Natura et Ratio

venerdì, settembre 22, 2023

La pandemia silenziosa dell'inquinamento atmosferico

Le notizie che dovrebbero circolare ogni giorno, interessare i cittadini e - soprattutto - mettere in moto i neuroni di chi governa (a qualsiasi livello) con provvedimenti a cascata.


La pandemia silenziosa da "air pollution" miete qualcosa come 400.000 morti (premature) ogni anno in Europa: vi sembra poco perdere, nella sola Italia, 70.000 persone ogni anno? 191 morti al giorno, quasi 8 all'ora... Per cosa? Per le emissioni inquinanti di veicoli a benzina, gasolio, metano e gpl, per gli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili fossili, per le emissioni industriali. Insomma, per il "benessere". Cioè, per quello che viene spacciato per benessere, PIL e crescita.
Informazione, prevenzione, regolamenti edilizi seri e applicabili (edifici passivi), norme fiscali a vantaggio di chi lavora producendo zero emissioni (o si avvicina a quell'obiettivo), tecnologie "carbon neutral", ... insomma, di provvedimenti da adottare ce ne sarebbero a bizzeffe.
Ma guardate la cartina e, in particolare, il colore "nero" della Pianura Padana. Sono decenni che siamo a conoscenza del problema: domeniche senz'auto, targhe alterne, chiusura dei centri abitati al traffico sono solo paraventi che servono a poco o a nulla.
Bisogna cambiare decisamente rotta, il ché non significa meno benessere o "crescita negativa".
Non c'è alternativa. E non c'è futuro (per nessuno, eh!).
#aria #inquinamento #salute #pollution #Italia #Italy #Europe #air #WHO #health #future #futuro #sostenibilità #stopfossilfuels #energierinnovabili #azioni #agireora #politica
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Fonti e approfondimenti
- Immagine:
 
- Dati mortalità: Ministero Salute (2021) e articolo su "Wired" del 4.12.2022

- Tecnologie Carbon neutral

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domenica, ottobre 01, 2017

Quanto ne sappiamo sui danni dell'inquinamento atmosferico in Italia?

Nel Belpaese si contano 1500 decessi/anno per milione di abitanti - valore di gran lunga superiore a tutte le altre nazioni europee - dovuti all'inquinamento atmosferico. E molte di queste morti premature riguardano giovani e giovanissimi!
In termini di prevenzione primaria si sta facendo ben poco: occorre lavorare anche su questo al Ministero della Salute, di concerto con gli altri dicasteri interessati (Ambiente e Sviluppo Economico in primis)!
#salute #ambiente #inquinamento #prevenzione Eccovi l'articolo divulgativo comparso su Repubblica.it

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lunedì, gennaio 16, 2017

Salute e qualità dell'aria: inquinati e moribondi a norma di legge. In Italia, come al solito!

