Natura et Ratio

venerdì, luglio 04, 2014

Sfaticato d'un insegnante: lavori 18 ore a settimana e hai 3 mesi di ferie!

Il "problema dei problemi" che grava sui lavoratori della scuola (NB: mi riferisco, in particolare, alla secondaria di secondo grado, che poi è quella che conosco meglio dato che dal 2008 sono entrato in questo mondo; per la primaria e la secondaria di primo grado le cose sono leggermente diverse) è l'insieme dei luoghi comuni e delle leggende metropolitane che aleggiano come spettri sempre più reali attorno al settore dell'istruzione pubblica, creando equivoci, generando critiche "a prescindere" e un'infinità di battutine ironiche (che, lo assicuro, feriscono molto chi fa questo mestiere con passione, facendolo diventare quasi una... "missione educativa").

Senza approfittare troppo della vostra pazienza - scusatemi in anticipo per la prolissità, ma l'argomento è complesso e merita un approfondimento non troppo semplicistico - e senza nascondere la triste realtà dei lavativi e degli svogliati che troviamo anche nel nostro settore, provo a "sfatare" almeno i due miti principali, mettendo in luce quali sono le peculiarità nascoste del lavoro di insegnante:

--> le "famose" 18 ore
Le 18 ore settimanali (orario di cattedra) sono quelle che facciamo frontalmente con i ragazzi, in classe, nel corso delle lezioni ordinarie. Un professore - magari fosse così, avrei trovato un "lavoro" niente male! - non svolge ogni settimana 18 ore, ma almeno il doppio, e qui sotto provo a motivarvi tale "aggravio". Tenete però ben presente che, da contratto, un insegnante viene pagato per le "sole" 18 ore contrattuali (lo stipendio, al netto delle ritenute di legge - che ammontano a circa il 30-35% del compenso - è pari a 1300-1400 euro mensili) e tutto quello che fa "extra" sono "fatti suoi". Cioè, allo Stato non importa un fico secco come e quanto lavori...

Perché, allora, da 18 a... 36/ore settimanali (...ma, in realtà, sono molte, molte di più!)?
Perché non sono comprese nell'orario di cattedra:
- le (almeno) 80 ore/anno per gli incontri con le famiglie (ora settimanale e colloqui), le riunioni mensili dei Consigli di Classe (ogni docente ha, in media, tra le 4 e le 6 classi), del Collegio Docenti, del Collegio di indirizzo di corso, del Dipartimento cui afferisce il docente (Matematica/Scienze/Lettere...);
- le decine di ore/anno obbligatorie per i corsi di aggiornamento su sicurezza e prevenzione (che spesso vengono realizzati in comuni distanti dalla città dove ha sede la scuola, e per i quali non prendiamo un euro di rimborso, ma vabbè... sono comunque importanti... ammesso e non concesso che servano a qualcosa per come sono organizzati!);
- le ore dei corsi di formazione (a partecipazione volontaria e a proprie spese per ciascun docente, ma sappiamo benissimo quanto è importante aggiornarsi su argomenti quali informatica, corsi CLIL, LIM, e-book, innovazioni tecnologiche e disciplinari, attività ed esperienze di laboratorio, nuove metodiche di insegnamento curricolare, ecc.);
- le ore necessarie a preparare e correggere compiti in classe, ricerche di gruppo, attività di laboratorio, attività IBSE, esercizi pratici (e sappiamo quanto c'è bisogno oggi di fare pratica, specialmente nelle materie scientifiche....);
- le ore extra che si impiegano per preparare e correggere i test INVALSI e quelli delle prove per la certificazione delle competenze degli alunni del 2° anno (...un obbligo di legge, ma la normativa non ha la copertura economica... siamo in Italia, del resto!);
- le ore extra che i docenti dell'ultimo anno di corso fanno per preparare i ragazzi all'esame di Stato (correzione tesine, elaborati e ricerche; approfondimenti disciplinari; ecc.);
- le ore/anno (anzi, le giornate intere, notti comprese!!!!) impiegate come accompagnatori in gite/visite guidate (per le quali non prendiamo un euro in più, né rimborsi: è tutto "a gratise");
- le ore/settimana che impieghiamo per registrare voti/argomenti svolti/assenze/ritardi/progetti/verifiche/ecc. su pc (il cosiddetto "registro elettronico");
- le ore/anno che si impiegano per preparare e rendicontare progetti (dal livello comunale a quello internazionale, partecipando a bandi europei che finanziano esclusivamente i costi sostenuti dai ragazzi), e sappiamo benissimo quanto è importante preparare i ragazzi a certe tematiche e a certi ambiti lavorativi;
- le ore/settimana che servono per preparare le attività di laboratorio (per un esperimento di chimica, ad esempio, oltre al tecnico di laboratorio - quando c'è, e non sempre c'è; e anche se c'è, spesso è un tecnico specializzato in altro settore che a scuola funge da "jolly" tuttofare - che mi prepara materiali e postazioni, bisogna predisporre schede specifiche, selezionare le strumentazioni e pre-verificarne il funzionamento, allestire eventuali postazioni multimediali, ecc.);
- le ore/settimana di programmazione disciplinare (inizio anno), di aggiornamento di metà anno (fine primo quadrimestre), di predisposizione delle attività di recupero degli alunni con debito (tra gli scrutini del primo quadrimestre e le valutazioni intermedie del secondo), di rendicontazione delle attività svolte (fine anno);
- le ore/mese che si impiegano per preparare la partecipazione ad iniziative di ampliamento dell'offerta formativa, quali le "Olimpiadi delle Biologia/Chimica/Fisica";
- le ore/mese per attività di orientamento in ingresso e in uscita, per la preparazione delle visite alle principali Università del territorio, per le giornate di "scuola aperta"....

