Natura et Ratio

giovedì, settembre 07, 2023

Il folletto dei fiumi: rivedremo mai la Lontra eurasiatica nei Sibillini?

 “Con la luna piena e luminosa le lontre andavano a cacciare il pesce nella Gora del Tunnel. I cuccioli avevano due mesi ed avevano imparato ad infilarsi nell’apertura interna della tana e correre lungo la radice, per ruzzare sulla riva erbosa. Una notte, mentre stavano baruffando attorno alla base di un frassino, udirono il fischio della madre. Il grido non era acuto come il richiamo del maschio alla compagna, ma simile a dita umide sfregate su una lastra di vetro. Immediatamente, Tarka smise di mordere la coda della sorella più piccola, e la terza cessò di rodergli il collo. In tutta fretta scivolarono sulla radice ed entrarono nella tana. La femmina li stava aspettando con una trota in bocca

(brano tratto da “Tarka la Lontra”, di Henry Williamson)

Animale elusivo, che pochi hanno avuto la fortuna di vedere dal vivo in natura, la Lontra eurasiatica (Lutra lutra) abitava anche nella nostra regione, le Marche, fino agli anni ’70 del secolo scorso. Ne avevo accennato in questo articolo: gli ultimi esemplari di questo bellissimo ed agile folletto nei Sibillini sono stati sterminati, lungo il Tenna, tra il 1960 e il 1970. Già l’indimenticato prof. Bernardino Ragni, insigne zoologo umbro, nel 1975 ricordava che << … era data per frequente in tutta la valle del Tenna (Gola dell’Infernaccio), da Capo Tenna ad Amandola; in un sol giorno e nello stesso posto, nei pressi di Montefortino Ignazio Rossi Brunori uccideva ben 7 lontre, probabilmente un gruppo familiare… >>. Considerato che una famiglia occupa, come territorio, anche decine di chilometri di un piccolo fiume, è verosimile che quel giorno la popolazione di lontre dell’alto Tenna ebbe il colpo di grazia ad opera di un cacciatore di Montefortino.


La scomparsa di questo predatore è stato un fatto gravissimo dal punto di vista scientifico e conservazionistico, oltre che ecologico, ma – come scriveva nel 1992 il prof. Massimo Pandolfi, zoologo pesarese anch’egli recentemente scomparso – “fino a quando si manterranno le attuali condizioni culturali e di habitat degli ambienti umidi regionali non è possibile neppure pensare ad una sua reintroduzione”. Cultura (naturalistica) e habitat (da ripristinare): le due chiavi di volta per “sognare” un ritorno della specie anche nella nostra regione!

In Italia la Lontra, tra le specie più minacciata della fauna del nostro Paese, è oggi ancora presente lungo corsi d’acqua non inquinati che presentano estesi boschi ripariali: si tratta, ad ogni modo, della popolazione tra le più piccole ed isolate d'Europa, con gruppi familiari di pochi individui. La ritroviamo in Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e, in particolare, nei fiumi Picentino, Calore lucano, Sele, Tanagro, Calore irpino, Ofanto, Alento, Mingardo, Bussento, Bradano, Basento, Cavone, Agri, Sinni, Noce, Lao e fiumara di Atella. È presente pure in Abruzzo e in Molise (bacino del Sangro e alto bacino del Volturno), in alcune stazioni isolate del Lazio (fiume Garigliano). Nel Nord Italia, se si esclude il progetto di reintroduzione nel Parco del Ticino, la presenza è limitata ad alcune aree di risorgiva del Friuli-Venezia Giulia e in Alto Adige, lungo il Drava (e affluenti), questi ultimi nuclei provenienti verosimilmente dai vicini bacini austriaci; ci sono, infine, recenti segnalazioni per il Parc National du Mercantour francese e questo fa ben sperare per i vicini bacini piemontesi e liguri dove la specie era presente fino al secolo scorso.

