Natura et Ratio

martedì, settembre 22, 2009

In DIFESA dell'educazione scientifica: serve anche il tuo aiuto!

Il riordino della scuola secondaria superiore in via di approvazione mette in pericolo, a causa di drastici tagli, il futuro dell’educazione scientifica nel nostro Paese e dello sviluppo ad essa collegato.

I sottoscritti, come rappresentanti qualificati di docenti, genitori e cittadini interessati all’efficacia della scuola e al futuro degli studenti,
CHIEDONO
al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di garantire che il riordino della scuola italianariconosca all’educazione scientifica un ruolo di primo piano e lo spazio adeguato.

A tutti i giovani deve essere garantita la formazione scientifica di base perché possano:
- sviluppare le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per interpretare i fenomeni naturali;
- fruire in modo corretto e consapevole delle moderne conquiste della scienza e della tecnologia.

È necessario che il curricolo per far “fare scienze” sia impostato secondo un approccio investigativo- sperimentale, fin dai primi anni di scuola. Ricerca internazionale, Unione Europea e OCSE convergono su questa indicazione (1).
Questo approccio richiede il tempo per svolgere le attività caratteristiche del procedere scientifico nell’acquisizione della conoscenza, cruciali per lo sviluppo di competenze di alto livello. Sono queste che fanno della cultura scientifica un valore irrinunciabile per la formazione del cittadino.
Le esigenze sopra descritte contrastano con la notevole diminuzione delle ore di scienze sperimentali che si riscontra in quasi tutti gli indirizzi previsti dai nuovi ordinamenti. Nei bienni degli istituti tecnici e professionali, si diminuiscono le ore delle scienze sperimentali e si dimezza il tempo per il laboratorio riducendolo con ciò a un ruolo marginale. Nei bienni dei licei classico e artistico, addirittura, mancano del tutto gli insegnamenti scientifico-sperimentali.Ridurre le risorse è controproducente. Bisogna, invece, valorizzare quanto già fatto per migliorare l’insegnamento scientifico (Piano ISS - Insegnare Scienze Sperimentali, Progetto Lauree Scientifiche, ricerche nelle SSIS per la formazione iniziale degli insegnanti) tenendo conto delle le migliori esperienze didattiche maturate nella scuola.
Mantenere alta la motivazione dei docenti a riqualificare la propria professionalità è determinante per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento delle scienze sperimentali nel nostro Paese.Occorre, pertanto, distribuire con maggiore equilibrio gli insegnamenti all’interno del tempo scuola complessivo, dando alle scienze sperimentali spazi e tempi di lavoro adeguati in tutti gli indirizzi.

VAI ALLA PAGINA PER APPORRE LA TUA FIRMA IN DIFESA DELL'EDUCAZIONE SCIENTIFICA: http://www.anisn.it/educazione_scientifica.php

(1)
European Commission, 2007. Science Education NOW: A renewed Pedagogy for the Future of Europe. Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg, 29 pp.
Eurydice, 2006. L’insegnamento delle scienze nelle scuole in Europa, politiche e ricerca. Eurydice, la rete di informazione sull’istruzione in Europa, Bruxelles, 93 pp.
OECD - PISA 2006, Science Competencies for Tomorrow’s World,Volume 1: Analysis. OECD Publications, Paris, 390 pp.
OECD, 2008. Encouraging Student Interest in Science and Technology Studies. OECD Publications, Paris, 132 pp.

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lunedì, agosto 10, 2009

Raccolta differenziata & pubblicità... sgradita!

L'obiettivo minimo previsto dalla normativa vigente in tema di racccolta differenziata prevede, entro la fine del 2012, il raggiungimento del 65% di materiale raccolto.
I comuni "virtuosi" hanno già raggiunto (e superato) da tempo questa soglia, mentre gli altri (la maggior parte, purtroppo) hanno ancora parecchia strada da fare.

