Natura et Ratio

domenica, febbraio 11, 2024

Road ecology: questa sconosciuta (...almeno in Italia)!

Un inverno anomalo e con le prime piogge febbraiuole, dopo diverse settimane siccitose, molti Anfibi anche nelle Marche hanno iniziato a muoversi - con largo anticipo (quasi un mese rispetto alla media) - per raggiungere i siti riproduttivi.

Segnalazioni di rospi e rane in migrazione un po' un tutte le province marchigiane, specialmente nei settori collinari e planziali: insomma... occhio al #rospo: se ne contano sempre di meno, purtroppo, e stiamo rischiando di perdere i nostri alleati più preziosi nella lotta alle specie "moleste" in agricoltura, ma anche per controllo di insetti di rilevanza sanitaria (come le famigerate zanzare vettrici di virus abbastanza pericolosi, tra West Nile Fever e Chikungunya).
Sulle migrazioni degli Anfibi avevo scritto in diverse occasioni, come qui
( https://junior.cronachemaceratesi.it/2017/02/25/piove-occhio-al-rospo/14129/ )
E, più in generale (parlando di "road ecology"), anche qui:
( https://davidfiacchini.webnode.it/news/stragi-silenziose/ )
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Passano gli anni ma le amministrazione pubbliche e i vari funzionari sembrano fregarsene della fauna (...e degli incidenti stradali): quando si interviene nel ripristino di strade extraurbane e superstrade, mettere in conto piccoli interventi di road ecology non incide più di tanto nei costi finali. Anzi, si risparmia sui costi ambientali e naturalistici!

#cultura #culturanaturalistica #roadecology #migrazioni #fauna #animali #anfibi #migrazioniriproduttive #stragi #stragisilenziose #strade #infrastruttureviarie #infrastrutture #politica #pianificazione #gestione #territorio #infrastrutture #zoologia #scienzenaturali #ecologia #ecologiaapplicata #progettazione #interventinaturalistici

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venerdì, settembre 22, 2023

La pandemia silenziosa dell'inquinamento atmosferico

Le notizie che dovrebbero circolare ogni giorno, interessare i cittadini e - soprattutto - mettere in moto i neuroni di chi governa (a qualsiasi livello) con provvedimenti a cascata.


La pandemia silenziosa da "air pollution" miete qualcosa come 400.000 morti (premature) ogni anno in Europa: vi sembra poco perdere, nella sola Italia, 70.000 persone ogni anno? 191 morti al giorno, quasi 8 all'ora... Per cosa? Per le emissioni inquinanti di veicoli a benzina, gasolio, metano e gpl, per gli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili fossili, per le emissioni industriali. Insomma, per il "benessere". Cioè, per quello che viene spacciato per benessere, PIL e crescita.
Informazione, prevenzione, regolamenti edilizi seri e applicabili (edifici passivi), norme fiscali a vantaggio di chi lavora producendo zero emissioni (o si avvicina a quell'obiettivo), tecnologie "carbon neutral", ... insomma, di provvedimenti da adottare ce ne sarebbero a bizzeffe.
Ma guardate la cartina e, in particolare, il colore "nero" della Pianura Padana. Sono decenni che siamo a conoscenza del problema: domeniche senz'auto, targhe alterne, chiusura dei centri abitati al traffico sono solo paraventi che servono a poco o a nulla.
Bisogna cambiare decisamente rotta, il ché non significa meno benessere o "crescita negativa".
Non c'è alternativa. E non c'è futuro (per nessuno, eh!).
#aria #inquinamento #salute #pollution #Italia #Italy #Europe #air #WHO #health #future #futuro #sostenibilità #stopfossilfuels #energierinnovabili #azioni #agireora #politica
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Fonti e approfondimenti
- Immagine:
 
- Dati mortalità: Ministero Salute (2021) e articolo su "Wired" del 4.12.2022

- Tecnologie Carbon neutral

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giovedì, settembre 07, 2023

Il folletto dei fiumi: rivedremo mai la Lontra eurasiatica nei Sibillini?