Mammifero mustelide con abitudini acquatiche, il suo habitat ideale è quello dei biotopi dulciacquicoli di pianura e di montagna, come laghi, stagni, torrenti, fiumi, lagune, fino a circa 1500 m di quota, confermandosi predatore formidabile di pesci e macro-invertebrati d’acqua dolce. Ed è proprio per questa sua abilità che è entrata in competizione con l’essere umano, per cui negli ultimi 150-200 anni la convivenza con Homo sapiens non è stata per nulla facile (basti pensare che fino agli anni ’50-’60 del secolo scorso alcuni pescatori offrivano una ricompensa in denaro a chi dimostrava di aver ucciso una o più lontre); aggiungiamo anche il fatto che, soprattutto durante il XX° secolo, questo animale era oggetto di caccia anche per la sua pelliccia… e il quadro, abbastanza negativo, si completa.

Un individuo adulto può raggiungere anche i 120 cm di lunghezza, compresa la coda lunga e affusolata, per un peso che varia dai 6 ai 15 kg. Presenta adattamenti idonei alla vita subacquea, frutto di millenni di selezione naturale: testa appiattita, con orecchie molto piccole e arrotondate, occhi provvisti di un particolare meccanismo di accomodamento del cristallino (che le permette di vedere bene anche in immersione), zampe corte con piedi palmati, folta pelliccia con “peli di guardia” che proteggono un sottopelo fitto e morbido (accorgimento che permette di trattenere uno strato d'aria isolante intorno al corpo anche rimanendo in acqua per molto tempo).

Generalmente le femmine partoriscono da 2 a 4 cuccioli che divengono autosufficienti verso i 6-9 mesi, completando lo sviluppo attorno ai 2 anni. Gli esemplari adulti vivono isolati o in piccoli gruppi familiari, tuttavia le femmine mantengono la prole per molto tempo. La durata della vita media oscilla tra i 13 e i 15 anni. 

La Lontra è un animale che ama dedicare molto tempo al “gioco”: gli etologi descrivono scene ripetute di rotolamenti sulle rive fangose, a volte utilizzando tronchi quali scivoli improvvisati, e “gare” di tuffi; è stata anche osservata prendere sassi e gettarli in acqua, per poi “correre” a ripescarli.

Le principali minacce per la specie sono l’inquinamento delle acque, il depauperamento della fauna ittica (mancanza di biomassa), la cementificazione e la rettificazione degli argini, la riduzione dei boschi lungo le sponde dei corsi d’acqua, le collisioni con gli autoveicoli e le uccisioni illegali dovute anche al conflitto con la pesca e l’allevamento ittico (cfr. Panzacchi et al., 2010).

Dal punto di vista normativo Lutra lutra è protetta dalla Convenzione di Berna del 1979 (Appendice II), dalla Direttiva “Habitat” 92/43/CEE (Appendici II e IV) ed è inclusa nell’Appendice I della CITES. In Italia è legalmente protetta dal 1977.

Per quel che riguarda il rischio di estinzione su scala globale e nazionale, viene indicata come “quasi minacciata” (NT - Near Threatened) nella “Red List” della IUCN, mentre nella “Lista Rossa” dei vertebrati italiani” la specie è considerata “in pericolo” (En – Endangered). 

Secondo gli specialisti che si occupano da tempo della tutela della lontra, per assicurare una concreta protezione delle residue popolazioni occorre mantenere e migliorare la qualità dell’ ambiente attraverso la conservazione (o il ripristino) della vegetazione ripariale, la rinaturalizzazione delle opere di arginatura artificiale dei corsi d’acqua, la regolamentazione dell’ attività estrattiva dal greto e dalle rive dei fiumi, il controllo dell’inquinamento delle acque, il ripristino qualitativo e quantitativo dei popolamenti ittici per garantire una soddisfacente disponibilità alimentare per la specie (e per evitare conflitti con i pescatori), la tutela delle vie di dispersione degli individui tra i bacini idrografici. C’è da considerare, infine, che una decina di anni fa la popolazione complessiva di lontre in Italia veniva stimata in circa 300 – 600 esemplari, con timidi segnali di espansione geografica: mettere in atto gli interventi di cui sopra non sarà facile, ma il compito più arduo sarà quello di investire in cultura naturalistica per essere “pronti” a garantire un futuro a questa e ad altre specie simbolo.