Insieme ad un'efficace politica di incentivazione della raccolta differenziata "spinta" (con il sistema del porta-a-porta, ad esempio), finalizzata a raggiungere gli obiettivi di legge, le Amministrazioni Comunali dovranno necessariamente attivare anche efficaci politiche di riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, in base a scelte di loro competenza.
Tra le tante strategie alla portata dei singoli Comuni c'è quella di limitare il conferimento condominiale di pubblicità indesiderata: in Italia il 20% delle famiglie non gradisce che le proprie cassette della posta siano riempite di pubblicità (Fonte: Ecomondo, 2005). Nonostante gli "sforzi" del singolo cittadino, esplicitato con l'apposizione di una targhetta sopra la buca delle lettere recitante " No pubblicità", gli incaricati alla distribuzione di volantini e depliant pubblicitari continuano a depositare, con abbondanza, i loro annunci.
Pensate che, al rientro da una settimana di vacanza, mi sono trovato tre copie della stessa pubblicità. A parte il fastidio di trovarsi la buca delle lettere intasata da un qualcosa di non richiesto, questa poco efficace forma di pubblicità (è il parere degli specialisti del settore!) contribuisce significativamente ad aumentare indebitamente la mia (la nostra) personale produzione di rifiuti e ovviamente quella dell'intero Comune. Con un aggravio dei costi (... e della tassa-tariffa).
Può forse sembrare un aspetto minimale, ma... c'è chi ha monitorato per un adeguato periodo il peso della pubblicità consegnata in un condominio di quattro famiglie (F. Valerio, 2009) ed è stato appurato che, su base annua, il quantitativo di materiale pubblicitario ammonta a circa 30 chili, pari al 10% di tutti i rifiuti che una famiglia di 2-3 persone produce in un anno.

Depliant e volantini vengono ovviamente riciclati, ma... voi sareste contenti di doverne pagare anche il ritiro e lo smaltimento?
Bene, moltiplicate questi numeri per il numero di famiglie che abitano in una città media e che condividono l'avversione per la pubblicità indesiderata e avrete una conferma quantitativa circa il "peso" del problema, sicuramente non di piccolo conto. Cosa fare, allora?

Dovete sapere che è facoltà di ogni Sindaco fare in modo che questo sperpero di risorse e di denaro pubblico si attenui e che l'esplicito messaggio affisso ai portoni sia rispettato. E' sufficiente, infatti, un'ordinanza comunale che vincoli le società di distribuzione della pubblicità, pena adeguate multe, al rispetto della volontà espressa dal singolo cittadino e/o dall'assemblea condominiale ed esplicitata dalla targhetta posta sulla buca delle lettere.
Successivamente, una segnalazione ai vigili di verificare l'avvenuta contravvenzione all'ordinanza e la facile identificazione del commitente, dovrebbero funzionare come deterrente a questo abuso.

Come avviare il procedimento? Facile: basta una lettera da inviare al Sindaco del Vostro comune di residenza.
Un semplice, ma concreto modo per ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti quotidianamente da ciascuno di noi.

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venerdì, luglio 17, 2009

I numeri del vento: Italia, eolico selvaggio!

Ricevo e pubblico questo comunicato di Fabio Valentini, segretario di Mountain Wilderness Italia (http://www.mountainwilderness.it).
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Una simile levata di scudi contro gli avversari dell'eolico non si era mai vista, questa volta dobbiamo proprio aver pestato la coda a qualcuno.
Accusati di falsità e di poco nobili secondi fini, di essere filogovernativi e sciagurati devastatori del clima contro il protocollo di Kyoto, ce n'è abbastanza per candidarsi alle prossime elezioni...Eppure i numeri sono lì, a disposizione di tutti, solo che ognuno li interpreta come meglio crede, oppure ne interpreta solo una parte.
Andateli a vedere i numeri, e poi traete le vostre conclusioni. Andate a vedere ad esempio l'atlante eolico d'Europa all'indirizzo Internet http://www.windatlas.dk/Europe/landmap.html e guardate come l'Italia sia il paese europeo meno ventoso in assoluto, o ancora l'atlante eolico interattivo del CESI (http://atlanteeolico.cesiricerca.it/viewer.htm) dove si vede che le zone più ventose in Italia sono le coste, e non le montagne.
Oppure andate a vedere gli incentivi europei, che mostrano chiaramente come la tanto declamata competitività economica sia dovuta ai soldi pubblici, cioè ai nostri; insomma, paghiamo per produrre l'energia che poi ricompriamo, pensate un po' chi ci guadagna.I numeri sono interpretabili ma le parole no. Le parole dicono che le bugie stanno altrove.
Le parole dicono che non è vero che siamo contrari all'eolico, siamo contrari a QUESTO eolico: nessuno si sognerebbe mai di essere contrario a costruire case, ma se queste vengono costruite dove è vietato o pericoloso è giusto opporsi. Siamo contrari all'eolico nelle aree protette, come si sta cercando di far passare; siamo contrari all'eolico di grandi dimensioni, li chiamano "parchi" ma sono a tutti gli effetti strutture industriali; siamo contrari soprattutto al cosiddetto "eolico selvaggio", dove si costruisce senza un progetto complessivo, come costruire le case senza un piano regolatore.Le parole dicono che convivere con l'eolico per qualcuno non è facile.
Andate a vedere sul sito http://www.viadalvento.org l'intervista a Piero Romanelli, un agricoltore biologico che abita a quattrocento metri dalle torri di un impianto eolico, e sentite le sue parole; un giorno potrebbe capitare anche a voi.
Eppure qualcuno ha detto che non fanno alcun rumore, forse quegli stessi che scrivono di Kyoto dai loro uffici climatizzati.Le parole dicono che qualcuno ha sempre bisogno di trovare un nemico, chi non è con me è contro di me; così chi è contro l'eolico automaticamente è favorevole al nucleare.
Siamo in Italia. Qui nessuno può avere un pensiero proprio, o sei schierato con questo oppure con quello. Non esistono associazioni libere, con un bilancio annuale pari allo stipendio di un impiegato tecnico di medio livello, equidistanti dalle forze politiche che cercano il dialogo con tutti sui temi e non sulle alleanze. E allora andate a vedere i numeri, ma ascoltate anche le parole, prima che il vento se le porti via. E poi fatevi un'idea vostra, senza vergognarsi di averne una, e se ci credete sostenetela.

