Natura et Ratio

venerdì, settembre 22, 2023

La pandemia silenziosa dell'inquinamento atmosferico

Le notizie che dovrebbero circolare ogni giorno, interessare i cittadini e - soprattutto - mettere in moto i neuroni di chi governa (a qualsiasi livello) con provvedimenti a cascata.


La pandemia silenziosa da "air pollution" miete qualcosa come 400.000 morti (premature) ogni anno in Europa: vi sembra poco perdere, nella sola Italia, 70.000 persone ogni anno? 191 morti al giorno, quasi 8 all'ora... Per cosa? Per le emissioni inquinanti di veicoli a benzina, gasolio, metano e gpl, per gli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili fossili, per le emissioni industriali. Insomma, per il "benessere". Cioè, per quello che viene spacciato per benessere, PIL e crescita.
Informazione, prevenzione, regolamenti edilizi seri e applicabili (edifici passivi), norme fiscali a vantaggio di chi lavora producendo zero emissioni (o si avvicina a quell'obiettivo), tecnologie "carbon neutral", ... insomma, di provvedimenti da adottare ce ne sarebbero a bizzeffe.
Ma guardate la cartina e, in particolare, il colore "nero" della Pianura Padana. Sono decenni che siamo a conoscenza del problema: domeniche senz'auto, targhe alterne, chiusura dei centri abitati al traffico sono solo paraventi che servono a poco o a nulla.
Bisogna cambiare decisamente rotta, il ché non significa meno benessere o "crescita negativa".
Non c'è alternativa. E non c'è futuro (per nessuno, eh!).
#aria #inquinamento #salute #pollution #Italia #Italy #Europe #air #WHO #health #future #futuro #sostenibilità #stopfossilfuels #energierinnovabili #azioni #agireora #politica
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Fonti e approfondimenti
- Immagine:
 
- Dati mortalità: Ministero Salute (2021) e articolo su "Wired" del 4.12.2022

- Tecnologie Carbon neutral

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domenica, marzo 15, 2020

Lettera di un babbo alla sua bimba di 10 anni (così vicini, così lontani)

14 marzo 2020

Hey Cucciolotta,
questa mattina, mentre andavo velocemente a fare la spesa, osservavo quanti balconi ci sono in ogni casa, qui dove mi trovo. Penso sia così in quasi tutti i paesi e le città, al di fuori dei centri storici medioevali. Guardando meglio, mi sono accorto che quasi in ogni balcone c'era una persona affaccendata in qualcosa: la signora anziana che si prendeva cura di una piantina, il giovanotto con l'immancabile cellulare in mano, il tipo appoggiato sulla ringhiera che osservava quello che stava accadendo in strada, qualche bambino intento a giocare.
E allora ho pensato a te, perché oggi c'è ancora un po' di Sole e sarebbe proprio bello giocare almeno una mezz'oretta all'aria aperta. In questi giorni uno dei pochi spazi "liberi", all'aperto, dove si può giocare è proprio il balcone di casa. O, per chi è più fortunato, il cortile, il piazzale o il giardino sotto la propria abitazione.
Quando avevo più o meno la tua età, abitavo già nella casa dei nonni, in campagna. E, proprio come tua Mamma nell'abitazione dei suoi genitori, appena possibile mi divertivo a stare più fuori che dentro: non c'erano i cellulari, i primi giochi elettronici erano molto costosi e, dopo un po' che ci giocavi, ti stancavano. Sicuramente meno interessanti di un'arrampicata su di una pianta, di una corsa in bici, di un nascondino all'aperto, della "caccia" alle lucertole (vincevano sempre loro) o di un'improvvisata partita a pallone con gli amici che abitavano nei dintorni. Ci si ritrovava sempre, bastava stare fuori casa e chiamarsi a voce alta: dopo qualche minuto, chi poteva era già in pantaloncini corti, maglietta e... pallone sottobraccio!