Oggi i tempi sono cambiati, l’habitat della lontra anche. Resta sempre un filo di speranza e le domande aperte che molti, specialisti e non, si pongono sono essenzialmente queste: potrebbe questo mustelide tornare ad immergersi nelle acque dei nostri ruscelli? E come fare per ridurre gli eventuali “conflitti” con i pescatori della zona? Come integrare il ritorno della lontra con il progetto Life Plus “Trota”, che ha visto l’Ente Parco nazionale dei Sibillini tra i soggetti capofila per recuperare e conservare il ceppo autoctono di Trota mediterranea (Salmo trutta macrostigma), una delle prede preferite da questo carnivoro?

Prima di pensare ad eventuali risposte, proviamo solo ad immaginare cosa potrebbe significare fare un’escursione nelle Gole dell’Infernaccio o in quelle del Fiastrone e trovarsi di fronte, come un folletto, questo agilissimo mustelide.

Sognare, a volte, non può che far bene.


Principali fonti consultate (utili anche come spunti di lettura per approfondire il tema):

Ottaviani, D., Panzacchi, M., Jona Lasinio, G., Genovesi, P., Boitani, L., Lasinio, G.J. & Jonalasinio, G. (2009) Modelling semi-aquatic vertebrates’ distribution at the drainage basin scale: The case of the otter Lutra lutra in Italy. Ecological Modelling: 220, 111–121

Panzacchi M., Genovesi P. & Loy A., 2010. Piano d’azione nazionale per la conservazione della Lontra (Lutra lutra). Ministero dell’Ambiente, ISPRA, pp. 211

Pandolfi M., 1992. Fauna nelle Marche. Mammiferi e uccelli. Regione Marche, Il Lavoro Editoriale, pp. 144.

Williamson H., 1989. Tarka la lontra. Edizioni F. Muzzio, pp. 199

Sito web “Lontra Italia – Italian otter network”, consultato il 4/8/2023: https://lontraitalia.com/ 

Sito web “Piemonte Parchi”, consultato il 4/8/2023: http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/natura/item/3603-evviva-la-lontra-regina-del-fiume 

Siti web https://www.iucn.it  e  https://www.iucnredlist.org/ 

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L'immagine a corredo di questo articolo è stata scattata dall’autore presso il Centro Acqua e Biodiversità di Rovenaud, Parco Nazionale del Gran Paradiso, estate 2022.


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venerdì, settembre 16, 2022

Una nuova tragedia si abbatte nelle Marche: mitigazione ed adattamento, questi sconosciuti!

Un'altra tragedia si è abbattuta sul territorio sempre più fragile - dal punto di vista socioeconomico ed ambientale - della nostra pur bellissima regione!!!

Non ci sono parole che possono alleviare l'enorme dolore di chi ha perso un familiare, un amico, la propria abitazione...  

Nei prossimi giorni verranno analizzate più nel dettaglio cause ed eventuali responsabilità, ma non si può continuare a contare morti, feriti e danni: questa notte è toccato alle Marche, qualche settimana è accaduto in Toscana, in Veneto, in Liguria, in Irpinia, a Stromboli, in Val di Fassa... 

Però... da quanti anni scienziati e tecnici si sgolano per far capire ad amministratori locali e nazionali cosa occorre fare per ridurre i rischi  (interventi di mitigazione) e prepararci ai prossimi eventi meteorologici estremi (adattamento)? 

Figuratevi che nella mia tesi di laurea, poi confluita in un libretto pubblicato nel 1999, riportavo proprio per il fiume Misa alcune indicazioni - tratte da altre situazioni italiane applicabili, opportunamente dimensionate, anche su scala locale - utili per laminare le piene, intervenire con tecniche di ingegneria naturalistica, riattivare il reticolo idrografico minore e secondario (come i canali che un tempo alimentavano i mulini nella parte bassa della valle), delocalizzare edifici ed abitazioni costruiti nell'alveo di piena... 

Negli anni seguenti sono poi stati presentati, sempre per il Misa, progetti di un certo spessore proprio per mitigare il rischio delle esondazioni: ora, quanti assessori, presidenti, funzionari si sono avvicendati senza far nulla o rimpallandosi competenze, costi, progetti? 

Poi il Misa ha fatto, in più occasioni, quello che un fiume sa fare: ho ancora in mente la tragedia di maggio 2014, le cui ferite probabilmente non si rimargineranno mai, ed eccoci a piangere altre vittime... 