Questo è quello che facciamo noi.

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mercoledì, giugno 24, 2009

La distruzione politica della cultura scientifica e del pensiero critico parte… dalla scuola!

Grazie, ministro Gelmini. Grazie, governo Berlusconi.

Grazie per l’impegno che state mettendo per distruggere a poco a poco la scuola italiana. L’ultima “perla di saggezza” uscita dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 28 maggio 2009 riguarda le superiori ed in particolare la paradossale “riforma dei licei” (resa pubblica il 12 giugno 2009) che diminuisce, tra le altre cose, le ore di insegnamento delle scienze sperimentali.

Andiamo con ordine.
Secondo gli esperti internazionali (tutti certamente “comunisti” e “no-global”, NdR) che collaborano con strutture tecnico-scientifiche come l’OECD (http://www.oecd.org/) o l’EURYDICE (http://eacea.ec.europa.eu/portal/page/portal/Eurydice) in Italia più che in altri Paesi occorre perseguire l’obiettivo di una migliore e più approfondita alfabetizzazione scientifica di base fatta sia di conoscenze sia di abilità, in rispondenza alle istanze internazionali e considerato lo stato di “Nation at risk” in cui versa il nostro Paese per l’educazione e la formazione scientifica.

Troppo generico?
Ok, allora andiamo ad analizzare le prove di valutazione OCSE-PISA del 2006 sulle competenze scientifiche dei quindicenni di 57 paesi del mondo: gli studenti italiani hanno conseguito risultati per le Scienze che pongono il nostro paese in coda (36) alle graduatorie internazionali. Può bastare come premessa?

Bene, anzi, male. A fronte di questi dati, che rivelano un’evidente stato di “emergenza educativa e formativa”, i nuovi ordinamenti prospettati dall’attuale governo non sembrano assolutamente tenerne conto vista la riduzione complessiva delle ore dedicate alle Scienze naturali e la scarsa considerazione riservata alle attività pratiche e al rinnovamento dell’approccio didattico richiesto dalla acquisizione di competenze piuttosto che di conoscenze.

Ma entriamo direttamente nei punti del documento “gelminiano” incriminato. Cosa succede alle materie scientifiche? Rielaborando un quadro riassuntivo preparato dall’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali (ANISN), ecco i principali punti critici:

1) si registra una diminuzione delle ore di insegnamento delle scienze sperimentali nel loro complesso e delle scienze naturali (intese come Biologia e Scienze della Terra) nello specifico, con conseguente riduzione delle ore dedicate al laboratorio in tutti gli indirizzi di studio (tranne che nel liceo scientifico);

2) la distribuzione delle ore in alcuni indirizzi liceali, classico e artistico, non prevede nel biennio alcuna disciplina scientifica a carattere sperimentale, in netto contrasto con le indicazioni internazionali e nazionali sull’importanza delle scienze nella fascia dell’obbligo:

3) l’errata suddivisione delle ore dedicate alle scienze sperimentali, che prevede denominazioni e assetti ormai ritenuti superati in tutti i paesi avanzati e nei quali la Biologia e le Scienze della Terra, scienze della complessità, occupano spazio rilevante nella formazione dei giovani. In particolare:
- negli istituti tecnici e professionali le ore di scienze naturali diminuiscono di un terzo (da 3 a 2 oresettimanali);
- nell’istituto tecnico ad indirizzo economico (I biennio), 3 delle 4 ore di riduzione complessiva dell’orario settimanale, sono a carico delle scienze sperimentali nel loro complesso.