Argomento "salute" e "qualità dell'aria".
Come è noto, sono in costante aumento le patologie (anche mortali) legate alla cattiva qualità dell'aria che respiriamo ogni giorno nelle nostre città. Chi ci rimette, come al solito, sono soprattutto bambini e anziani... i soggetti più deboli. Tanto per rinfrescare la memoria, uno degli ultimi (e tragici) aggiornamenti.
Bene.
La Regione Marche che fa, visto che in quanto a smog non scherziamo per niente?
Vedere il rapporto 2016 dell'ISPRA sullo stato dell'ambiente in Italia e dare una rapida occhiata, scaricando il capitolo 5, alla vostra regione di residenza (nel mio caso, tratto delle Marche).
Nel silenzio generale dei mass-media (e dell'assessorato competente), la giunta regionale emana cheta cheta a fine dicembre una 'classica' delibera "salvacapra&cavoli" (e in piena tradizione "scaricabarile", lasciando la patata bollente ai sindaci dei comuni) avente come oggetto "Misure contingenti 2016/2017 per la riduzione della concentrazione degli inquinanti nell'aria...".
Qui potete scaricare e leggere, se volete, il pdf della DGR. Due sintetiche osservazioni:
1) non tutti i comuni hanno centraline funzionanti e non tutte le (poche) centraline attive misurano i vari parametri richiesti per valutare compiutamente i livelli degli inquinanti (a chi spetta installarle e a chi spetta "farle funzionare"?!?!);
2) se i "risultati attesi" (citando testualmente la D.G.R. della regione a pag. 13) sono questi: "Grazie alle misure previste dal presente atto, si ritiene che ci saranno LIMITATI SUPERAMENTI dei limiti normativi per la qualità dell'aria ... " e cioè che si può continuare ad inquinare tranquillamente e a respirare PM10 & co., l'allarme lanciato da pneumologi ed oncologi sull'incremento delle malattie dell'apparato respiratorio in chi abita nelle città assediate dallo smog continuerà a restare inascoltato da chi ha il DOVERE di tutelare la salute e l'ambiente.
Inquinare si può. Per legge. E anche morire, sempre a norma di legge.
Insomma... "così è, se vi pare". #sapevatelo

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domenica, agosto 09, 2015

C'è più plastica che fitoplancton negli oceani!

Estate, mare, acqua cristallina e... rifiuti :/

Lo sapevate?
C'è più plastica che fitoplancton negli oceani: ben 46.000 pezzi galleggianti per ogni chilometro quadrato di oceano (Fonte: UN Environmental Programme).
Nel complesso gli scienziati stimano che ci sono 100 milioni di tonnellate di detriti di plastica in mare, tanto che ogni organismo marino, dai più piccoli filtratori alle balene, sta consumando plastica!
Uno dei modi migliori per contribuire a mantenere l'idrosfera marina pulita è quello di evitare di trattare il nostro Pianeta come un enorme "bidone della spazzatura": la busta o un pacchetto di plastica abbandonato fuori da un negozio prima o poi finisce in un fosso e poi in mare, e il danno è fatto!

[Photo Credit: One Green Planet]

http://ecochiccayman.com/2015/07/22/the-ocean-is-not-a-trash-can/

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mercoledì, luglio 10, 2013

Smog = Cancro ai polmoni (fonte: Lancet Oncology). Prevenire è meglio che curare, o no?

Cari Amministratori pubblici, ora non ci sono più "scuse": prevenire, l'unica arma a disposizione per la salute nostra e dei nostri figli!!! Meno auto, meno smog, più vita: ridiamo le piazze ai bambini, le vie del centro alle bici, il corso ai pedoni! http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/09/cancro-ai-polmoni-lancet-oncology-provocato-anche-dallo-smog/650752/ <<... La conferma scientifica arriva da uno studio, su 300mila persone, che ha stabilito che chi vive in città con record di inquinamento corre più rischi per la salute. La ricerca europea è stata condotta su residenti in nove Paesi europei, fra cui l’Italia, che ha le città con l’aria più avvelenata in assoluto. Lo studio dimostra inoltre che non basta mantenersi al di sotto dei valori soglia previsti dalle attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 (particolato al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i Pm10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i Pm2.5). Anche rispettando i limiti di legge, non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l’effetto presente anche al di sotto di questi valori, precisano gli scienziati. Dalla misurazione delle polveri sottili l’Italia è risultato essere tra i Paesi europei più inquinati...>>

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giovedì, agosto 30, 2012

Un appello da sottoscrivere e da divulgare!