Ecco, pensando a quei tempi, mi sono tornate in mente le sfuriate dei genitori o dei nonni per tutte le marachelle che combinavamo: una pallonata distruttiva sulle piante di rose o di gerani, col pallone che poi finiva... bucato (dalle spine o dai genitori!); un vetro rotto per entrare di fretta in casa, sbattendo malamente la porta-finestra; qualche caduta di troppo sui sassi o sul prato, e la classica ferita sul gomito o sul ginocchio.... e così via!
Stamattina, guardando quei due fratellini giocare in un balcone stretto stretto, ho anche pensato che non ci era mai accaduto, quando eravamo giovincelli come te e come quei bambini, di dover stare richiusi senza poter uscire per giorni e giorni (come purtroppo sta succedendo in questo periodo). Certo, quando piove o quando le giornate si accorciano, oppure quando ci si busca l'influenza, è normale dover stare più in casa che fuori. Ma non era mai successo di stare "in quarantena", quasi all'improvviso e senza poter vedere nonni o altri familiari, per la comparsa di un "mostriciattolo" di virus in libera e pericolosa circolazione in ogni angolo del mondo. Mostriciattolo che ha anche fatto chiudere tutte le scuole, molti negozi e alcune fabbriche. E dire che ce ne sono tanti, tantissimi di mostriciattoli invisibili in giro, tutti i giorni: sono batteri e virus, proprio come l'ultimo arrivato. Ma, fino ad oggi, almeno qui in Italia non siamo stati costretti a chiudere quasi tutto per cercare di difenderci al meglio e di proteggere le persone più deboli (anziani, soprattutto, e tutti quelli che hanno avuto o hanno delle malattie che li rendono molto deboli).
E allora mi chiedo: perché è successo tutto questo? E' giusto, ad esempio, che ai bambini sia stata tolta la "libertà" di giocare nei giardini e nei parchi-gioco? Perché le famiglie sono costrette, trovandosi per lavoro o per altri motivi, a stare separate per giorni e giorni senza potersi vedere, abbracciare, coccolare come sta capitando anche a noi? E di chi è la colpa?
Ecco, proprio questo: la colpa.
La colpa è degli adulti. Anche se non di tutti, di molti adulti che si approfittano della natura, degli animali e delle piante, scombussolando gli equilibri di un pianeta unico e bellissimo com'è la nostra Terra. Molti dei problemi ambientali li stai studiando a scuola e li senti, spesso, anche nei telegiornali: l'uomo sta causando danni e problemi a tutti, facendo ammalare - lentamente, giorno dopo giorno - il nostro meraviglioso e fragile Pianeta.
E allora noi adulti dovremmo imparare a chiedere scusa, ai bambini e alla Terra. E dovremmo anche riparare i danni fatti e smetterla di maltrattare l'unico mondo che abbiamo, imparando questa lezione e cercando di vivere nel giusto equilibrio che c'è in tutte le cose. Dovremo sempre "sfruttare" la Terra per vivere, è vero e fa parte delle normali interazioni tra organismi viventi ed habitat, ma ci sono limiti da non superare e delle "regole" da rispettare: le impariamo sin da scuola, proprio come le stai imparando tu, tutti i giorni. Il rispetto del prossimo e di tutti gli esseri viventi, l'attenzione all'ambiente che ci circonda, l'aiutarsi reciprocamente quando qualcosa non va o quando stiamo male, il prendere quello che serve e non accaparrarsi tutto, perché inevitabilmente qualcuno resta senza l'essenziale per vivere...
Regole e comportamenti che, non appena si diventa adulti, purtroppo iniziamo a "dimenticare" o a "ignorare": questa è una grande colpa di noi adulti, che pensiamo più a guadagnare soldi che al bene degli esseri viventi e del Pianeta.
I primi a rimetterci, poi, sono i più deboli e i più piccoli... ed è un'ingiustizia che non si può sopportare. O, almeno, che io non sono mai riuscito a tollerare: sono arrabbiato per questo, ma anche triste e deluso per il comportamento di noi adulti. Ma sono triste e deluso soprattutto perché, ora, io e tanti altri genitori che vogliono cambiare le cose in meglio non possiamo fare niente...
E forse non riusciremo a fare niente neanche "domani" (tra un mese o due), quando ritorneremo lentamente alla normalità. E lo sai perché? Perché per far cambiare le cose serve tempo e, probabilmente, servono "nuovi adulti", che pensano di più alle cose belle per tutti, a quelle che ci fanno star bene tra di noi e con la Terra. Insomma, temo che bisognerà aspettare ancora molti anni e, nel frattempo, potrebbero arrivare altri "mostriciattoli" che ci costringeranno a restare a casa, perdendo la libertà che tanto ci piace: un nuovo virus, ma anche l'inquinamento che soffoca le città e causa tanti morti ogni giorno, o la siccità che mette in crisi raccolti ed ecosistemi, un alluvione che porta danni e vittime...
Dovremo forse aspettare che i bambini e le bambine di oggi, gli adulti di domani, crescano e rimproverino i loro genitori e i loro nonni per tutti i problemi che hanno causato e che hanno lasciato non risolti? Saranno i giovani di oggi, gli adulti di domani, che prenderanno decisioni importanti per far migliorare la salute del nostro meraviglioso Pianeta?
Temo proprio di sì!
Ma questo non significa che, nel frattempo, noi "adulti arrabbiati" resteremo immobili e silenziosi, anzi... Continueremo a fare di tutto e a lottare per un presente ed un futuro migliori, anche se siamo pochi e... chi prende le decisioni importanti non ci ascolta. Ma non ci fermeremo, cucciola mia, perché non ci sono scuse che tengano!

E' una lettera troppo lunga e forse noiosa, bimba, ma tuo padre ci teneva a scriverla e a fartela leggere. Tra qualche anno speriamo resti solo un ricordo che ci farà sorridere e niente più.
Ti voglio un "universo" di bene, lo sai? :-)
E, appena questa brutta situazione finirà, correrò ad abbracciarti stretta stretta per recuperare tutto il tempo "perso". E non mi dire che la barba ti "picca" sulle guance, ok?
Un super-bacione, a distanza di... più di un metro (visto che siamo sfortunatamente separati da qualche decina di chilometri) e un salutone!
Babbo

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domenica, ottobre 01, 2017

Quanto ne sappiamo sui danni dell'inquinamento atmosferico in Italia?

Nel Belpaese si contano 1500 decessi/anno per milione di abitanti - valore di gran lunga superiore a tutte le altre nazioni europee - dovuti all'inquinamento atmosferico. E molte di queste morti premature riguardano giovani e giovanissimi!
In termini di prevenzione primaria si sta facendo ben poco: occorre lavorare anche su questo al Ministero della Salute, di concerto con gli altri dicasteri interessati (Ambiente e Sviluppo Economico in primis)!
#salute #ambiente #inquinamento #prevenzione Eccovi l'articolo divulgativo comparso su Repubblica.it

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domenica, agosto 06, 2017

Bere per star bene. Fino a star male...