Il lato paradossale della “riforma dei licei”, che ha del comico ma non può che farci… piangere, è che il testo licenziato il 12 giugno è in contrasto con quanto enunciato negli stessi documenti ministeriali, all’interno dei quali si parla di un potenziamento dell’insegnamento della scienza e della tecnologia, come d’altra parte suggerisce l’Unione Europea e l’OCSE in merito all’educazione scientifica (vedi, tra gli altri, i documenti di: OECD, 2008; Eurydice, 2006; OECD, 2006; Osborne & Dillon, 2008; Rocard et al., 2007).

Tornando a bomba al documento dell’ANISN, si evidenzia in particolare:

- la necessità di far acquisire agli studenti un’alfabetizzazione scientifica fatta sia conoscenze sia di abilità, che consenta a tutti di saper interpretare, spiegare i fenomeni naturali - compresi quellirelativi alla gestione della propria salute e dell’ambiente - e fruire in modo corretto e consapevoledelle moderne conquiste della scienza e della tecnologia. Ciò si desume anche dal D.M. 22.8.2007nel quale si individuano saperi e competenze afferenti all’asse scientifico-tecnologico da acquisiredurante l’obbligo scolastico;

- la necessità di non vanificare i processi e i risultati dei pluriennali Piani Nazionalirelativi all’insegnamento delle Scienze Sperimentali.Una diminuzione delle ore di scienzenella fascia d’età dell’obbligo scolastico porterebbe a vanificare gli sforzi intrapresi con pianinazionali quali ‘Insegnare Scienze Sperimentali’ e ‘Progetto Lauree Scientifiche’ nei quali lo stessoMinistero ha investito risorse al fine di promuovere la formazione in servizio dei docenti di Scienzeed un maggior interesse dei giovani verso la cultura scientifica in generale e, nello specifico, verso la prosecuzione degli studi in campo scientifico. Analisi e studi internazionali indicano chiaramentequanto le competenze e l’interesse dei giovani verso le scienze dipenda da come e quanto questevengono trattate a scuola entro i 15 anni di età;

- la necessità di impostare e promuovere l’attività didattica secondo le modalità e le indicazioni sostenute dalle più recenti acquisizioni delle ricerca nell’ambito dell’educazione scientifica. Una diminuzione delle ore di scienze non consentirebbe di impostarel’attività didattica secondo le indicazioni sostenute dalle più recenti acquisizioni della ricercanell’ambito dell’educazione scientifica. “Fare scienze”, piuttosto che semplicemente raccontarle,richiede maggior tempo a disposizione per poter “investigare”, ovvero osservare, ipotizzare,verificare e considerare l’errore, discutere e argomentare, alimentando e sviluppando cioè i processipropri dell’indagine scientifica, indispensabili per l’acquisizione delle competenze scientificherichieste agli studenti. Nello specifico la diminuzione generale delle ore di lezione negli istituti tecnici e professionali non è compatibile con lo svolgimento delle necessarie attività sperimentali epratiche di laboratorio, che sono proprio quelle che devono caratterizzare l’istruzione tecnica eprofessionale.

Quanti, tra i politici che siedono oggi in Parlamento, sono realmente consapevoli della fondamentale importanza per il nostro Paese di una solida e competitiva formazione scientifica da trasmettere ai nostri giovani?

Decisamente pochi, a giudicare dai fatti.

David Fiacchini


Nota a margine
A chi pensa che questi ragionamenti siano farina del sacco di uno o più prof. che ce l’hanno a morte con questo governo e, quindi, rientrano nell’innominabile schiera degli ultimi italiani “coglioni”, “fannulloni” e “comunisti”, consiglio vivamente di approfondire il tema dell’insegnamento e della didattica delle discipline scientifiche nelle scuole (utopia?) leggendo i seguenti lavori (NB: avviso i quattro lettori rimasti che non ci sono immagini di aspiranti veline né di modelle affermate, ma si tratta di pubblicazioni che trattano di scuola, programmazione didattica, insegnamento… sapete, tutte cose tremendamente noiose ma forse utili per chi… sforna riforme scolastiche al ritmo di una panetteria):

OECD, 2008. Encouraging Student Interest in Science and Technology Studies. OECD Publications, Paris, 132 pp (http://www.oecd.org/document/40/0,3343,en_2649_34319_41689640_1_1_1_1,00.html)