Sono passati alcuni anni da quando il prof. Fabio Taffetani, ordinario di Botanica presso la Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università Politecnica delle Marche, aveva messo in rete questo documento.
Bene, se è vero che le grandi conquiste in campo sociale ed ambientale nascono dal basso... come non condividere questo appello? Leggete e, se condividete, firmate e divulgate urbi et orbi! E ricordate che... resistenza è resilienza ^__^ ------testo dell'appello------- Sembra proprio che, 50 anni dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa, la maledizione della pazzia autodistruttiva che Rachel Carson presagiva, già all’inizio degli anni sessanta, osservando i primi effetti dell’abuso irrazionale della chimica nelle campagne americane (Silent Spring, 1962), stia giungendo alle sue fasi più preoccupanti anche nelle nostre regioni italiane, un territorio che dovrebbe avere cultura, tradizioni, prodotti della terra, paesaggio e ambiente tra le risorse più preziose e condivise. Ci sono sempre più agricoltori che abusano sistematicamente di questa pratica (spesso del tutto inutile, oltre che dannosa per noi e per gli ambienti naturali), ma che utilizzano il diserbo anche al di fuori delle aree coltivate, distruggendo gli habitat erbosi delle fasce non coltivate. Anche semplici cittadini irrorano le fasce erbose sotto casa con erbicidi per evitare lo sviluppo delle erbe infestanti. La pratica del diserbo, nata per il controllo delle commensali in agricoltura, erroneamente considerata come alternativa allo sfalcio, viene ora proposta da amministrazioni locali, ANAS e Società Autostrade, grazie al sostegno delle industrie chimiche che producono il diserbante più aggressivo e meno selettivo oggi sul mercato (il glyphosate), per la manutenzione sistematica delle strade pubbliche (a volte con la scusa di combattere le allergie da polline, ma in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione di graminacee e di neofite), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare questa pratica anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi, in seguito alla scomparsa della vegetazione matura che presidiava il terreno. Solo gli addetti ai lavori, e una minoranza di cittadini bene informati, oggi sanno che una pratica corrente dell’agricoltura del nostro tempo è il diserbo chimico. Le cosiddette erbacce non vengono più estirpate manualmente o meccanicamente, come accadeva in passato, ma la loro distruzione è affidata a molecole chimiche che si incaricano di annientare il loro sistema ormonale, lasciando in vita le colture utili. Si tratta di una pratica che ha cominciato a diffondersi nel nostro Paese all’indomani della seconda guerra mondiale e che ormai è accettata universalmente come una consuetudine normale. Essa offre infatti la possibilità di risparmiare lavoro e quindi di ridurre i costi aziendali. Fa parte quindi delle innovazioni tecniche inaugurate dall’agricoltura industriale nel XX secolo, che hanno reso la nostra agricoltura sempre più competitiva ma al tempo stesso i nostri agricoltori sempre più subordinati all’industria chimica e soggetti a margini decrescenti di profitto. Oggi, anche su piccoli appezzamenti di terreno, in ogni regione d’Italia, si pratica sistematicamente questa operazione di avvelenamento selettivo del terreno per avere campi privi di erbe indesiderate. Può capitare che persino il personale dei comuni e delle provincie, incaricato di tenere sgombri i bordi delle strade, ricorra a simili mezzi, oltre al decespugliatore meccanico. Chi possiede gli strumenti per leggere il paesaggio e le condizioni del terreno, girando per le nostre campagne può scorgere le tracce visibili della silenziosa guerra chimica oggi in corso. Sempre più frequentemente gli interfilari di vigneti e frutteti appaiono completamente nudi, salvo radi ciuffi d’erba rosseggianti che sembrano sopravvissuti al passaggio del fuoco. Tutto ciò nonostante l’agricoltura biologica abbia da tempo scoperto e sperimentato – valorizzando vecchi saperi contadini – i vantaggi del mantenimento controllato dell’erba nel campo (inerbimento). Questa pratica infatti assicura la difesa del suolo dall’azione della pioggia battente e dai processi di erosione, la conservazione dell’humus e della vita biologica del terreno, la difesa della biodiversità, una crescita più sana delle piante, una superiore qualità organolettica dei frutti, ecc. Ma il ricorso al diserbo chimico continua anche perché esso fa parte di un sistema che ha finito coll’imporre le regole del profitto anche all’ambito incomprimibile della vita. L’agricoltura industriale, infatti, ha abolito le antiche rotazioni delle colture – con le quali si curava la fertilità del terreno e si conteneva la proliferazione delle erbe spontanee – e ha affidato interamente alla chimica il compito di produrre, con i concimi di sintesi, i prodotti agricoli, e di distruggere le piante indesiderate con i diserbanti. Questi ultimi fanno dunque anche parte di un circolo