Car* ragazzuol* che approfittate - giustamente - di festival & sagre estive per divertirvi in compagnia ed allegria: tra le altre cose sappiate che - maggiore età ex lege - un bicchiere (sarebbe più corretto parlare di "unità alcolica") di birra o di vino a pasto va più che bene. Leggasi: ci sono più "vantaggi" che "svantaggi".
Guardando a destra e a manca, però, tra ritrovi celtici, immancabili feste della birra e concerti alternativi, vedo, sento e leggo (anche, purtroppo, dalle "cronache ospedaliere") che "esagerare" sembra essere diventata sempre più "la regola" (o quasi). Che vi posso dire che non sapete già?
Forse che il gusto della bevanda alcolica, dopo il secondo o il terzo bicchiere, non si percepisce più perché abbiam "saturato" i recettori e "obnubilato" il cervello (deprimendo i recettori neuronali fondamentali per diversi neurotrasmettitori quali il GABA e il glutammato), quindi... cui prodest?
Oppure che il fegato, che qualcuno orgogliosamente dice di aver "...di acciaio inossidabile" perché "...regge tutto", si danneggia progressivamente e non riesce più, giorno dopo giorno, mese dopo mese, a riparare le lesioni procurate da questo comportamento "...che ci fa star tanto bene", fino a procurarsi - anche mesi o anni dopo, in modo silente - steatosi, fibrosi, cirrosi e tumori?
Oppure che c'è modo e modo per divertirsi volendo bene a quella meravigliosa macchina che è il nostro corpo, senza per forza esagerare o dimostrare chissà che cosa? Insomma, "est modus in rebus"...
Anche questa è cultura, credo. E anche questo è buonsenso.
Del resto, non c'è niente di più alternativo e speciale di essere... "normali", perché ognuno di noi è già di per se bello, unico e particolare. O no?

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mercoledì, luglio 19, 2017

Salute e.... salute!

Sul fatto che la vita sia soltanto "una" dovremmo essere, in scienza e coscienza, tutti d'accordo.
Penso anche che l'importanza di mantenersi in uno stato di salute buono (senza che questo significhi per forza di cose "sacrificarsi" o "fare troppe rinunce") possa essere considerato un obiettivo condiviso e condivisibile.
Bene.
Ciò premesso mi (vi) chiedo: perché, o persone dotate di intelletto e di buonsenso (e ne avete a sufficienza, se più sopra eravate d'accordo con me), continuate a... "rilassarvi" peggiorando il vostro stato di salute e - indirettamente - la salute di chi vuole bene ?
Mi spiego meglio: perché cercare sollievo (...illusorio), distrazione, benessere (...fittizio) in gesti o azioni o "vizi" che - le evidenze mediche e scientifiche lo mettono nero su bianco da decenni - ci faranno ammalare?

Di comportamenti e azioni "alternative" al fumo (...di tutti i tipi! E anche se ... "ne fumo una al giorno"), all'alcolismo (..."una sbornia ogni tanto che male fa"...), alle droghe... ce ne sono a bizzeffe e fanno star meglio - leggasi m e g l i o - il nostro corpo, stimolando la produzione degli ormoni del benessere e del buonumore!
Insomma, rischiamo di essere felici e rilassati mantendoci in salute :) . Pazzesco, non vi pare?

Quali sono queste azioni "miracolose"? Ve ne elenco giusto alcune:
- abbracciarsi per almeno 20 secondi (va bene anche con un gatto o con un cane, a patto che siano d'accordo ;) ).; - mangiare cioccolato fondente;
- fare una corsetta (o una camminata a passo abbastanza veloce); meglio ancora... iniziare a praticare uno sport (per divertirsi, non per competere e basta!);
- ridere di gusto (per qualche minuto al giorno);
- ascoltare buona musica (e mettersi a ballare!);
- mangiare i cosiddetti "alimenti funzionali" secondo i recenti dettami della nutraceutica (per chi vuole qui c'è da approfondire!);
- leggere un buon libro;
- fare aromaterapia (qui ancora non ci sono molti studi a confermare gli effetti a livello psico-fisico, ma... inalare profumi come quello di lavanda o menta piperita male non fa ;) );
...

PS: ovviamente tutto il "potere" contenuto in queste azioni può non essere sufficiente, se si fa una vita perennemente stressante e se ci si circonda di amici lagnosi e negativi. In questi casi... non fate l'errore di "cadere" nella sigaretta o in altri comportamenti negativi: non fate che peggiorare la situazione.
Cambiate lavoro e/o "amici", no? ;)
#salute #prevenireèmegliochecurare #benessere

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lunedì, gennaio 16, 2017

Salute e qualità dell'aria: inquinati e moribondi a norma di legge. In Italia, come al solito!

Argomento "salute" e "qualità dell'aria".
Come è noto, sono in costante aumento le patologie (anche mortali) legate alla cattiva qualità dell'aria che respiriamo ogni giorno nelle nostre città. Chi ci rimette, come al solito, sono soprattutto bambini e anziani... i soggetti più deboli. Tanto per rinfrescare la memoria, uno degli ultimi (e tragici) aggiornamenti.
Bene.
La Regione Marche che fa, visto che in quanto a smog non scherziamo per niente?
Vedere il rapporto 2016 dell'ISPRA sullo stato dell'ambiente in Italia e dare una rapida occhiata, scaricando il capitolo 5, alla vostra regione di residenza (nel mio caso, tratto delle Marche).
Nel silenzio generale dei mass-media (e dell'assessorato competente), la giunta regionale emana cheta cheta a fine dicembre una 'classica' delibera "salvacapra&cavoli" (e in piena tradizione "scaricabarile", lasciando la patata bollente ai sindaci dei comuni) avente come oggetto "Misure contingenti 2016/2017 per la riduzione della concentrazione degli inquinanti nell'aria...".
Qui potete scaricare e leggere, se volete, il pdf della DGR. Due sintetiche osservazioni:
1) non tutti i comuni hanno centraline funzionanti e non tutte le (poche) centraline attive misurano i vari parametri richiesti per valutare compiutamente i livelli degli inquinanti (a chi spetta installarle e a chi spetta "farle funzionare"?!?!);
2) se i "risultati attesi" (citando testualmente la D.G.R. della regione a pag. 13) sono questi: "Grazie alle misure previste dal presente atto, si ritiene che ci saranno LIMITATI SUPERAMENTI dei limiti normativi per la qualità dell'aria ... " e cioè che si può continuare ad inquinare tranquillamente e a respirare PM10 & co., l'allarme lanciato da pneumologi ed oncologi sull'incremento delle malattie dell'apparato respiratorio in chi abita nelle città assediate dallo smog continuerà a restare inascoltato da chi ha il DOVERE di tutelare la salute e l'ambiente.
Inquinare si può. Per legge. E anche morire, sempre a norma di legge.
Insomma... "così è, se vi pare". #sapevatelo