Eurydice, 2006. L’insegnamento delle scienze nelle scuole in Europa, politiche e ricerca. Eurydice, Bruxelles, 93 pp.OECD, 2006. PISA 2006, Science Competencies for Tomorrow’s World,Volume 1: Analysis. OECD Publications, Paris, 390 pp. (http://www.oecd.org/document/2/0,3343,en_32252351_32236191_39718850_1_1_1_1,00.html)

Osborne, J., & Dillon, J. (2008). Science Education in Europe: Critical Reflections. London: The Nuffield Foundation, http://hub.mspnet.org/index.cfm/15065 Rocard, M., Csermely, P., Jorde,

D., Lenzen, D., Walberg-Henriksson, H., & Hemmo, V. (2007). Science Education NOW: A renewed Pedagogy for the Future of Europe, Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities, http://ec.europa.eu/research/science-society/document_library/pdf_06/report-rocard-on-science-education_en.pdf

Grazie!

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lunedì, giugno 22, 2009

La rivoluzione della produzione di energia decentrata e diffusa

Fino ad oggi abbiamo avuto il modello della produzione accentrata dell'energia.
Oggi è possibile che tutti producano energia. Sole, vento, suolo (e risparmio!) sono alla portata di tutti. Le tecnologie per produrre in loco sono già esistenti ed efficienti e in miglioramento continuo.Solare termico, solare fotovoltaico, solare a concentrazione, micro eolico, geotermia, celle a combustibile, idrogeno, case passive, risparmio energetico, sobrietà e decrescita, sono alcuni dei nomi dietro a cui stanno semplici tecnologie (o anche stili di vita) per produrre energia in modo diffuso sul territorio o per risparmiarla in grandi quantità.

Autoproduzione e democrazia energetica... una vera e propria rivoluzione del settore, che tanto spaventa i monopolisti e le multinazionali di turno.

E pensare che nel nostro paese si perde ancora tempo dietro al ritorno al nucleare, che presenta tutti gli svantaggi possibili e immaginabili. La mentalità del potere, dell'accentramento, della democrazia formale e apparente e dell'illibertà mascherata nel suo contrario, è dura a morire, nella produzione energetica come ovunque, ma dovrà lasciare spazio alle spinte verso un'autentica evoluzione positiva dell'umanità.

Alcuni spunti utili tratti dalla rete

Da: http://www.greenreport.it/
Abbiamo chiesto un commento sul possibile ritorno del nucleare in Italia anche a Federico Butera, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano e coordinatore dell’unità di ricerca “Energia e ambiente costruito” del dipartimento Best, che da oltre trent’anni svolge attività di ricerca e di divulgazione nel settore dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili nell’ambiente costruito.
Questo nucleare è obsoleto e non ha senso – spiega Butera – l’Italia ipotizza di ripartire ora con una tecnologia che è vecchia e superata e che sarà pagata con soldi pubblici cioè nostri, perché giustamente i privati non ci vogliono mettere un soldo. Tutto questo mentre la ricerca di base in Italia non si finanzia più, siamo il fanalino di coda in Europa e le nostre università appaiono nella classifica mondiale dopo la duecentesima posizione... Ma al di là di tutte le varie questioni irrisolte (sicurezza, scorie radioattive, approvvigionamento…). quello che ritengo più grave è questa volontà di perseguire un modello energetico concentrato che ormai non ha alcun senso logico. Il futuro energetico è sostenibile se diffuso sul territorio e non abbiamo assolutamente bisogno di nuove centrali da 2mila MW, di qualunque genere siano. Mi spiego meglio: le grandi centrali che abbiamo già non devono essere tolte, ma devono essere lette sempre di più come soluzioni di emergenza per modulare la distribuzione di energia e sopperire a picchi di richiesta che le fonti rinnovabili diffuse sul territorio non possono coprire. Le centrali nucleari questo non lo possono garantire, perché o vanno al massimo della loro potenza o non vanno.

La necessità di evolversi verso la generazione distribuita di energia è un suo (ma anche nostro) cavallo di battaglia, ampiamente descritto anche nel suo libro “Dalla caverna alla casa ecologica”. Eppure è un concetto ancora piuttosto lontano dalla mentalità comune, che invece sulle fonti rinnovabili ha raggiunto una buona consapevolezza.
Il massimo dell’uso razionale dell’energia si ottiene attraverso unità che siano contemporaneamente produttori e consumatori di energia. L’esempio classico tira in ballo internet: 25 anni fa avevamo pochi giganteschi calcolatori e poi tanti terminali stupidi che ricevevano informazioni. Oggi nell’era di internet ogni calcolatore elabora informazioni, riceve informazioni, e manda informazioni. Ecco, questo è il modello a cui dovrebbe approdare anche la rete energetica: non più flussi unidirezionali, ma flussi che vanno avanti e indietro. Questo sistema permette grandi vantaggi, ma permette soprattutto di sfruttare a pieno le rinnovabili, che sono per loro natura diffuse, risolvendo anche il problema dell’accumulo, visto che la fonte rinnovabile è imprevedibile. Per questo la diffusività dovrebbe essere a livello di quartieri.

