cheta a fine dicembre una 'classica' delibera "salvacapra&cavoli" (e in piena tradizione "scaricabarile", lasciando la patata bollente ai sindaci dei comuni) avente come oggetto "Misure contingenti 2016/2017 per la riduzione della concentrazione degli inquinanti nell'aria...".
Qui potete scaricare e leggere, se volete, il pdf della DGR. Due sintetiche osservazioni:
1) non tutti i comuni hanno centraline funzionanti e non tutte le (poche) centraline attive misurano i vari parametri richiesti per valutare compiutamente i livelli degli inquinanti (a chi spetta installarle e a chi spetta "farle funzionare"?!?!);
2) se i "risultati attesi" (citando testualmente la D.G.R. della regione a pag. 13) sono questi: "Grazie alle misure previste dal presente atto, si ritiene che ci saranno LIMITATI SUPERAMENTI dei limiti normativi per la qualità dell'aria ... " e cioè che si può continuare ad inquinare tranquillamente e a respirare PM10 & co., l'allarme lanciato da pneumologi ed oncologi sull'incremento delle malattie dell'apparato respiratorio in chi abita nelle città assediate dallo smog continuerà a restare inascoltato da chi ha il DOVERE di tutelare la salute e l'ambiente.
Inquinare si può. Per legge. E anche morire, sempre a norma di legge.
Insomma... "così è, se vi pare". #sapevatelo

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sabato, ottobre 01, 2016

Addio agli olmi?

Con l’inizio di ottobre si entra a tutti gli effetti in autunno e le piante caducifoglie iniziano ad indossare “vestiti” giallo-arancioni prima di spogliarsi del tutto, assumendo il tipico habitus invernale. Se vi siete guardati bene attorno, però, da qualche anno a questa parte c’è un albero tipico del nostro paesaggio rurale che già in tarda primavera ingiallisce anzitempo e si secca quando è ancor troppo “giovane” per trasformarsi in necromassa.
Si tratta dell’Olmo campestre (Ulmus minor), pianta sacra per il “dio dei sogni” - Morfeo - secondo quanto viene riportato da Virgilio nell’Eneide, dai buffi semi simili a piccoli dischi volanti che una volta i bambini chiamano “pane del maggiolino”. Diffusa in Europa continentale, Asia mediterranea e America settentrionale, cresce nei boschi e nei terreni incolti, lungo il greto dei ruscelli e in zone tipicamente rurali. Quando si trova isolata, tra campi coltivati e casolari, può raggiungere dimensioni notevoli e avere una chioma decisamente ampia: in passato, contadini e braccianti approfittavano della “meriggia” offerta da esemplari maestosi di questa pianta per rifocillarsi e riposarsi. Su tutti, il famoso “Olmo bello” (o Olmo di Lando, in località Casine di Ostra) ben conosciuto nell’hinterland senigalliese, raffigurato in immagini d’epoca dalle quali non si riesce ad apprezzare i 28 metri d’altezza e i 110 metri di circonferenza della chioma.
Osservando le nostre campagne, specialmente tra le province di Macerata e Ancona, avrete notato in questi ultimi anni la diffusa moria che riguarda questa pianta. L’olmo campestre è una specie tra le più suscettibili alla fitopatia denominata “grafiosi”, malattia è causata da un fungo ascomicete di origine asiatica, Ophiostoma ulmi s.l., che già all’inizio del secolo scorso devastò rapidamente le popolazioni di olmo europee e nordamericane.