vizioso che agli effetti indesiderati prodotti dall’alterazione degli equilibri naturali risponde con una ulteriore assoggettamento della vita organica alla chimica. Ebbene, a parte le considerazione esposte, ci sono almeno quattro fondamentali ragioni per dire basta a questo modo violento e barbarico di fare agricoltura: 1) I diserbanti sono altamente nocivi alla salute umana, soprattutto degli agricoltori che li usano. Alcuni componenti come il 2,4 _ D e il 2,4,5 _ T (quest’ultimo presente nei defolianti usati dagli americani nella guerra contro il Vietnam) sono gravemente indiziati di ingenerare tumori e i linfomi-non-Hodgkin (H. Norberg-Hodge/P. Goering/ J. Page, From the ground up. Rethinking industrial agricolture, Zed Books, London 2001, p. 19). Una campagna dove sempre più frequentemente circolano tali veleni è destinata a diventare un luogo altamente insalubre tanto per gli agricoltori che per tutti noi; 2) I diserbanti non solo sono gravemente nocivi alla fauna dei campi (uccelli, serpi, talpe, ricci, rospi, grilli, cicale, ecc.) ma sopprimono anche gran parte della vita biologica del terreno. E il terreno non è un semplice supporto neutro per le coltivazioni, quale lo ha reso l’agricoltura industriale, ma un organismo vivente su cui crescono le piante da cui ricaviamo il nostro cibo. Esso è, a pensarci bene, la base stessa della vita, di ogni vita sulla terra. È difficile immaginare che possa sopportare a lungo l’avvelenamento chimico selettivo dei diserbanti. Così come appare difficile immaginare che si possano produrre alimenti sani da un habitat in cui la vita viene così sistematicamente perseguita. 3) I diserbanti inquinano gravamente le falde acquifere. Noi non sappiamo che cosa succederà – e che cosa succeda già adesso – delle fonti da cui i comuni attingono le risorse idriche per distribuire l’acqua potabile ai cittadini. Dopo anni di diserbo chimico sempre più intenso è facile prevedere che i veleni saranno diffusamente presenti nelle nostre falde. Ora, che una delle risorse più preziose della nostra vita e delle nostre economie, bene sempre più scarso, risorsa strategica per il futuro, debba essere distrutta da una delle pratiche più dissennate che l’uomo abbia immesso nell’agricoltura recente è un paradosso che ripugna a ogni elementare buon senso. 4) Infine, un paradosso a cui la scienza e la tecnica, nel corso dell’età contemporanea, ci hanno spesso abituati. I diserbanti si rivelano alla lunga inutili e controproducenti per lo stesso fine per cui sono utilizzati. Riporto le testimonianze di due esperti italiani, appartenenti all’ambito dell’agricoltura convenzionale: «L’introduzione della pratica del diserbo chimico ha provocato una profonda modifica della struttura della vegetazione spontanea. I tratti fondamentali di questo cambiamento possono essere riassunti da una parte nella riduzione della ricchezza floristica e dall’altra nell’abbondanza di un numero ristretto di specie. Pertanto, negli agro-ecosistemi si è ridotto il numero totale di specie infestanti e quelle adattatesi alle nuove condizioni imposte dalla tecnica, per un fenomeno di compensazione, hanno assunto una elevata densità di individui. Il risultato di questo processo è stato un progressivo avvicinamento ecofisiologico tra malerbe e colture, fino ad arrivare, in pratica, a strette associazioni tra specie infestante e specie coltivata, che rendono poco efficaci i trattamenti chimici. Le infestanti sono riuscite ad evolvere strategie ecologiche per sfuggire all’azione dei trattamenti. Si deve infatti tener conto che il diserbo chimico è in grado di colpire solo la quota di infestazione in atto, ma lascia sostanzialmente indisturbata quella non visibile, definita potenziale, dovuta ai semi e agli organi di propagazione agamica presenti nel terreno. L’infestazione potenziale può rappresentare oltre il 90% dell’infestazione totale» (P. Catizone-G. Dinelli, Il controllo della vegetazione infestante, in Accademia Nazionale di Agricoltura, L’agricoltura verso il terzo millennio attraverso i grandi mutamenti del XX secolo, Edagricole, Bologna 2002, pp. 596-97). La pratica del diserbo chimico rappresenta una delle procedure alla lunga più inutili, inquinanti, dannose e costose (per gli agricoltori e i consumatori) oggi presente nell’agricoltura del nostro tempo. Essa va integralmente estirpata dalla nostra agricoltura e ancor più nell'utilizzazione al di fuori delle aree coltivate come una delle scelte più sbagliate ed infauste della tecno scienza contemporanea. Non c’è alcuna ragione perché tale forma di avvelenamento delle nostre campagne duri un giorno in più. Il risparmio di lavoro che il diserbo chimico consente, rispetto a quello meccanico, non può più essere calcolato in termini puramente aziendali o economici, come è stato fatto dissennatamente finora. Se nel computo si immettono i molteplici costi sociali, economici, biologici, ambientali che il suo uso comporta, il bilancio mostra la sua non più occultabile cecità. Fabio Taffetani