La rivoluzione energetica annunciata da Obama in America, passa proprio attraverso una ristrutturazione della rete. In Italia e in Europa invece si punta al super-grid….
Ho molta fiducia in Obama e spero che riesca a completare i suoi programmi, per quanto riguarda il super grid ritengo che sia proprio il contrario della diffusività delle rinnovabili, visto che punta a portare in Italia l’energia prodotta da centrali solari nei deserti africani: di fatto trasforma la dipendenza da un liquido o da un gas a una dipendenza elettronica, cioè l’Algeria invece del gas ci manda energia elettrica... E’ vero che si tratta pur sempre di rinnovabili e quindi è preferibile, ma significa anche non voler toccare il paradigma energetico della centralizzazione.
La sua attività scientifica ha anche avuto sbocco nell’assistenza alla progettazione di edifici e insediamenti a basso impatto energetico e ambientale e a emissioni zero. Tema al centro della tavola rotonda a cui parteciperà al Festival dell’energia che si svolge in questi giorni a Lecce.
Sì, sono ospite di questa manifestazione che mi sembra molto interessante soprattutto per la buona visibilità che ha, anche se poi ovviamente bisogne vedere che in che modo e cosa si dice dell’energia. Per quanto riguarda gli edifici a bassa o nulla emissione ricordo che il parlamento europeo ha recepito la necessità di proibire, nel giro di qualche anno, la costruzione di edifici che non siano energeticamente passivi: dal 2019 tutti i nuovi edifici dovranno essere ad emissioni zero, l’Inghilterra ha già anticipato tale scadenza al 2016 e la stessa cosa la stanno valutando la Francia e addirittura l’Ungheria. E’ vero che il nuovo rappresenta una frazione piccolissima rispetto all’esistente, ma proiettandoci alla data fatidica del 2050 per il contenimento dei 2 gradi di aumento, con un 1% di nuovi edifici l’anno arriviamo al 30% totale. Ciò significherà anche una forte crescita dal punto di vista della capacità progettuale e quindi una riconversione verso un’economia più sostenibile.

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Dalla rivista Gaia, intervista di Riccardo Stagliano' a Jeremy Rifkin tramite http://blogs.myspace.com/

ENERGIA DECENTRATA VS. ENERGIA CENTRALIZZATA: INTERVISTA A JEREMY RIFKIN

"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalita'. E questo discorso , anche in Italia, e' inquinato da considerazioni ideologiche"

In che senso? C'e' un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici elitari e altri democratici. Il nucleare e' centralizzato, dall' alto in basso, appartiene al xx secolo, all' epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo."

E il modello democratico invece?
"E' quello che io chiamo la terza rivoluzione industriale. Un sistema distribuito, dal basso verso l' alto,in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l' informazione, tramite internet."

Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti:avete il sole dappertutto, il vento in molte localita', in Toscana anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania,Scandinavia, Spagna per quel che riguarda le rinnovabili."

Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non e' una opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20% voi da dove avete cominciato?Oggi il settore delle costruzioni e' il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie ad idrogeno per immagazinare quest' energia. E una rete intelligente per distribuirla."

Oltre che motivi etici, sembrano esserci anche di economici molto convincenti. E' cosi'?
"In Spagna che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni verdi. Il nucleare, invece e' una tecnologia matura e non creera' nessun posto di lavoro.Le energie alternative potrebbero produrne migliaia."

A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un' altra strada. Eppure non e' solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perche'?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono piu' a loro agio in un mondo in cui anche l' energia e' somministrata da un' entita' superiore."

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domenica, giugno 21, 2009

I.E.?



Gli Interferenti Endocrini (IE) sono un gruppo eterogeneo di sostanze chimiche di sintesi caratterizzate dalla potenzialità di interferire, con un meccanismo d'azione multiplo, con la funzionalità del sistema endocrino degli animali (uomo compreso).
L'esposizione agli interferenti endocrini avviene attraverso diverse vie: la fonte principale è rappresentata dagli alimenti, ma anche da cosmetici, antiparassitari, materiali plastici, dispositivi biomedicali. La crescente disponibilità di dati scientifici ha reso evidente la presenza pressochè ubiquitaria di tali sostanze con una conseguente potenziale esposizione multipla per l'uomo (ambiente di vita, ambiente lavorativo, alimenti).