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martedì, ottobre 27, 2015

Carni rosse e tumori: l'OMS dice sì!

Il buonsenso e l'obiettività, qualità già rare in situazioni normali, tendono a raggiungere livelli prossimi allo zero quando le evidenze scientifiche toccano certi "miti acquisiti".
E' il "tormentone" di questi ultimi di giorni, ma è anche un tema importante che molti - anche tra gli "addetti ai lavori" - sottovalutano e prendono alla leggera, con canzonature e semplificazioni estreme: ne va della nostra salute e sappiamo bene (o dovremmo saperlo) che prevenire è decisamente meglio che curare. Per noi, ma anche per le casse dello Stato (leggasi, alfine, tasse).

"Mangiare una salsiccia o una bistecca non ha mai ucciso nessuno"
Mangiarne una di certo no, ma i dati a disposizione della comunità scientifica dicono - e non ci sono santi né salumi che tengano - che un consumo eccessivo di carni rosse trasformate aumenta il rischio di contrarre tumori (soprattutto per stomaco, colon-retto, prostata). "Basta seguire la dieta mediterranea, come abbiamo sempre fatto"
Giusto, si tratta di un regime alimentare salutare che ha alla base attività fisica e un consumo quotidiano di più porzioni di frutta e verdura, cereali integrali, olio extravergine d'oliva: peccato, però, che nella piramide della dieta mediterranea moderna (curata dai ricercatori dell'INRAN, l'Istituto Italiano di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) le carni rosse siano inserite solo in prossimità del "vertice" (cosumo settimanale, porzioni moderate) con meno di due porzioni a settimana.
"E' anche grazie alla carne se l'aspettativa di vita oggi si aggira attorno agli 80 anni"
Lasciando da parte le ovvie considerazioni legate al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, sociali (riduzione della povertà) ed ambientali (acqua potabile, tanto per fare un solo esempio) cui anche l'Italia ha beneficato dal secondo dopo-guerra ad oggi, chi ha contribuito all'incremento dell'aspettativa di vita sono i nostri nonni e i nostri padri, la cui alimentazione seguiva - qualche decennio prima della scoperta ufficiale della dieta mediterranea - un regime basato su tanta frutta e verdura rustica e di stagione, cereali integrali e legumi (la "carne dei poveri"), qualche latticino fatto in casa e solo occasionalmente (la domenica, per "far festa") portate a base di carne (peraltro da allevamento domestico).
Niente cibi industriali, apporto eccessivo di grassi, insaccati a pranzo (e a cena), grigliate al ristorante e con gli amici: lasciamo passare altri 30-40 anni e i danni di questa alimentazione ipercalorica e iperproteica saranno un costo sociale e sanitario tra i più alti e... insostenibili!
Basti pensare, tanto per dire, all'obesità in età infantile che in Italia raggiunge le punte record (quasi 1/3 dei bambini sotto i 10 anni sono in sovrappeso o obesi) battendo sul terreno dei grassi, degli zuccheri e delle proteine anche gli USA (da cui abbiamo importato anche le "mode" dei fast-food e dei trash-food).

Ad majora!

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domenica, agosto 16, 2015

Siamo in finale con 12 bravissime ragazze. Ma nessuno (o quasi) lo sa.

La pallavolo è uno sport "minore" solo per i mass-media: in Italia è secondo, per numero di praticanti (quasi 366.000), al calcio e per le ragazze è il primo sport in assoluto.
Nonostante questo se ne parla poco o nulla, ed è un peccato perché ritengo sia molto importante - oggi che la sedentarietà e l'inattività giovanile è in crescente aumento (vedi i dati sull'obesità in età infantile ed adolescenziale) - per avvicinare i giovani ad una vita attiva, sana e ricca di valori positivi.
Abbiamo una squadra nazionale in finale ai mondiali Under 18 che si stanno disputando in Perù: sono orgoglioso (come pallavolista e come italiano) delle nostre atlete :)
Questa notte la sfida decisiva contro la corazzata USA: comunque vada, sarà un successo!

http://www.federvolley.it/index.php?idnews=13741

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domenica, febbraio 22, 2015

Avvelenamento "a norma di legge"?