...mi fermo qui, ma ce ne sarebbero altre di voci, più specifiche e variabili da scuola a scuola (stage, vacanze-studio estive, certificazioni linguistiche, ecc.)...

Ora, per quantificare solo una di queste voci (quella dei compiti e delle relazioni, ad esempio), considerato che un insegnante ha - in media - tra le 4 e le 6 classi (io, ad esempio, quest'anno ne ho avute 7) e stimando un numero medio di alunni/classe pari a 28 (io ho anche classi da 33 alunni), il lavoro extra cattedra lo si fa per circa 140 alunni (200 nel mio caso).
Quindi, diciamo... 140 compiti, 140 relazioni, 140 schede di laboratorio, ecc. ecc. ogni mese da ottobre a maggio. Anche il più rapido dei prof. per correggere un compito o una scheda, ed assegnare le relative valutazioni, impiega almeno 4-5 minuti (ed è superveloce, ve lo assicuro): solo questo equivale ad almeno 30-50 ore/mese "extra" senza alcuna retribuzione aggiunta, come è sempre stato del resto... .
Può bastare per giustificare il fatto che svolgiamo qualcosina in più delle 18 ore? Che sfaticati 'sti prof., eh?
--> I mesi di vacanza dei prof. Spesso veniamo derisi da chi afferma che un docente ha 3 mesi di ferie d'estate, più Natale e Pasqua. E' una generalizzazione assolutamente falsa e ingiustificata: a parte qualche rarissima eccezione (gli insegnanti di religione cattolica, ad esempio), terminate le lezioni e conclusi gli scrutini (prima fase) di giugno, iniziano le operazioni degli esami di Stato. Io, ad esempio, ho terminato oggi (dal 16 di giugno al 4 luglio, ma c'è chi ancora deve finire i lavori delle commissioni). Poi ci sono i corsi di recupero estivi (per seguire chi ha avuto l'insufficienza), gli esami finali per evitare la bocciatura, gli scrutini (seconda fase).
In alcune scuole, come ad esempio la mia, queste procedure che di fatto concludono l'anno scolastico si svolgono a luglio (quindi io, nel 2014, andrò ufficialmente in "ferie" attorno al 16-17 luglio!), in altri istituti si terranno l'ultima settimana di agosto. Da fine agosto/primi di settembre, poi, si ricomincia con riunioni e attività di programmazione pre-avvio del nuovo anno scolastico. Ora, dove sono questi 90 giorni di ferie... qualcuno me lo deve spiegare: sarei ben felice di farmeli tutti ;-)

Riuscite a capire perché ci sentiamo presi in giro quotidianamente? Considerate anche che, nonostante tutto e tutti, siamo sempre a contatto - giorno dopo giorno - con il futuro del nostro Paese, formando coscienze e conoscenze dei nostri figli: voi, con quale spirito entrereste domani in classe?