Qualche esempio di IE?
Nolifenoli (utilizzati come detergenti), bisfenolo A (plasticizzante), DEHP (plastificante usato, ad esempio, per la produzione di bottiglie in PVC e PET), dietilstilbestrolo (un farmaco usato in passato per la prevenzione dell'aborto), diossine e policlorobifenili (emesse in atmosfera quando si brucia materiale organico e plastico, ad esempio negli inceneritori), DDT e derivati, ritardanti di fiamma.
Si tratta di sostanze chimiche prodotte a livello industriale con cui veniamo a contatto ogni giorno e in più occasioni senza accorgercene: quando mangiamo, quando lavoriamo, quando spruzziamo l'insetticida, ecc.

L'esposizione a tali sostanze può causare effetti negativi sulla salute, soprattutto a medio e lungo termine: sono colpiti gli individui adulti, ma gli effetti possono portare ad alterazioni dello sviluppo fetale e infantile (cfr. Liu et al, 2005; Latini et al., 2006; Panzica et al., 2007; Rogan & Ragan, 2007).
Lo spettro di patologie correlabili agli IE è piuttosto ampio e comprende l'alterazione/compromissione della capacità riproduttive (calo della fertilità maschile, cfr. Mantovani & Maranghi, 2005), la presenza di difetti morfologici o funzionali alla nascita, l'aumento dell'incidenza di alcuni tipi di tumore e di altre patologie associate al sistema endocrino (Caserta et al., 2008), alterazioni del sistema immunitario (Weisglas-Kouperus et al., 2004) e del sistema nervoso (Faroon et al., 2000).

Ora, nonostante le evidenze scientifiche e la significatività dei dati relativi a patologie e decessi correlati con gli inquinanti immessi nell'ambiente, l'uomo continua a far del male alla Terra e a se stesso, in nome di un illusorio sviluppo che si dimostra ogni giorno sempre più insostenibile sotto tutti i punti di vista (ecologico, economico, sociale). Saranno le generazioni future a pagare le conseguenze più gravi delle passate e delle attuali scelte miopi di politicanti e imprenditori senza scrupoli.
Invertire la rotta è possibile, è necessario, oggi più che mai. A partire da noi "cittadini qualunque", con scelte semplici e consapevoli: tornare ai prodotti coltivati senza uso di sostanze chimiche, evitare l'uso di insetticidi, sostituire gradualmente oggetti derivanti dalla plastica...

Bibliografia citata

Caserta et al., 2008.Impact of endocrine disruptor chemicals in gynaecology. Hum. Reprod. Update, 14(1): 59-72
Faroon et al., 2000. Effects of polychlorinated biphenils on the nervous system. Toxicol. Ind. Health, 16(7-8): 305-333
Latini et al., 2006. In utero exposure to phthalates and fetal development. Current Med. Chem., 13: 2527-2534
Liu et al, 2005. Gene expression profiling following in utero exposure to phthalate ester reveals new gene targets in the etiology of testicular dysgenesis. Biol. Reprod., 73: 180-192
Mantovani & Maranghi, 2005. Risk assestment of chemicals potentially affecting male fertility. Contracption, 72(4): 308-313
Panzica et al., 2007. Effects of xenoestrogens on the differentiation of behaviorally-relevant neural circuits. Front Neuroendocrinol., 28(4): 179-200
Rogan & Ragan, 2007. Some evidence effects of environmental chemicals effetcts on the endocrine system in children. Int. J. Hyg. Environ. Health, 210(5): 659-667
Weisglas-Kouperus et al., 2004.Immunological effects of environmental exposure to polychlorinated biphenyls and dioxins in Dutch school children. Toxicol. Lett., 149(1-3): 281-285

Sitografia

http://e.hormone.tulane.edu/links/links-Endocrine.html

http://endocrine.ei.jrc.it/

http://www.arpa.veneto.it/salute/htm/fattori_rischio_ie.asp

http://www.iss.it/inte/

http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/detox/Effetti%20interferenti%20endocrini.pdf

http://www.inbb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=30&Itemid=166

http://www.isde.it/iniziative/2007/IIe-GIMA/1SESSIONEOK/A01-Reali.pdf


NB: Questa nota fa riferimento all'articolo di Pinto, Sanfilippo & Reali, 2009. Criticità sperimentali nella determinazine di composti ormono-simili in matrici acquose. Biologi Italiani, 5: 34-38