Ai più può sembrare inverosimile, eppure è così. Nonostante oggi le evidenze scientifiche siano tutte contro l'uso (e l'abuso) dei pesticidi, si continua imperterriti ad irrorare colture, campi, scarpate e persino orti e giardini con sostanze chimiche pericolose non solo per la componente biotica degli ecosistemi ma anche per la salute dell'uomo.
Il paradosso, peraltro nemmeno tale, è che siamo proprio noi italiani ad essere tra i primi al mondo nell'uso (e abuso) dei pesticidi: un triste primato cui fanno da contraltare non solo le problematiche legate agli ecosistemi acquatici (vere e proprie bombe chimiche), ma anche l'aumento di patologie che colpiscono l'uomo e il cui nesso con queste sostanze è oramai appurato (perlomeno in gran parte dei casi).
Sia l'ISPRA, l'Istituto superuore per la ricerca e la protezione ambientale, che molti oncologi hanno più volte evidenziato i dati delle ultime ricerche in proposito, mettendo in funzione un campanello d'allarme che fino ad ora non è servito - purtroppo - a nulla. La nostra classe politica e le lobbies dell'agro-chimica e del biotech fanno le "spallucce" e si arriva all'assurdo di trovare persino nei supermarket sostanze tossiche liberamente acquistabili da tutti...
Trovate qui il recente report dell'ISPRA sul cocktail di pesticidi che possiamo rinvenire nei corsi d'acqua, mentre qui c'è il link all'articolo della dr.ssa Gentilini, brillante medico oncologo referente scientifico dell'ISDE.
Ad majora!

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lunedì, gennaio 26, 2015

Olio di palma? Anche no, grazie :)

Accusato da più parti, ad onor del vero spesso ingiustamente, l'olio di palma è stato "costretto" ad uscire allo scoperto: dal 2015 nei prodotti alimentari venduti in Italia esiste l'obbligo di indicare in etichetta la tipologia degli oli vegetali utilizzati come ingredienti.
 
Anche se non è il "peggiore" di tutti gli oli in com

mercio, possiamo scegliere di evitare prodotti nei quali la provenienza dell'olio di palma non è dichiarata (potrebbe non essere una produzione sostenibile?), orientando i nostri consumi, con scienza e coscienza, verso prodotti di aziende che utilizzano altri oli (meglio ancora se provenienti da coltivazioni biologiche certificate). Scrivendo una mail alle ditte che non riportano informazioni chiare, se proprio vogliamo indossare i panni del "consumat(t)ore, spiegando la nostra scelta.
Ma perché molte persone "boicottano" l'olio di palma? Qui trovate alcune delle motivazioni che aprono una riflessione sul tema e, la prossima volta che vorreste spalmare sul pane una crema al cioccolato... provate a leggere anche qui e, per fare un po' di chiarezza, anche ascoltando il dr. Bressanini qui

PS: ora, se state pensando "accipicchia, e adesso come faccio senza Nut....?" Non preoccupatevi: se volete evitare quella o altre marche, le alternative ci sono (e sono più gustose, etiche/ecologiche & salutari) :)
Eccone alcune "oil palm free" e biologiche:

Cioko Crem – Alce Nero

Vegan Ciok – Probios

Nocciolata – Rigoni di Asiago

Dolce Nocciola – La Finestra sul Cielo

Crema Nocciole e Cacao – Ecor

Cajita Bio – Altromercato

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mercoledì, dicembre 10, 2014

Anche senza pesticidi i raccolti sono buoni: basta "scuse"!

Adesso non ci sono più scuse: lo svantaggio produttivo delle coltivazioni agricole che non usano concimi e pesticidi rispetto a quelle di tipo convenzionale è più basso di quanto stimato in passato.
Non solo: l'attenta gestione di opportune pratiche agronomiche potrebbe ridurlo ancora di più, come evidenzia il lavoro di analisi svolto da un team di ricercatori dell'Università della California a Berkeley su 152 studi che hanno confrontato le rese delle due forme di agricoltura (tradizionale/convenzionale vs. biologica/organica).
Qui trovate l'articolo divulgativo completo.
Buona lettura e... diamo fiducia a chi produce beni primari rispettando l'ambiente e noi stessi, come accade qui!

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giovedì, agosto 30, 2012

Un appello da sottoscrivere e da divulgare!