E, guardate, il luogo comune che molti portano come causa di tutto "i fiumi non sono puliti"  o che "non si possono tagliare le piante nel fiume" non regge perché sono stati spesi solo in questi ultimi cinque anni DECINE DI MILIONI DI EURO (*) proprio per far diventare i fiumi marchigiani dei CANALI (...con tanto di funzionari regionali arrestati per   tangenti, si veda qui l'ultimo caso).

Ora, ditemi voi se questi sono gli interventi che servono per mitigare il rischio o se, invece, bisogna lavorare sul territorio - a scala di bacino - dando ascolto a chi ha competenze e conoscenze in merito, senza necessariamente trasformare il fiume in un canale rettilineo.   

Probabilmente è una frase retorica quella che ho appena scritto, lo so. Ma gli appelli e gli allarmi lanciati da chi studia il clima e l'ambiente vengono ascoltati forse solo quando si verificano eventi come questo e, in particolare, solo per il tempo di piangere, peraltro facendo passerella elettorale, le tante, troppe vittime dell'ennesima tragedia!

Io, in tutta sincerità, sono veramente stanco per questa situazione e,  all'orizzonte, vedo nuvoloni neri. Spero vivamente di sbagliarmi, altrimenti ci troveremo di nuovo qui a farci le stesse domande e a piangere altri amici... 


(*) vi riporto solo alcuni degli interventi "milionari" in alveo, giusto per far capire la portata di questi lavori:

VARI FIUMI

MISA

POTENZA

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domenica, settembre 06, 2020

Il Camoscio appenninico: una risorsa per il territorio montano, una specie ancora a rischio.

Poco più di 10 anni fa questa ed altre foto le avremmo scattate solo in Abruzzo. Ora, grazie al Parco Nazionale dei Monti Sibillini (con il progetto Life Coornata in primis), il "sogno" è diventato realtà anche qui da noi.

Il Camoscio appenninico, che ancora molti escursionisti scambiano per una "capra selvatica", è una specie endemica dell'Appennino ancora a rischio di estinzione. Nei Monti Sibillini, reintrodotto a partire dal 2008, siamo arrivati attorno ai 200 esemplari circa (aspettiamo il censimento autunnale per avere dati più precisi), mentre la popolazione complessiva - distribuita in pochi massicci appenninici compresi essenzialmente tra Marche e Abruzzo - è stimata in poco più di 3000 capi!

Se da un lato non si può non gioire per il successo dei progetti di reintroduzione, dall'altro non bisogna abbassare la guardia: "nuove" minacce di carattere globale incombono sulla sorte del camosci e in questo articolo viene messa in evidenza una delle gravissime conseguenze "locali" dei cambiamenti climatici in atto.

Giova ricordare, infine, che il camoscio è anche un vero e proprio volano - assieme alla cornice naturale in cui vive - per l'economia locale: basti pensare che nel Parco della Majella un'indagine pubblicata nel 2014 ha stimato in almeno 10.000 presenze/anno il flusso turistico riconducibile direttamente a questo animale. Se poi aggiungiamo il "richiamo" di altre specie simbolo, di boschi incontaminati, cascate e punti panoramici... possiamo ben capire l'importanza di coniugare la tutela degli ecosistemi montani con la valorizzazione economica dei beni naturalistici e paesaggistici del nostro Appennino.

Una sfida che non possiamo permetterci di perdere!


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venerdì, giugno 27, 2014

"Città a misura di bambino". Nelle Marche. Ma che bella barzelletta, eh?

Leggo questa notizia quasi per sbaglio e mi viene da ridere. Poi, passato il brevissimo momento ilare, divento molto, molto serio e inizio a sentire una sorta di "moto convettivo" che esplode in una pacata indignazione: nelle Marche ci sono città a misura di bambino? E' una frase che serve a spiegare agli studenti di grammatica il "contrasto ossimorico" o qualcuno (...lasciatemi pensare, non sarà mica un qualche politico?!?) l'ha sparata bella grossa? Come direbbe Quelo... "la seconda che hai detto"...

Andiamo con ordine: nell'articolo citato si fa riferimento ad alcune Amministrazioni comunali - 21 per la precisione - che la Regione Marche, prima in Italia, ha inserito in uno speciale elenco di Municipi "virtuosi" nella tutela dei diritti dei minori.