Il fungo patogeno agisce entrando in contatto con le piante sane nella porzione superiore della chioma per il tramite di alcuni insetti scolitidi, piccoli coleotteri che compiono il loro ciclo biologico ignari e inconsapevoli di diffondere la malattia volando da olmi malati verso olmi sani.
Dal momento dell’inoculazione si osserva rapidamente la comparsa di foglie gialle e avvizzite su tutta la parte alta della chioma, per poi appassire in poco tempo: lo sviluppo dei sintomi è più intenso nel periodo primaverile che in estate, e colpisce in maniera più forte l’Olmo campestre e meno altre specie, quali l’Olmo montano.
Dopo la prima ondata epidemica, a partire dal 1970-75 la malattia ha avuto nel centro Italia una forte recrudescenza a seguito dell’introduzione di ceppi virulenti dal Nord America, con gravi danni all’economia, all’ambiente e soprattutto al paesaggio caratteristico delle zone rurali e peri-urbane. Oggi, dopo una breve “tregua”, eccoci ancora sul campo a dover contare i danni di questa malattia sempre più aggressiva: nella sola vallata del Tronto, dove recentemente è stata portata a termine una ricerca per una tesi universitaria, è stata registrata la scomparsa quasi totale di esemplari adulti, fatta eccezione per alcuni individui di età superiore ai 50 anni in alcuni comuni montani. E nel maceratese la situazione non è dissimile, purtroppo.
Addio agli olmi, dunque? Non è ancora detto!
I botanici impegnati in programmi di ricerca genetica condotti in alcuni istituti scientifici, tra i quali, in Italia, l’Istituto per la Protezione delle Piante del CNR (IPP), hanno selezionato piante resistenti alla grafiosi. Ad oggi sono cinque i cloni di olmo resistente alla grafiosi che l’IPP ha brevettato, e tra questi segnaliamo il clone ribattezzato “Morfeo”.
Grazie all’utilizzo di varietà resistenti, sia da parte delle amministrazioni pubbliche che dei privati, l’olmo si potrà riappropriare dei propri spazi, inizialmente nei contesti ornamentali e poi in ambienti peri-urbani. Più lungo, secondo i ricercatori, il processo che porterà ad un recupero nel contesto rurale e boschivo: per il momento, dunque, saremo costretti a vedere un progressivo declino di uno dei simboli dell’ambiente di casa nostra.
Ma non dobbiamo restare passivi, perché disinteresse e indifferenza causano danni ancor peggiori di quelli che già registriamo. Quello che nel nostro piccolo possiamo fare, da cittadini attenti alle problematiche ambientali, è, tra le altre cose:
- segnalare agli enti competenti (Assessorato all’Agricoltura e Foreste della Regione - qui nel caso delle Marche - , centri di ricerca come l'ASSAM, Corpo Forestale dello Stato) la diffusione di questa malattia nella propria zona, nell’ottica della “citizen science ”;
- evidenziare alle amministrazioni e ai politici di riferimento la necessità di incentivare la ricerca scientifica in ambito botanico e fitosanitario (per raccogliere e selezionare il germoplasma di esemplari di olmo ancora in vita nei punti più colpiti dalla grafiosi nella nostra regione);
- promuovere, con l’aiuto degli enti di ricerca e di vivai specializzati, una graduale ripiantumazione delle varietà resistenti. C’è ancora molto da fare per cercare di salvare questo imponente albero su cui - secondo il poeta Virgilio - albergano i sogni dell’umanità, appesi sotto alle sue fronde.