 “Con la luna piena e luminosa le lontre andavano a cacciare il pesce nella Gora del Tunnel. I cuccioli avevano due mesi ed avevano imparato ad infilarsi nell’apertura interna della tana e correre lungo la radice, per ruzzare sulla riva erbosa. Una notte, mentre stavano baruffando attorno alla base di un frassino, udirono il fischio della madre. Il grido non era acuto come il richiamo del maschio alla compagna, ma simile a dita umide sfregate su una lastra di vetro. Immediatamente, Tarka smise di mordere la coda della sorella più piccola, e la terza cessò di rodergli il collo. In tutta fretta scivolarono sulla radice ed entrarono nella tana. La femmina li stava aspettando con una trota in bocca

(brano tratto da “Tarka la Lontra”, di Henry Williamson)

Animale elusivo, che pochi hanno avuto la fortuna di vedere dal vivo in natura, la Lontra eurasiatica (Lutra lutra) abitava anche nella nostra regione, le Marche, fino agli anni ’70 del secolo scorso. Ne avevo accennato in questo articolo: gli ultimi esemplari di questo bellissimo ed agile folletto nei Sibillini sono stati sterminati, lungo il Tenna, tra il 1960 e il 1970. Già l’indimenticato prof. Bernardino Ragni, insigne zoologo umbro, nel 1975 ricordava che << … era data per frequente in tutta la valle del Tenna (Gola dell’Infernaccio), da Capo Tenna ad Amandola; in un sol giorno e nello stesso posto, nei pressi di Montefortino Ignazio Rossi Brunori uccideva ben 7 lontre, probabilmente un gruppo familiare… >>. Considerato che una famiglia occupa, come territorio, anche decine di chilometri di un piccolo fiume, è verosimile che quel giorno la popolazione di lontre dell’alto Tenna ebbe il colpo di grazia ad opera di un cacciatore di Montefortino.


La scomparsa di questo predatore è stato un fatto gravissimo dal punto di vista scientifico e conservazionistico, oltre che ecologico, ma – come scriveva nel 1992 il prof. Massimo Pandolfi, zoologo pesarese anch’egli recentemente scomparso – “fino a quando si manterranno le attuali condizioni culturali e di habitat degli ambienti umidi regionali non è possibile neppure pensare ad una sua reintroduzione”. Cultura (naturalistica) e habitat (da ripristinare): le due chiavi di volta per “sognare” un ritorno della specie anche nella nostra regione!

In Italia la Lontra, tra le specie più minacciata della fauna del nostro Paese, è oggi ancora presente lungo corsi d’acqua non inquinati che presentano estesi boschi ripariali: si tratta, ad ogni modo, della popolazione tra le più piccole ed isolate d'Europa, con gruppi familiari di pochi individui. La ritroviamo in Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e, in particolare, nei fiumi Picentino, Calore lucano, Sele, Tanagro, Calore irpino, Ofanto, Alento, Mingardo, Bussento, Bradano, Basento, Cavone, Agri, Sinni, Noce, Lao e fiumara di Atella. È presente pure in Abruzzo e in Molise (bacino del Sangro e alto bacino del Volturno), in alcune stazioni isolate del Lazio (fiume Garigliano). Nel Nord Italia, se si esclude il progetto di reintroduzione nel Parco del Ticino, la presenza è limitata ad alcune aree di risorgiva del Friuli-Venezia Giulia e in Alto Adige, lungo il Drava (e affluenti), questi ultimi nuclei provenienti verosimilmente dai vicini bacini austriaci; ci sono, infine, recenti segnalazioni per il Parc National du Mercantour francese e questo fa ben sperare per i vicini bacini piemontesi e liguri dove la specie era presente fino al secolo scorso.

Mammifero mustelide con abitudini acquatiche, il suo habitat ideale è quello dei biotopi dulciacquicoli di pianura e di montagna, come laghi, stagni, torrenti, fiumi, lagune, fino a circa 1500 m di quota, confermandosi predatore formidabile di pesci e macro-invertebrati d’acqua dolce. Ed è proprio per questa sua abilità che è entrata in competizione con l’essere umano, per cui negli ultimi 150-200 anni la convivenza con Homo sapiens non è stata per nulla facile (basti pensare che fino agli anni ’50-’60 del secolo scorso alcuni pescatori offrivano una ricompensa in denaro a chi dimostrava di aver ucciso una o più lontre); aggiungiamo anche il fatto che, soprattutto durante il XX° secolo, questo animale era oggetto di caccia anche per la sua pelliccia… e il quadro, abbastanza negativo, si completa.