Balza subito in mente una prima considerazione lapalissiana (per molti, ma non per tutti): ammesso - e non concesso - che i minori siano dei soggetti titolari di diritti, dovrebbe essere del tutto scontata una loro forte promozione e rigorosa tutela messa in atto da istituzioni e singoli cittadini. E, giustamente, l'Amministrazione che non garantisce o tutela tali diritti, così come il singolo, è perseguibile per legge.
Bene: qui siamo al primo "paradosso all'italiana" perché come al solito si premia chi semplicemente applica la norma! Ma andiamo oltre, che c'è di peggio.
Scorrendo l'elenco delle municipalità premiate c'è anche una cittadina che giusto oggi è salita agli onori della cronaca per questa situazione. Non male per una città virtuosa che tutela i diritti dei minori, eh? E il caso, purtroppo, non è isolato e mostra il retroterra culturale in cui ci si trova a vivere nelle nostre cittadine e che non si risolve magicamente con una bella passata di scopa (e qualche fioriera nuova per farsi belli di fronte ai quattro turisti di passaggio).

Quali sono questi fantomatici "diritti"?
Andiamo direttamente alla "fonte" normativa: la Convenzione internazionale dell'infanzia e dell'adolescenza, che trovate qui (vi si aprirà un documento pdf), approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176.
In sostanza gli Stati membri si impegnano ad assicurare al minore (definto "fanciullo" dalla traduzione del termine inglese "child") la protezione e la cura necessarie al suo benessere. Dopo aver elencato alcuni dei diritti fondamentali (libertà di pensiero, espressione, coscienza, religione, associazione; tutela da ogni forma di violenza e sfruttamento; garantire la salute, l'accesso alle cure, l'educazione - con particolare riferimento al rispetto dell'ambiente naturale -, la partecipazione alla vita culturale e artistica, ecc.), la carta riconosce al minore il diritto al riposo, al tempo libero, al gioco e ad attività ricreative impegnando i Governi a favorire e promuovere tali attività.
Orbene, oltre a rimarcare il fatto che "primi in Italia" arriviamo comunque con solo 23 anni di ritardo rispetto alla legge, sfido chiunque a trovare una tra le ventuno virtuose cittadine marchigiane che promuove e favorisce con azioni concrete - in particolare - il "diritto dei diritti", ovvero quello al gioco (...e alle attività ricreative).
Se, la prossima volta che fate una camminata in città, buttate un occhio allo stato di salute delle aree verdi, dei parchi-gioco, delle biblioteche per i nostri ragazzi, delle piste ciclabili o anche - semplicemente - di un tratto di marciapiede che collega la scuola alla fermata dell'autobus.... capirete qual è la (drammatica) situazione odierna e il perché è sempre più difficile - al di là di belle, bellissime parole da "spot elettorale" che lasciano il tempo che trovano - trovare una città a "misura di bambino" o un'Amministrazione che metta in pratica misure non estemporanee ed azioni lungimiranti.
E che dire, poi, dei campetti dove praticare sport liberamente o - più semplicemente - una piazza sgombra da auto e parcheggi dove rincorrersi fino ad avere il fiatone? Oggi, se escludiamo ciò che rimane di qualche oratorio e le polverose aree marginali delle periferie cittadine, nei casi più "fortunati" sono rimasti campetti a pagamento pubblici e/o privati.
Insomma... provate ad indossare - qualora non li aveste già - i panni di un genitore di città che è ben felice di lasciare sempre più libertà e autonomia di movimento al/alla proprio/a figlio/a, probabilmente vi porrete alcune domande e quel moto di indignazione sorgerebbe anche in voi
Per fortuna ci sono alcune eccezioni, ma sono come mosche bianche. E il guaio più grande è che chi amministra e progetta per i "fanciulli" continua a ragionare da adulto, quando invece... ci si dovrebbe almeno abbassare all'altezza degli occhi dei bambini per iniziare ad osservare la città con il loro punto di vista. Solo così si può veramente iniziare a cambiarla in meglio.


"E' faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, farsi piccoli. No, adesso avete torto. Non è questo che più stanca. E' piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli."
(J.Korczak)

Ad majora!

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lunedì, settembre 30, 2013

...grano al pesticida in quel di Montelupone. Con ricovero in ospedale dei braccianti agricoli!