Bibliografia essenziale di approfondimento

Biondi E. & Baldoni M.A., 1996. Natura in provincia di Ancona. Guida alla conoscenza e alla conservazione del territorio. Provincia di Ancona, Assessorato all’Ambiente.

Pascali G., 2010. Monitoraggio sulla diffusione della grafiosi dell'olmo nella vallata del Tronto (AP). Università degli Studi di Firenze, corso di Laurea in Scienze Forestali e Ambientali.

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domenica, settembre 18, 2016

L'amore di coppia: una scoperta o un'invenzione per Homo sapiens ?

Alcuni giorni fa mi è stata posta questa bella e interessantissima (...ma un biologo è di parte, lo so :) ) domanda:
[D] La "coppia" (due persone legate da un particolare sentimento chiamato "amore") è stata una scoperta o un'invenzione per l'umanità? Ho provato a rispondere in base a quel poco che conosco in merito. Chi vuole aggiungere informazioni o criticare alcuni aspetti... ne ha facoltà ;)

[R] Il sentimento di amore tra due individui adulti è una conquista relativamente "recente" per la specie umana. Non credo sia sempre esistito, perché prima della grande evoluzione culturale ed affettiva Homo sapiens ... pensava meno e agiva di più confidando nel proprio istinto di animale pre-sociale (o para-sociale).
Ad ogni modo, da quel poco che ho letto i biologi evoluzionisti e gli antropologi concordano sul fatto che che vi siano più fattori che hanno giocato a favore dello sviluppo dell'affettività tra due adulti.
In particolare:
- l'esigenza di unire le forze per l'accudimento e l'allevamento della prole, stando più tempo assieme e dividendosi i compiti (una femmina che si fosse trovata sola a provvedere all'allevamento del piccolo avrebbe incontrato maggiori difficoltà e forse non ce l'avrebbe fatta a far sopravvivere il figlio e sé stessa) ; e questa è una situazione comune in molte specie animali "sociali";
- l'inizio di un nuovo tipo di rapporto "culturale-sociale" fra i singoli componenti del "gruppo-famiglia"; si instaurò, fra individui adulti, un legame personalizzato, di tipo prevalentemente monogamo, in cui il maschio si sarebbe legato per un certo periodo di tempo ad un'unica femmina (quella dalla quale ha avuto il/la figlio/a);
- lo sviluppo di certe aree del cervello (per esempio i lobi temporali e frontali, ma anche le regioni corticali e sottocorticali della corteccia cerebrale) deputate alla parola, al pensiero logico e soprattutto al cosiddetto "sistema della ricompensa": ovvero quella parte del cervello "emozionale" dove nascono i sentimenti di euforia, esaltazione, intensa soddisfazione, dipendenza, ecc., associati a comportamenti e azioni affettive tra due individui.
Non bisogna dimenticarsi, in effetti, che l'amore è... chimica: grazie all'azione di certe molecole (ormoni e neurotrasmettitori) miglioriamo il nostro stato di benessere o, al contrario, ci sentiamo più stressati. Va da se che nel provare certe sensazioni positive... si attua un rafforzamento di tale azione o comportamento (es: abbracciarsi).
Ma non solo: lo stato di benessere e di piacere possono avere inizio durante il processo di "ricerca" in previsione di quello che è lo scopo effettivo della ricerca stessa, e intensificarsi quando l’obiettivo viene raggiunto. Ovvero: ogni volta che il "sistema della ricompensa" si attiva, i neuroni corticali e sottocorticali che ne fanno parte incrementano il loro metabolismo di base (cioé utilizzano maggiori quantità di ossigeno e glucosio forniti dal sangue, producono e liberano sostanze chimiche - i neurotrasmettitori - su altri neuroni bersaglio con i quali sono collegati). La cosiddetta "eccitazione del cervello emozionale" e delle aree della ricompensa che si riscontra a livello biochimico nell’amore materno e nelle prime fasi dell’amore romantico, ha il formidabile effetto di rallentare la attività dei neuroni della corteccia frontale per quel che riguarda l'attuazione di compiti sofisticati come la pianificazione del futuro,la capacità di prendere decisioni, il giudizio razionale e la coscienza morale.
Tale “oscuramento” dei neuroni frontali sospende in particolare la capacità di giudizio e fornisce una spiegazione neurobiologica al tanto comune atteggiamento indulgente delle madri verso i propri figli e alla scarsa propensione ad attribuire loro colpe e responsabilità. Effetti simili si riscontrano anche nell’amore romantico: donne e uomini, almeno temporaneamente, sembrano non essere in grado di giudicare obiettivamente la persona di cui sono innamorati.
Considerando questi ed altri aspetti, si dovrebbe essere sviluppato nel tempo quello che oggi chiamiamo "amore" (o amore romantico), cioè un rapporto di coppia "stabile" fondato su attrazioni in parte di tipo diverso da quei comportamenti stereotipati riscontrabili negli animali che conducono vita comunitaria.
C'è anche da dire che i neurobiologi stanno studiando la questione da pochi decenni e resta ancora molto da scoprire: è comunque certo che nel cervello si sono sviluppate con il tempo regioni e vie dedicate all’amore tra due individui (amore romantico e amore materno/paterno), che garantiscono, lungo il percorso evolutivo, la conservazione e la promozione della specie attraverso la formazione di legami stabili. Scusatemi per la prolissità, ma l'argomento è veramente interessante. O no? :)

Tra le altre "fonti" da leggere:

La chimica di coppia
La lunga evoluzione dell'ormone dell'amore
I vantaggi dell'amore

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giovedì, luglio 07, 2016

Una lucertola in... farmacia: panico!