Sono passati alcuni anni da quando il prof. Fabio Taffetani, ordinario di Botanica presso la Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università Politecnica delle Marche, aveva messo in rete questo documento.
Bene, se è vero che le grandi conquiste in campo sociale ed ambientale nascono dal basso... come non condividere questo appello? Leggete e, se condividete, firmate e divulgate urbi et orbi! E ricordate che... resistenza è resilienza ^__^ ------testo dell'appello------- Sembra proprio che, 50 anni dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa, la maledizione della pazzia autodistruttiva che Rachel Carson presagiva, già all’inizio degli anni sessanta, osservando i primi effetti dell’abuso irrazionale della chimica nelle campagne americane (Silent Spring, 1962), stia giungendo alle sue fasi più preoccupanti anche nelle nostre regioni italiane, un territorio che dovrebbe avere cultura, tradizioni, prodotti della terra, paesaggio e ambiente tra le risorse più preziose e condivise. Ci sono sempre più agricoltori che abusano sistematicamente di questa pratica (spesso del tutto inutile, oltre che dannosa per noi e per gli ambienti naturali), ma che utilizzano il diserbo anche al di fuori delle aree coltivate, distruggendo gli habitat erbosi delle fasce non coltivate. Anche semplici cittadini irrorano le fasce erbose sotto casa con erbicidi per evitare lo sviluppo delle erbe infestanti. La pratica del diserbo, nata per il controllo delle commensali in agricoltura, erroneamente considerata come alternativa allo sfalcio, viene ora proposta da amministrazioni locali, ANAS e Società Autostrade, grazie al sostegno delle industrie chimiche che producono il diserbante più aggressivo e meno selettivo oggi sul mercato (il glyphosate), per la manutenzione sistematica delle strade pubbliche (a volte con la scusa di combattere le allergie da polline, ma in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione di graminacee e di neofite), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare questa pratica anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi, in seguito alla scomparsa della vegetazione matura che presidiava il terreno. Solo gli addetti ai lavori, e una minoranza di cittadini bene informati, oggi sanno che una pratica corrente dell’agricoltura del nostro tempo è il diserbo chimico. Le cosiddette erbacce non vengono più estirpate manualmente o meccanicamente, come accadeva in passato, ma la loro distruzione è affidata a molecole chimiche che si incaricano di annientare il loro sistema ormonale, lasciando in vita le colture utili. Si tratta di una pratica che ha cominciato a diffondersi nel nostro Paese all’indomani della seconda guerra mondiale e che ormai è accettata universalmente come una consuetudine normale. Essa offre infatti la possibilità di risparmiare lavoro e quindi di ridurre i costi aziendali. Fa parte quindi delle innovazioni tecniche inaugurate dall’agricoltura industriale nel XX secolo, che hanno reso la nostra agricoltura sempre più competitiva ma al tempo stesso i nostri agricoltori sempre più subordinati all’industria chimica e soggetti a margini decrescenti di profitto. Oggi, anche su piccoli appezzamenti di terreno, in ogni regione d’Italia, si pratica sistematicamente questa operazione di avvelenamento selettivo del terreno per avere campi privi di erbe indesiderate. Può capitare che persino il personale dei comuni e delle provincie, incaricato di tenere sgombri i bordi delle strade, ricorra a simili mezzi, oltre al decespugliatore meccanico. Chi possiede gli strumenti per leggere il paesaggio e le condizioni del terreno, girando per le nostre campagne può scorgere le tracce visibili della silenziosa guerra chimica oggi in corso. Sempre più frequentemente gli interfilari di vigneti e frutteti appaiono completamente nudi, salvo radi ciuffi d’erba rosseggianti che sembrano sopravvissuti al passaggio del fuoco. Tutto ciò nonostante l’agricoltura biologica abbia da tempo scoperto e sperimentato – valorizzando vecchi saperi contadini – i vantaggi del mantenimento controllato dell’erba nel campo (inerbimento). Questa pratica infatti assicura la difesa del suolo dall’azione della pioggia battente e dai processi di erosione, la conservazione dell’humus e della vita biologica del terreno, la difesa della biodiversità, una crescita più sana delle piante, una superiore qualità organolettica dei frutti, ecc. Ma il ricorso al diserbo chimico continua anche perché esso fa parte di un sistema che ha finito coll’imporre le regole del profitto anche all’ambito incomprimibile della vita. L’agricoltura industriale, infatti, ha abolito le antiche rotazioni delle colture – con le quali si curava la fertilità del terreno e si conteneva la proliferazione delle erbe spontanee – e ha affidato interamente alla chimica il compito di produrre, con i concimi di sintesi, i prodotti agricoli, e di distruggere le piante indesiderate con i diserbanti. Questi ultimi fanno dunque anche parte di un circolo vizioso che agli effetti indesiderati prodotti dall’alterazione degli equilibri naturali risponde con una ulteriore assoggettamento della vita organica alla chimica. Ebbene, a parte le considerazione esposte, ci sono almeno quattro fondamentali ragioni per dire basta a questo modo violento e barbarico di fare agricoltura: 1) I diserbanti sono altamente nocivi alla salute umana, soprattutto degli agricoltori che li usano. Alcuni componenti come il 2,4 _ D e il 2,4,5 _ T (quest’ultimo presente nei defolianti usati dagli americani nella guerra contro il Vietnam) sono gravemente indiziati di ingenerare tumori e i linfomi-non-Hodgkin (H. Norberg-Hodge/P. Goering/ J. Page, From the ground up. Rethinking industrial agricolture, Zed Books, London 2001, p. 19). Una campagna dove sempre più frequentemente circolano tali veleni è destinata a diventare un luogo altamente insalubre tanto per gli agricoltori che per tutti noi; 2) I diserbanti non solo sono gravemente nocivi alla fauna dei campi (uccelli, serpi, talpe, ricci, rospi, grilli, cicale, ecc.) ma sopprimono anche gran parte della vita biologica del terreno. E il terreno non è un semplice supporto neutro per le coltivazioni, quale lo ha reso l’agricoltura industriale, ma un organismo vivente su cui crescono le piante da cui ricaviamo il nostro cibo. Esso è, a pensarci bene, la base stessa della vita, di ogni vita sulla terra. È difficile immaginare che possa sopportare a lungo l’avvelenamento chimico selettivo dei diserbanti. Così come appare difficile immaginare che si possano produrre alimenti sani da un habitat in cui la vita viene così sistematicamente perseguita. 3) I diserbanti inquinano gravamente le falde acquifere. Noi non sappiamo che cosa succederà – e che cosa succeda già adesso – delle fonti da cui i comuni attingono le risorse idriche per distribuire l’acqua potabile ai cittadini. Dopo anni di diserbo chimico sempre più intenso è facile prevedere che i veleni saranno diffusamente presenti nelle nostre falde. Ora, che una delle risorse più preziose della nostra vita e delle nostre economie, bene sempre più scarso, risorsa strategica per il futuro, debba essere distrutta da una delle pratiche più dissennate che l’uomo abbia immesso nell’agricoltura recente è un paradosso che ripugna a ogni elementare buon senso. 4) Infine, un paradosso a cui la scienza e la tecnica, nel corso dell’età contemporanea, ci hanno spesso abituati. I diserbanti si rivelano alla lunga inutili e controproducenti per lo stesso fine per cui sono utilizzati. Riporto le testimonianze di due esperti italiani, appartenenti all’ambito dell’agricoltura convenzionale: «L’introduzione della pratica del diserbo chimico ha provocato una profonda modifica della struttura della vegetazione spontanea. I tratti fondamentali di questo cambiamento possono essere riassunti da una parte nella riduzione della ricchezza floristica e dall’altra nell’abbondanza di un numero ristretto di specie. Pertanto, negli agro-ecosistemi si è ridotto il numero totale di specie infestanti e quelle adattatesi alle nuove condizioni imposte dalla tecnica, per un fenomeno di compensazione, hanno assunto una elevata densità di individui. Il risultato di questo processo è stato un progressivo avvicinamento ecofisiologico tra malerbe e colture, fino ad arrivare, in pratica, a strette associazioni tra specie infestante e specie coltivata, che rendono poco efficaci i trattamenti chimici. Le infestanti sono riuscite ad evolvere strategie ecologiche per sfuggire all’azione dei trattamenti. Si deve infatti tener conto che il diserbo chimico è in grado di colpire solo la quota di infestazione in atto, ma lascia sostanzialmente indisturbata quella non visibile, definita potenziale, dovuta ai semi e agli organi di propagazione agamica presenti nel terreno. L’infestazione potenziale può rappresentare oltre il 90% dell’infestazione totale» (P. Catizone-G. Dinelli, Il controllo della vegetazione infestante, in Accademia Nazionale di Agricoltura, L’agricoltura verso il terzo millennio attraverso i grandi mutamenti del XX secolo, Edagricole, Bologna 2002, pp. 596-97). La pratica del diserbo chimico rappresenta una delle procedure alla lunga più inutili, inquinanti, dannose e costose (per gli agricoltori e i consumatori) oggi presente nell’agricoltura del nostro tempo. Essa va integralmente estirpata dalla nostra agricoltura e ancor più nell'utilizzazione al di fuori delle aree coltivate come una delle scelte più sbagliate ed infauste della tecno scienza contemporanea. Non c’è alcuna ragione perché tale forma di avvelenamento delle nostre campagne duri un giorno in più. Il risparmio di lavoro che il diserbo chimico consente, rispetto a quello meccanico, non può più essere calcolato in termini puramente aziendali o economici, come è stato fatto dissennatamente finora. Se nel computo si immettono i molteplici costi sociali, economici, biologici, ambientali che il suo uso comporta, il bilancio mostra la sua non più occultabile cecità. Fabio Taffetani