Un individuo adulto può raggiungere anche i 120 cm di lunghezza, compresa la coda lunga e affusolata, per un peso che varia dai 6 ai 15 kg. Presenta adattamenti idonei alla vita subacquea, frutto di millenni di selezione naturale: testa appiattita, con orecchie molto piccole e arrotondate, occhi provvisti di un particolare meccanismo di accomodamento del cristallino (che le permette di vedere bene anche in immersione), zampe corte con piedi palmati, folta pelliccia con “peli di guardia” che proteggono un sottopelo fitto e morbido (accorgimento che permette di trattenere uno strato d'aria isolante intorno al corpo anche rimanendo in acqua per molto tempo).

Generalmente le femmine partoriscono da 2 a 4 cuccioli che divengono autosufficienti verso i 6-9 mesi, completando lo sviluppo attorno ai 2 anni. Gli esemplari adulti vivono isolati o in piccoli gruppi familiari, tuttavia le femmine mantengono la prole per molto tempo. La durata della vita media oscilla tra i 13 e i 15 anni. 

La Lontra è un animale che ama dedicare molto tempo al “gioco”: gli etologi descrivono scene ripetute di rotolamenti sulle rive fangose, a volte utilizzando tronchi quali scivoli improvvisati, e “gare” di tuffi; è stata anche osservata prendere sassi e gettarli in acqua, per poi “correre” a ripescarli.

Le principali minacce per la specie sono l’inquinamento delle acque, il depauperamento della fauna ittica (mancanza di biomassa), la cementificazione e la rettificazione degli argini, la riduzione dei boschi lungo le sponde dei corsi d’acqua, le collisioni con gli autoveicoli e le uccisioni illegali dovute anche al conflitto con la pesca e l’allevamento ittico (cfr. Panzacchi et al., 2010).

Dal punto di vista normativo Lutra lutra è protetta dalla Convenzione di Berna del 1979 (Appendice II), dalla Direttiva “Habitat” 92/43/CEE (Appendici II e IV) ed è inclusa nell’Appendice I della CITES. In Italia è legalmente protetta dal 1977.

Per quel che riguarda il rischio di estinzione su scala globale e nazionale, viene indicata come “quasi minacciata” (NT - Near Threatened) nella “Red List” della IUCN, mentre nella “Lista Rossa” dei vertebrati italiani” la specie è considerata “in pericolo” (En – Endangered). 

Secondo gli specialisti che si occupano da tempo della tutela della lontra, per assicurare una concreta protezione delle residue popolazioni occorre mantenere e migliorare la qualità dell’ ambiente attraverso la conservazione (o il ripristino) della vegetazione ripariale, la rinaturalizzazione delle opere di arginatura artificiale dei corsi d’acqua, la regolamentazione dell’ attività estrattiva dal greto e dalle rive dei fiumi, il controllo dell’inquinamento delle acque, il ripristino qualitativo e quantitativo dei popolamenti ittici per garantire una soddisfacente disponibilità alimentare per la specie (e per evitare conflitti con i pescatori), la tutela delle vie di dispersione degli individui tra i bacini idrografici. C’è da considerare, infine, che una decina di anni fa la popolazione complessiva di lontre in Italia veniva stimata in circa 300 – 600 esemplari, con timidi segnali di espansione geografica: mettere in atto gli interventi di cui sopra non sarà facile, ma il compito più arduo sarà quello di investire in cultura naturalistica per essere “pronti” a garantire un futuro a questa e ad altre specie simbolo.

Oggi i tempi sono cambiati, l’habitat della lontra anche. Resta sempre un filo di speranza e le domande aperte che molti, specialisti e non, si pongono sono essenzialmente queste: potrebbe questo mustelide tornare ad immergersi nelle acque dei nostri ruscelli? E come fare per ridurre gli eventuali “conflitti” con i pescatori della zona? Come integrare il ritorno della lontra con il progetto Life Plus “Trota”, che ha visto l’Ente Parco nazionale dei Sibillini tra i soggetti capofila per recuperare e conservare il ceppo autoctono di Trota mediterranea (Salmo trutta macrostigma), una delle prede preferite da questo carnivoro?