Siamo a Montelupone, bel centro collinare con nucleo storico di origine medioevale (mura ben conservate). Ci troviamo nel primo entroterra maceratese, in un paese che negli ultimi anni ha visto crescere nuovi (orribili, paesaggisticamente parlando) palazzoni e casermoni sulle diverse alture che guardano verso i Sibillini ed il mare. Paese conosciuto per sagre e feste molto apprezzate (su tutte, quella dedicata al miele), e da qualche tempo anche per un recente fatto di cronaca a base di pesticidi! Ebbene sì: non siamo nelle mefitiche pianure dove abbondano erbicidi & co., ma nel cuore (ancora) agricolo delle Marche, dove si pratica anche agricoltura a basso impatto ambientale, biologico e biodinamico. Ma il metodo tradizionale, quello legato alla sola chimica di sintesi, ha fatto danni anche a Montelupone. Nel 2012 un'azienda agraria aveva sparso "comuni" diserbanti in un terreno coltivato a grano, ma le sostanze erbicide (probabilmente con il vento, come sempre accade) avevano raggiunto anche i terreni limitrofi contaminando non solo le colture dei vicini ma anche alcuni braccianti che stavano raccogliendo l'insalata. Braccianti in ospedale e... insalata finita sulle tavole di chissà chi!!! Scatta la denuncia e il processo contro i titolari dell'azienda, apertosi a settembre di quest'anno, li vede accusati di "getto pericoloso di cose e lesioni personali colpose!. Al di la del mero procedimento giudiziario, quello che più dovrebbe farci riflettere è l'uso (e l'abuso) di sostanze chimiche inquinanti, tossiche, nocive: non è ora di dire basta? Questo non significa tornare indietro di 100 anni o più, ma sfruttare le moderne conoscenze agronomiche coltivando prodotti di qualità con metodi attenti all'ambiente, alle persone e ai prodotti alimentari stessi. (qui il link alla notizia)

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venerdì, dicembre 28, 2012

Terra rubata e, per giunta, anche a rischio!

Nelle Marche dal 2000 al 2010 abbiamo perso quasi il 7% della superficie agricola a vantaggio di asfalto & cemento, con la conseguente chiusura del 24% delle aziende agricole. Aggiungiamo il fa...tto che il 99% dei comuni marchigiani è classificato "a rischio idrogeologico" (Studio della Direzione Generale per la difesa del suolo - Ministero dell'Ambiente, 2008) per frane & alluvioni e che ben poco, anzi... nulla (dato che si continua a costruire in zone a rischio), è stato fatto per mitigare e/o compensare il rischio... Se lo dicono anche gli ingegneri, poi... c'è da credergli. No?
Che dite, nel 2013 i politicanti investiranno qualche eurino in prevenzione e difesa dell'ambiente? Per maggiori informazioni vi rimando a questi link: Il report del 2008 del Ministero dell'Ambiente (documento pdf): Dossier "ecosistema a rischio - Marche", Dipartimento nazionale della Protezione Civile e Legambiente, 2010 (pdf): L'ultimo e più recente dossier "Ecosistema a rischio - Anno 2011", Dipartimento nazionale della Protezione Civile e Legambiente Buona lettura. E indignatevi, possibilmente senza restare indifferenti e/o in silenzio: buon 2013! ^__^

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giovedì, novembre 17, 2011

Ambiente. Mortalità più alta del 15% nelle popolazioni residenti vicino a siti inquinati

Ecco i risultati dello studio dell'Istituto Superiore di Sanità "SENTIERI" (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento): nelle Marche occhio a Falconara Marittima, Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, P.S. Elpidio e S. Elpidio a Mare!

Si legge nello studio, per la nostra Regione, che:
- per le patologie del sistema urinario, in particolare per le insufficienze renali, un ruolo causale di metalli pesanti, IPA e composti alogenati è stato ipotizzato nel Basso bacino del fiume Chienti
- per l'incremento di malattie neurologiche è stato sospettato un ruolo eziologico di piombo, mercurio e solventi organoalogenati osservati sempre nel Basso bacino del fiume Chienti.

...c'è poco da stare allegri e, soprattutto, ci vuole una bella inversione di marcia. Cari politicanti provincial-regional-comunali, è ora di mettere la SALUTE dei cittadini e il RISPETTO dell'AMBIENTE PRIMA di ogni altro interesse!!!

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