Vi racconto una scenetta che mi è accaduta proprio oggi.
Terminata una mattinata di esami (sto svolgendo i colloqui relativi all'esame di maturità presso un liceo del maceratese), provo a raggiungere una vicina farmacia per una commissione. Siamo ben oltre l'orario di chiusura ma la porta automatica... si apre: entro trafelato e al mio timido "buongiorno" non c'è risposta alcuna. Un rapido sguardo conferma che dietro al bancone principale non c'è nessuno: "che si siano dimenticati di chiudere la porta?" penso tra me e me.
Poi sento una flebile vocina proveniente da un angolo remoto della farmacia, dietro una scaffalatura: "sono qui!. Provo a guardare meglio, ma ancora non vedo nulla.
"Potrebbe aiutarmi? E' un'emergenza!", prosegue la vocina...
Faccio due passi e finalmente la situazione di pericolo si materializza proprio di fronte a me: una temibile e pericolosissima lucertola muraiola (chiaramente intirizzita dall'aria condizionata) 'blocca' il passaggio della commessa/farmacista. Che, per maggiore sicurezza, si è rifugiata sopra uno sgabello brandendo un ghiaccio-spray a sua estrema difesa.
"Come possiamo fare per risolvere questa situazione? >> Mi dice con un filo di voce. << E' da mezz'ora che questo mostriciattolo è fermo qui davanti a me!!!" :O
Prendo un fazzoletto e raccogo con delicatezza la lucertolina, portandola in una piccola (...e calda!) area verde antistante la farmacia. :-)
La lucertola ringrazia, si stende al Sole e la commessa... si ricompone: mi chiede se sono veramente sicuro di averla portata fuori e, al mio cenno affermativo, tira un sospirone di sollievo. Poi torna dietro al bancone pronta a servirmi. Ma io mi sono già perso nei soliti 'pensieri da biologo': c'è seriamente bisogno di una 'alfabetizzazione naturalistica' (in termini di educazione e sensibilizzazione) fin dai bambini delle scuole primarie, seguendo i giovani in un percorso didattico-divulgativo pluriennale fino al termine dell'obbligo scolastico. Solo così, tra una ventina d'anni, potremo avere una "nuova generazione" che saprà veramente "come" rapportarsi con l'ambiente e la natura che ci circonda.
Chi lo dice alla ministra Giannini? Un progetto per inserire un'ora settimanale di 'educazione ambientale' c'è, ma è fermo al palo da tempo: forse perché non rientra nei "piani" della #buonascuola ?
Noi, nel frattempo, si resiste!

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mercoledì, aprile 27, 2016

La meraviglia "multicolore" (...del microcosmo floristico ruderale)

Sfuggono quasi sempre allo sguardo dei più, viste le piccole dimensioni e - almeno a prima vista, specialmente in assenza di fiori - una scarsa appariscenza.
Conosciute semplicemente come erbacce, termine dispregiativo che le accomuna in un alone di sprezzante (...e apparente) inutilità. Vivono umilmente e in forma prostrata ai margini (di campi, giardini, orti, strade, muretti a secco e manufatti), tanto da essere definite in termini botanici specie "ruderali" (o anche "rudero-nitrofile").
Le più "fortunate" finiscono nel dimenticatoio, senza mai avere l'onore di essere chiamate con il loro vero nome. Le altre vengono estirpate senza pietà o finiscono i loro giorni bagnate a morte da una pioggia di erbicidi.
Eppure ci "seguono" da parecchi secoli, da quando l'uomo ha iniziato a modificare - prima in modo discreto, poi con metodi tutt'altro che leggeri e su estensioni via via maggiori - l'ambiente naturale.

Lasciando i toni "cupi" (...comunque ironici ), se osservate da vicino queste piante offrono, in fase di fioritura, spettacoli cromatici tra i più belli in assoluto: qui sotto c'è un'immagine di una (splendida) Buglossoides, piccola boraginacea in fiore proprio in questo periodo qui dalle mie parti.
Le piante ruderali presentano speciali adattamenti morfologici e biologici per vivere su substrati per lo più poveri di terra. Alcune si trovano solo in Italia ed esclusivamente in poche stazioni prettamente urbane, colorando di bianco, rosso, azzurro o arancione vecchie mura perimetrali, ruderi di epoca romana (dal Colosseo all'Arena di Verona), bordi di strade interpoderali.
Crescendo in piccoli nuclei o isolate, con radici piccole, sottili e superficiali, non sono in grado di danneggiare in modo significativo i manufatti quindi... una loro presenza "non invasiva" può essere tranquillamente tollerata.
E' dalla metà dell'ottocento, peraltro, che la flora ruderale richiama l'attenzione dei botanici di tutto il mondo, tanto che sono uscite, anche recentemente, rassegne sistematiche ed atlanti floristici di distribuzione relativi a singole città.

La prossima passeggiata, che sia nella periferia di una grande città o lungo un viottolo di campagna, provate ad indossare "altri" occhi e, senza per forza essere dei botanici specialisti, fermatevi per qualche istante ad osservare il microcosmo multicolore attorno a voi. E giocate a classificare, manualetti tascabili alla mano, questa o quella specie che più attira la vostra attenzione.
Ad majora

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