Prima di pensare ad eventuali risposte, proviamo solo ad immaginare cosa potrebbe significare fare un’escursione nelle Gole dell’Infernaccio o in quelle del Fiastrone e trovarsi di fronte, come un folletto, questo agilissimo mustelide.

Sognare, a volte, non può che far bene.


Principali fonti consultate (utili anche come spunti di lettura per approfondire il tema):

Ottaviani, D., Panzacchi, M., Jona Lasinio, G., Genovesi, P., Boitani, L., Lasinio, G.J. & Jonalasinio, G. (2009) Modelling semi-aquatic vertebrates’ distribution at the drainage basin scale: The case of the otter Lutra lutra in Italy. Ecological Modelling: 220, 111–121

Panzacchi M., Genovesi P. & Loy A., 2010. Piano d’azione nazionale per la conservazione della Lontra (Lutra lutra). Ministero dell’Ambiente, ISPRA, pp. 211

Pandolfi M., 1992. Fauna nelle Marche. Mammiferi e uccelli. Regione Marche, Il Lavoro Editoriale, pp. 144.

Williamson H., 1989. Tarka la lontra. Edizioni F. Muzzio, pp. 199

Sito web “Lontra Italia – Italian otter network”, consultato il 4/8/2023: https://lontraitalia.com/ 

Sito web “Piemonte Parchi”, consultato il 4/8/2023: http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/natura/item/3603-evviva-la-lontra-regina-del-fiume 

Siti web https://www.iucn.it  e  https://www.iucnredlist.org/ 

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L'immagine a corredo di questo articolo è stata scattata dall’autore presso il Centro Acqua e Biodiversità di Rovenaud, Parco Nazionale del Gran Paradiso, estate 2022.


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venerdì, settembre 16, 2022

Una nuova tragedia si abbatte nelle Marche: mitigazione ed adattamento, questi sconosciuti!

Un'altra tragedia si è abbattuta sul territorio sempre più fragile - dal punto di vista socioeconomico ed ambientale - della nostra pur bellissima regione!!!

Non ci sono parole che possono alleviare l'enorme dolore di chi ha perso un familiare, un amico, la propria abitazione...  

Nei prossimi giorni verranno analizzate più nel dettaglio cause ed eventuali responsabilità, ma non si può continuare a contare morti, feriti e danni: questa notte è toccato alle Marche, qualche settimana è accaduto in Toscana, in Veneto, in Liguria, in Irpinia, a Stromboli, in Val di Fassa... 

Però... da quanti anni scienziati e tecnici si sgolano per far capire ad amministratori locali e nazionali cosa occorre fare per ridurre i rischi  (interventi di mitigazione) e prepararci ai prossimi eventi meteorologici estremi (adattamento)? 

Figuratevi che nella mia tesi di laurea, poi confluita in un libretto pubblicato nel 1999, riportavo proprio per il fiume Misa alcune indicazioni - tratte da altre situazioni italiane applicabili, opportunamente dimensionate, anche su scala locale - utili per laminare le piene, intervenire con tecniche di ingegneria naturalistica, riattivare il reticolo idrografico minore e secondario (come i canali che un tempo alimentavano i mulini nella parte bassa della valle), delocalizzare edifici ed abitazioni costruiti nell'alveo di piena... 

Negli anni seguenti sono poi stati presentati, sempre per il Misa, progetti di un certo spessore proprio per mitigare il rischio delle esondazioni: ora, quanti assessori, presidenti, funzionari si sono avvicendati senza far nulla o rimpallandosi competenze, costi, progetti? 

Poi il Misa ha fatto, in più occasioni, quello che un fiume sa fare: ho ancora in mente la tragedia di maggio 2014, le cui ferite probabilmente non si rimargineranno mai, ed eccoci a piangere altre vittime... 

E, guardate, il luogo comune che molti portano come causa di tutto "i fiumi non sono puliti"  o che "non si possono tagliare le piante nel fiume" non regge perché sono stati spesi solo in questi ultimi cinque anni DECINE DI MILIONI DI EURO (*) proprio per far diventare i fiumi marchigiani dei CANALI (...con tanto di funzionari regionali arrestati per   tangenti, si veda qui l'ultimo caso).