venerdì, giugno 19, 2009

L'ATTUALE GOVERNO SPARA SULLA RICERCA

Ricevo e pubblico molto volentieri l'appello di 430 ricercatori che il Governo a fine 2009 manderà a casa. Sono biologi, geologi, naturalisti, agronomi, forestali, tecnici di laboratorio, uomini e donne precari che controllano l'ambiente, eseguono analisi, studiano i mutamenti climatici,
Non mi stupisce più nulla: siamo in un regime antidemocratico che nel giro di poco tempo farà scomparire le persone più scomode (liberi pensatori, critici, blogger, vedi il DDL D'Alia), quelle che fanno ricerca (il caso dell'ISPRA è solo l'ultimo), gli insegnanti della scuola pubblica (grazie alla Gelmini classi con più di 30 alunni, meno docenti e aule insufficienti), quelle che tutelano e promuovono l'ambiente (vogliamo parlare della riduzione dei finanziamenti ai Parchi nazionali?).

Il tutto credo rientri in un subdolo (?) piano dittatoriale per governare su di una società fatta sempre più di persone superficiali, credulone, ignoranti. Persone accontentate con una demagogia massmediatica studiata a tavolino (una nuova superstrada, un termovalorizzatore che magicamente risolve il problema dei rifiuti, il taglio dei presunti sprechi in alcuni settori "di comodo", ecc.).

Forza ISPRA!!!
Fatevi sentire anche voi:
http://www.firmiamo.it/nonsparateallaricerca

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Egregio Signor Ministro dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare,

un anno fa l'istituzione dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) attraverso la soppressione di tre Enti (APAT-Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici, ICRAM-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare ed INFS-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) vigilati dal Suo Ministero aveva, nelle intenzioni, la finalità di razionalizzare in un'unica entità le competenze tecnico-scientifiche presenti, al fine di corrispondere in modo puntuale ed armonico alla politica ambientale del Paese. Era altrettanto evidente nella volontà del legislatore che ISPRA, già nel suo acronimo, portasse con sé e valorizzasse due diversi aspetti della politica ambientale nazionale, l'uno indirizzato alla ricerca e sperimentazione, l'altro indirizzato alla protezione e controllo.A distanza di un anno dalla sua istituzione, la situazione attuale tradisce le aspettative: la notevole burocratizzazione dell’Istituto e soprattutto il taglio in atto del personale non strutturato impedisce ed impedirà, di fatto, di tener fede al suo nome ed ai suoi compiti. In diversi settori i ricercatori, i tecnici ed il personale amministrativo rappresentano dal 50% al 100% dell’organico; essi sono un patrimonio intellettuale e professionale di fondamentale valore per l’Istituto, documentato da centinaia di pubblicazioni scientifiche e di rapporti tecnici. Non meno importante è il supporto istituzionale fornito alle Amministrazioni centrali e agli Enti Territoriali e lo sviluppo di collaborazioni con Istituzioni comunitarie e internazionali, nell’ambito dello studio, della salvaguardia dell’ambiente e della sua biodiversità, nella definizione delle politiche per contrastare i cambiamenti climatici, ed in molti altri settori. In particolare, la fuoriuscita di queste alte competenze e professionalità che hanno permesso all’Italia di svolgere nel contesto internazionale un ruolo di primo piano nella ricerca ambientale (anche a fronte dei bassi investimenti nazionali), graverà pesantemente sul presente e sul futuro del paese. Le ricordiamo, Sig. Ministro, che da gennaio già 50 colleghi sono stati lasciati senza lavoro e che con le scadenze contrattuali del 30 giugno 2009 e del 31 dicembre 2009 verrà a concretizzarsi un taglio effettivo di circa un terzo del personale (oltre 400 persone) dell’ISPRA.Facciamo, a questo proposito, appello a Lei, Signor Ministro, affinché trovi soluzioni condivise per una questione che consideriamo fondamentale per il paese, adottando interventi urgenti e straordinari a sostegno delle potenzialità già esistenti e del progetto da Lei iniziato. Inoltre, è quanto mai importante individuare con celerità gli strumenti tecnico-legislativi finalizzati al mantenimento in servizio dei ricercatori e tecnici non strutturati dell’Istituto, al fine di non dissipare le loro competenze e gli ingenti investimenti pubblici fatti per la loro formazione e rendere così efficiente l’ISPRA, facendo assumere pieno significato al suo nome.

Roma, 18 giugno 2009
L’Assemblea Precari ISPRA

Per firmare la petizione:
http://www.firmiamo.it/nonsparateallaricerca

http://precariispra.blogspot.com