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mercoledì, gennaio 11, 2012

Progetto "Ambiente e Tumori"

Volete saperne di più su rischi, cause e recenti acquisizioni sulla cancerogenesi ambientale (inquinamento, radiazioni, alimentazione)?

Scaricate il pdf di questo corposo documento: oggi più che mai "mens sana in corpore sano", anche grazie ad una... sana informazione = prevenzione primaria!

Vi riporto l'indice del volume, curato con certosino scrupolo da medici, oncologi, epidemiologi e ricercatori universitari:


Associazione Italiana di Oncologia Medica

Progetto AMBIENTE E TUMORI

The environmental origin of cancers - D. Belpomme 12

INQUINAMENTO E TUMORI 17

Cancerogenesi ambientale: inquadramento - P. Gentilini 18

Cancerogenesi ambientale: vecchi e nuovi paradigmi - E. Burgio 28

Prolegomena alla cancerogenesi chimica - E Burgio 41

Il problema dell'incremento dei tumori infantili. Cancerogenesi transplacentare e transgenerazionale - E. Burgio 51

CANCEROGENESI 63

La cancerogenesi da metalli pesanti - E. Burgio 64

Contaminazioni da Diossina nella Catena Alimentare - A. Malorni, F. Boscaino, G. Palmieri 73

Legame Diossina-AHR ed Immunosoppressione Tumorale - R. Ridolfi 82

Il ruolo dei microRNA - M. Fabbri 90

ALIMENTAZIONE E TUMORI 99

Linee guida su abitudini alimentari e Tumori - S. Sieri, S. Grioni, V. Krogh 100

Rischi cancerogeni dei dolcificanti artificiali: il caso dell'aspartame - M. Soffritti, M. Manservigi 103

I cancerogeni nelle acque per uso umano - M. Bolognini 110

INQUINAMENTO ATMOSFERICO E TUMORI 117

Inquinamento dell'aria e tumori umani - P. Crosignani 118

Leucemie infantili e traffico veicolare - P. Crosignani, A. Tittarelli, M. Bertoldi, A. Borgini, P. Contiero 127

GRANDI IMPIANTI E RISCHIO ONCOLOGICO 133

Acciaieria con forno elettrico - C. Panizza 134

Centrali a carbone - P. Franceschi 142

Inceneritori - P. Gentilini, V. Gennaro 150

AMIANTO - B. Castagneto, I. Stevani, L. Giorcelli 159

RADIAZIONI IONIZZANTI 165

Radiazioni ionizzanti di origine occupazionale, bellica e medicale - B. Castagneto, D. Degli Esposti,

I. Stevani, L. Giorcelli 166

Radiazioni cosmiche - P.A. Ascierto 176

RADIAZIONI NON IONIZZANTI 191

Radiazioni ottiche - P. A. Ascierto, M. Palla, I. De Michele, F. Ayala 192

LIMITI DI LEGGE E TUTELA DELLA SALUTE 205

Tutela della Salute fra Limiti di Legge e Principio di Precauzione - R. Ridolfi, D. Degli Esposti 206

COMMENTARY 217

Ambiente e tumori: sanita pubblica, ricerca scientifica, comunicazione - P. Comba 218

CONCLUSIONI - R. Ridolfi, G. Comella 221

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domenica, maggio 22, 2011

Avvelenamento... a norma di legge!