Ora, ditemi voi se questi sono gli interventi che servono per mitigare il rischio o se, invece, bisogna lavorare sul territorio - a scala di bacino - dando ascolto a chi ha competenze e conoscenze in merito, senza necessariamente trasformare il fiume in un canale rettilineo.   

Probabilmente è una frase retorica quella che ho appena scritto, lo so. Ma gli appelli e gli allarmi lanciati da chi studia il clima e l'ambiente vengono ascoltati forse solo quando si verificano eventi come questo e, in particolare, solo per il tempo di piangere, peraltro facendo passerella elettorale, le tante, troppe vittime dell'ennesima tragedia!

Io, in tutta sincerità, sono veramente stanco per questa situazione e,  all'orizzonte, vedo nuvoloni neri. Spero vivamente di sbagliarmi, altrimenti ci troveremo di nuovo qui a farci le stesse domande e a piangere altri amici... 


(*) vi riporto solo alcuni degli interventi "milionari" in alveo, giusto per far capire la portata di questi lavori:

VARI FIUMI

MISA

POTENZA

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sabato, giugno 26, 2021

Per una piena tutela del "capitale naturale"

Ci sono luoghi, sull'Appennino come sulle Alpi, che più di altri meritano la piena tutela di habitat, biodiversità, risorse naturali (acqua in primis): un "capitale" che non possiamo continuare a saccheggiare impunemente, "senza se e senza ma", per interessi meramente privati o per faraoniche mire speculative.


La vera transizione ecologica, e l'adattamento ai cambiamenti climatici (con misure di mitigazione da adottare nelle piccole come nelle grandi città), sono le sfide che si vincono oggi: domani sarà già troppo tardi. Ma la #politica (a tutti i livelli) non sembra ancora aver compreso il dramma che già oggi stiamo vivendo, tra "catastrofi naturali" (alluvioni, siccità, pandemie, ecc.) e sperpero di denaro pubblico in interventi dalla dubbia utilità e opere anacronistiche. Ogni riferimento al PNRR (e ai progetti che saranno finanziati) è decisamente voluto.  

Nel video#montidellalaga  #parconazionalegransassolaga #cascatadellamorricana #acqua #ambiente #natura #habitat #biodiversità 


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venerdì, maggio 04, 2018

Visione aziendalista della cosa pubblica. Quando a rimetterci, risparmiando, è il cittadino: sulla salute non si può... "risparmiare"

...mentre a Roma - da Palazzo Madama a Montecitorio - si bisticcia e ci si offende a vicenda, da qualche anno a questa parte la visione "aziendalista" e "manageriale" della Sanità Pubblica continua a produrre effetti che si scontano sulla pelle e sulla vita di noi "cittadini comuni".
I superdirigenti a capo di Ministeri e ASUR hanno delle premialità se dimostrano di aver "risparmiato" tagliando a destra e a manca (posti letto qua, reparti di là, medici nelle ambulanze...) per rientrare in parametri standard. Parametri che - evidentemente - non sono applicabili sic et simpliciter ovunque, viste le differenze territoriali, sociali, ambientali, sanitarie, economiche, infrastrutturali... delle singole regioni, province, comunità.

E quando una persona comune, per estrema necessità, si trova nell'urgenza di un soccorso... bene, quel soccorso potrebbe non arrivare in tempo o, se dovesse arrivare, potrebbe raggiungervi ma senza personale medico/infermieristico, perché qualcuno è stato premiato per aver risparmiato "soldi pubblici" rispettando i parametri aziendali e ministeriali.

Queste sono le notizie che non vorremmo mai dover leggere. O no?

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giovedì, maggio 29, 2014

Clima: siamo nella m... fino al collo!

"...siamo nella merda fino al collo..."

A dirlo non è un comico né un parolaio scurrile, ma un noto climatologo e ricercatore italiano che in modo nudo, crudo e laconico ha commentato i risultati del quinto Rapporto sul Clima (Assessment Report, AR5) dell'IPCC.
L'IPCC, giova ricordarlo, è formato da un gruppo di scienziati attivi in diversi centri di ricerca e università di tutto il mondo che si occupano di clima e dei cambiamenti climatici (è stato istituito dalle Nazioni Unite nel 1988).