Ad majora... if possible!

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giovedì, luglio 08, 2010

Lavorare meno, lavorare tutti: come aumentare i posti di lavoro senza far crescere il tanto famigerato quanto dannoso "PIL"

Crisi o non crisi, è possibile essere tutti più ricchi lavorando di meno e rinunciando (chi ha la fortuna di averlo) a pochi spiccioli del proprio stipendio. Come? Seguendo i principi della decrescita felice!


Prendendo spunto da un bella riflessione di Roberto Lorusso e Nello De Padova (che vi invito a leggere scaricando il pdf qui: http://www.decrescitafelice.it/wp-content/uploads/2008/06/tempolavororiflessione.pdf), vi faccio questo banale quanto concreto esempio.

Prendiamo una grossa scuola, da circa 100 dipendenti tra docenti, amministrativi e collaboratori (lo stesso esempio lo possiamo fare considerando una fabbrica con un uguale numero di lavoratori).
Supponiamo che il 10% di questi (ovvero 10 lavoratori) "rinunci", per esempio, a tre-cinque ore settimanali (a seconda della mansione e del monte ore complessivo) del proprio turno di servizio per poter avere più tempo da dedicare alla famiglia o allo sport o al volontariato o, ancora, ad un particolare hobby. Magari uscendo prima per tre giorni/settimana o lavorando tre ore di meno per un giorno/settimana, oppure accumulandole in un'intera settimana "libera"/anno.
A fine mese lo stipendio verrebbe decurtato di un centinaio di euro, un 7-8% in meno (in media).
Ma.... perchè "lasciare" queste tre-cinque ore? Già che si arriva a fine mese con l'acqua alla gola, dobbiamo "perdere" 100 euro per cosa?

La scuola, o la fabbrica, che si trova con tre-cinque ore "scoperte" a settimana per ciascuno dei 10 dipendenti che ha aderito a questa riduzione oraria (e, quindi, con un totale di 30-50 ore settimanali scoperte), si trova a dover assumere due persone in più (una a tempo pieno e l'altra part-time, ad esempio; oppure tre nuovi lavoratori part-time).

Per 10 lavoratori che "rinunciano" a circa 100 euro di stipendio al mese, guadagnando ore in più da trascorrere con la famiglia o seguendo la propria passione, abbiamo dato lavoro a due giovani o meno giovani (magari precari, o inoccupati/disoccupati). Senza oneri extra per il datore di lavoro (Stato o privato che sia), senza incrementare il PIL. Che, si noti bene, in questo modo non è neppure diminuito: il reddito è stato semplicemente redistribuito, per renderlo disponibile a chi altrimenti (disoccupato) non ne avrebbe avuto a sufficienza nemmeno per i consumi "di base".
Che ne pensate?
Provate ad immaginare se questa riduzione venisse applicata in 10, 100, 1000 strutture diverse. Avremmo almeno 20, 200, 2000 occupati in più. Vi sembra poco?

Oltre ad incrementare i posti di lavoro (cosa di prim'ordine al giorno d'oggi), io punterei l'accento sul fatto che, riducendo i consumi superflui e avendo più tempo libero da trascorrere con i nostri affetti o per le nostre passioni, aumenta (e di parecchio) la nostra sensazione di benessere pur guadagnando di meno. E cresce anche il nostro livello di felicità che - ricordiamocelo - non si misura semplicemente con i beni materiali che possediamo/acquistiamo/desideriamo, anzi...

Quando si sta bene con se stessi, non si sta bene con il mondo intero? Pensiamoci!

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