Leggendo questo articolo, non posso non fare a meno di pensare a come - in questi ultimi 20/30 anni - l'uomo faccia di tutto per autodistruggersi.
E' arcinoto a tutti (o quasi, visto che chi ha il potere di "decidere" su cosa vietare per la salute umana e dell'ambiente... ha deciso di non decidere!) che l'esposizione quotidiana al mix sostanze chimiche prodotte dalle attività antropiche ci sta portando verso l'estinzione della specie Homo sapiens sapiens, a partire da una sempre minore fertilità (vedere, ad esempio, qui).
Un bel sospiro di sollievo per tutte le altre specie viventi, certamente, ma... allora a cosa serve la nostra tanto "osannata" (quanto presunta) intelligenza "superiore"?

Tra le sostanze chimiche che ci mangiamo, beviamo o inaliamo tutti i giorni... vi sono anche quelle spruzzate, a norma di legge, nei campi e nelle scarpate stradali. Diconsi pesticidi, venefiche sostanze di sintesi che vanno a distruggere erbe spontanee (erbicidi), funghi (fungicidi), animaletti vari (dai rodenticidi ai molluschicidi) & co.
La pratica è più diffusa di quanto non si possa credere: per alcuni prodotti non serve nemmeno un permesso speciale e chiunque può trasformarsi nell'untore di turno.
Una chiara ed efficacia sintesi delle problematiche connesse con l'uso dei pesticidi ed i danni che si arrecano, a norma di legge (o quasi!), all'ambiente e alla nostra salute sono ben esposte da questo documento del prof. Taffetani, botanico dell'Università Politecnica delle Marche.

Meditate, gente, meditate.
Ma non troppo: qui è necessario agire, se vogliamo salvare il salvabile!!!

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giovedì, giugno 18, 2009

MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO I SUSSIDI ALL'INCENERIMENTO

20 GIUGNO- 15 LUGLIO:
RUSH NAZIONALE PER LA “VERTENZA CONTRO I CIP6”

GIORNATE DI MOBILITAZIONE NAZIONALE PER L’ ADESIONE ALLA VERTENZA CONTRO I SUSSIDI ALL’INCENERIMENTO

L’Associazione DIRITTO AL FUTURO ha indetto 3 settimane di mobilitazione in cui in tutta Italia si potrà aderire alla vertenza contro la “truffa” dei sussidi regalati all’incenerimento. Chiunque voglia farsi carico di questa iniziativa può richiedere la necessaria “modulistica” ( da adesso dotata anche di simpatico logo) a informazioni@dirittoalfuturo.it oppure a ambientefuturo@interfree.it .
Con la nuova modulistica di semplice lettura da utilizzate ai tavoli e/o nel corso delle iniziative pubbliche sarà anche disponibile un modulo PER L’ADESIONE ON-LINE alla vertenza ( occorre tuttavia inviare copia della bolletta elettrica e di documento di riconoscimento inviando il tutto via fax all’ apposito indirizzo oltre che inviare10 euro al cc di DIRITTO AL FUTURO anche attraverso la via elettronica) le cui modalità a brevissimo verranno comunicate sul sito dell’associazione.

Invitiamo tutti i gruppi che in questi mesi hanno espresso condivisione ( e sono tantissimi) a questa iniziativa da ritenersi fondamentale per una battuta di arresto dell’incenerimento in Italia, a segnalarci le iniziative che intendono svolgere possibilmente entro il 27 giugno in modo da poterle inserire sia sui siti www.dirittoalfuturo.it - sia su www.ambientefuturo.org; sia per poterle comunicare in un unico “pacchetto” alla stampa. Dal 20 giugno, tutti i pomeriggi dalle 15,30 alle 19 presso la SEDE OPERATIVA NAZIONALE in via per S. Alessio 87, Monte San Quirico (Lucca) un gruppo di volontari sarà disponibile a fornire informazioni e supporti a favore delle iniziative. I contatti sono 0583 331070 ( solo negli orari di cui sopra) oppure 3382866215 o cell. 338 7558775. Durante gli orari segnalati sarà possibile anche organizzare brevi incontri per skype.

Ad oggi possiamo già elencare iniziative di raccolta adesioni a PACECO ( TP) , 20 giugno, organizza l’Associazione Rifiuti Zero di Trapani, Pistoia, dove gli “Amici di Beppe Grillo” oltre a tavoli informativi che si svolgeranno per tutto fine giugno organizzano la raccolta delle adesioni durante lo svolgimento dell’importante appuntamento musicale “PISTOIA BLUES” ed in particolare il 2 luglio; LUCCA dove presso la Sede Nazionale tutti i pomeriggi dal 22 giugno sarà possibile aderire alla vertenza; sempre a Lucca presso la Sede Nazionale il 27 giugno, dalle 15,30 in poi, si svolgerà UNA RIUNIONE REGIONALE TOSCANA di tutte le realtà impegnate operativamente nella vertenza che in Toscana prevede già iniziative a PISA, PONTEDERA, FIRENZE, PIETRASANTA, BORGO A MOZZANO, GROSSETO. Altre iniziative già segnalate si svolgeranno a BRESCIA, AOSTA, TORINO, PARMA, ASTI, COLLEFERRO, PONTICELLI (NA), LECCE, TARANTO ecc.
AIUTATECI AD ALLUNGARE QUESTO ELENCO!

Tenete d’occhio il sito della vertenza www.dirittoalfuturo.it .

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