Qui trovate il suo breve ma chiaro intervento.

Leggendo una parte significativa del rapporto, che trovate ben illustrato qui, viene evidenziato come "...la Terra si sta rapidamente avvicinando ad un punto di non ritorno irreversibile. L'impatto dell'uomo sta causando allarmanti livelli di minaccia a tutto il sistema planetario. Come scienziati che studiamo l'interazione della società umana con il resto della biosfera utilizzando un'ampia gamma di approcci disciplinari, noi siamo oramai completamente d'accordo che l'evidenza che gli esseri umani stanno danneggiando il sistema ecologico - che li mantiene in vita - è oramai schiacciante ... e la qualità della vita umana soffrirà su di una sostanziale degradazione già dal 2050 se si continua sull'attuale via di sviluppo..."

I toni sono veramente drammatici, ma nei mass-media e nell'azione politica non c'è traccia alcuna di questa tematica: i dati oramai ci sono, quel che manca è la presa di coscienza reale e concreta da parte di chi governa perché c'è l'assoluta necessità di intervenire per invertire la rotta. Tecnologie, know-how e imprese in grado di farci fare questo "salto" ci sono... manca solo la volontà politica.

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giovedì, ottobre 11, 2012

Ci siamo veramente stancati di questa politica!!!

In tutta sincerità, non so dire se chi ci governa abbia tutte le rotelle al posto giusto (e colpisca scientemente certe categorie già abbondantemente bistrattate) o se stiano parando colpi alla rinfusa (mettendo però KO quasi sempre le fasce più deboli, i redditi dipendenti, la cultura, la tutela ambientale, la sanità pubblica...).
Da diversi anni detesto parlare di "politica", provo un profondo senso di disgusto: quando, però, ti toccano su certi "argomenti" che ti stanno a cuore con il solito arrogante e tracotante modo di fare - poi argutamente pubblicizzato nei mass-media quale straordinaria epopea moderna di risanamento dei conti e di risorgimento economico (operato con tagli lineari che sfiorano appena le "caste", chissà come mai...) - sento trasudare "solo" fiele e indignazione! Ma come si può restare indifferenti e ignavi di fronte al ripetuto taglio dei fondi per l'assistenza di chi sta veramente male? Come ingoiare senza batter ciglio atti che stanno spingendo verso l'eutanasia di Stato ciò che resta di buono della scuola pubblica e della cultura? Come restare inermi e indifferenti quando a rimetterci sono sempre gli stessi ("noi" gente comune che paga le tasse per avere servizi pubblici efficienti, che crede nella giustizia, nella solidarietà, nella condivisione di risorse&cultura, nella sobrietà...)? E c'è chi siede su poltrone di comando che pur avendo rubato, corrotto, distratto, consumato, danneggiato, usurpato... resta fermo al suo posto o, male che vada, passa da uno scranno all'altro: a questi ed altri "signori" da noi stipendiati, però, lo Stato (cioè i nostri rappresentanti) non taglia nulla. Io - come molti altri - non ho più parole. E questo è un brutto segno, perchè quando finiscono le parole...

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giovedì, novembre 17, 2011

Ambiente. Mortalità più alta del 15% nelle popolazioni residenti vicino a siti inquinati

Ecco i risultati dello studio dell'Istituto Superiore di Sanità "SENTIERI" (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento): nelle Marche occhio a Falconara Marittima, Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, P.S. Elpidio e S. Elpidio a Mare!

Si legge nello studio, per la nostra Regione, che:
- per le patologie del sistema urinario, in particolare per le insufficienze renali, un ruolo causale di metalli pesanti, IPA e composti alogenati è stato ipotizzato nel Basso bacino del fiume Chienti
- per l'incremento di malattie neurologiche è stato sospettato un ruolo eziologico di piombo, mercurio e solventi organoalogenati osservati sempre nel Basso bacino del fiume Chienti.

...c'è poco da stare allegri e, soprattutto, ci vuole una bella inversione di marcia. Cari politicanti provincial-regional-comunali, è ora di mettere la SALUTE dei cittadini e il RISPETTO dell'AMBIENTE PRIMA di ogni altro interesse!!!

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domenica, novembre 21, 2010

396 km di nuova autostrada: da Mestre a Orte. Alla faccia delle misure per ridurre le emissioni di gas-serra!


Con 550 milioni di tonnellate l'Italia e' il terzo Paese europeo per emissioni di gas serra: un contributo importante viene proprio dal settore dei trasporti (+24% di emissioni), dato che nel nostro Paese le merci continuano a viaggiare su strada (71,9% nel 2008), poco in nave (18,3) e pochissimo su ferrovia (9,8). Il tasso di motorizzazione e’ altissimo: 598 auto ogni 1000 abitanti (+91 % dal 1980). Fatto 100 il volume economico sviluppato dal trasporto su gomma, si stimano nel 40% le ricadute economiche positive, mentre ben il 60% sono esternalità negative che ricadono sulla collettività.

E che facciamo nella nostra bell'Italia? Investiamo risorse in strategie e tecnologie utili per ridurre le emissioni e il traffico veicolare?
Siete fuori strada. Perchè andremo da Mestre a Orte con una nuovissima, bituminosa autostrada che per larghi tratti correrà parallela all'A-14 e alla E-45 (così potremo fare "ciao ciao" con la manina agli automobilisti delle altre corsie veloci). Ben 396 km (di cui "solo" 139 su ponti e viadotti) di cui sentivamo assoluto bisogno. O no?
Con queste premesse provate a leggere qui: se non vi indigna nemmeno questo, non mi resta che auguarvi buon viaggio (con i finestrini belli chiusi, però)!

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sabato, novembre 06, 2010

Filtri antiparticolato & aumento delle polveri sottili: quando l'economia scherza con la salute


Servono veramente questi fantomatici filtri antiparticolato (FAP) per ridurre le emissioni di polveri dei veicoli e per tutelare la salute nostra e dei nostri figli, specialmente in città trafficate?


Una ficcante inchiesta di un valido giornalista italiano mette in luce aspetti a dir poco allucinanti....
Qui potete vedere il trailer dell'inchiesta [link esteso http://www.youtube.com/watch?v=K4iC7nSUesU&feature=player_embedded ]

Qui, invece, vi riporto le indicazioni tecniche dei ricercatori Gatti e Montanari, esperti di nanoparticelle e salute umana: [link esteso http://retedeicittadini.it/?p=5149 ]
Un estratto:
<< I dottori Gatti e Montanari hanno spiegato, con la chiarezza e la competenza che da sempre li contraddistingue, che questi filtri catturano le polveri di scarto e, dopo averle sottoposte ad un particolare processo chimico, le riscaldano ...fortemente così da frantumarle in pezzi molto più piccoli e numerosi di quanto non lo fosse il normale pm10 che esce generalmente dai tubi di scappamento. Risultato finale: la quantità di polvere che esce da questi filtri è la stessa di quella che usciva senza i filtri, se non fosse che essendo più finemente frantumata è molto più pericolosa di prima, in più ci sono le sostanze chimiche velenose inserite durante il processo di filtrazione. Il vantaggio, se così lo possiamo chiamare, è che le centraline che misurano il pm10 ne rileveranno di meno, perchè essendo passata parzialmente allo stato gassoso ed essendosi ridotta di dimensioni, la polvere “passa più inosservata” di prima. Così le ARPA e i sindaci si sentono più tranquilli, ma i loro cittadini si ammalano molto di più >>

<< Il fatto di far montare per legge un dispositivo che peggiora la qualità della nostra aria e fa aumentare parecchio il rischio di malattie per i cittadini è già di per sè incredibile, ma forse in quest’Italia lo possiamo anche capire se pensiamo che il 90% di tali filtri sono prodotti dal potente gruppo PIRELLI (…). Non finisce qui. L’azienda Dukic ha brevettato un altro tipo di dispositivo che si posiziona a monte della combusione, riuscendo a migliorare notevolmente questa fase e ad abbattere, questa volta realmente, le emissioni degli autoveicoli. Questo dispositivo così innovativo, inoltre, rispetto ai F.A.P., non avrebbe bisogno di manutenzione, costerebbe un terzo, ridurrebbe i consumi, insomma sarebbe un sogno per tutti. L’unico ostacolo, che ne impedisce ancora oggi l’omolazione legale forse è proprio il nome del produttore, che è appunto Dukic e non Tronchetti Provera >>

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