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martedì, aprile 24, 2012

Inquinamento e tumori infantili: il nesso c'è. Ditelo ai politicanti, please!

Brescia, inquinamento: i tumori infantili aumentano dell'8% annuo Quasi ogni giorno ne abbiamo conferma, purtroppo. Sempre più ricerche e studi mettono in evidenza il nesso tra alcune patologie tumorali e l'inquinamento ambientale causato dalle attività antropiche. L'ultimo campanello d'allarme viene da Brescia, cittadina tristemente nota per la presenza di un inceneritore di rifiuti. Ecco l'articolo tratto dal web. Nel 2011 nel Bresciano i carcinomi infantili sono cresciuti dell'8% rispetto all'anno precedente. Ogni anno si registrano in tutto 25/30 nuovi casi. Secondo gli esperti, il dato è da attribuirsi all'inquinamento ambientale Ad aumentare sono soprattutto i carcinomi nel primo anno di età. Il dato è allarmante, dato che conferma il rapporto tra tumore e inquinamento ambientale: a pochi mesi dalla nascita, la malattia non si può di certo attribuire a sbagliati stili di vita, quindi la causa si deve cercare in qualcosa accaduto durante la gravidanza. Di questa vera e propria emergenza, se ne è parlato nell'incontro «Ambiente, salute, qualità della vita a Brescia» a palazzo San Paolo da Azione Cattolica. Nel bresciano si registrano ogni anno 25/30 nuovi casi di carcinomi infantili. E questo aumento è dovuto al fatto che «l'ambiente interagisce con il corredo genetico delle persone», spiega Alberto Arrighini, responsabile del Pronto Soccorso pediatrico agli Ospedali Civili di Brescia. L'inquinamento di aria, terreno e falda acquifera del nostro territorio è tra i più allarmanti d'Italia. L'aria respirata, con le polveri sottili continuamente fuori norma, sta facendo crescere in modo esponenziale anche il numero di bambini che presentano malattie allergiche e respiratorie. Per combattere il fenomeno, bisogna ridurre «le fonti di inquinamento che derivano da auto e impianti industriali», spiega ancora Arrighini. Un'ovvietà, direte. Ma dato che nessuno, nel mondo politico, muove mai un dito in proposito, forse è giusto ripeterlo: continuando a martellare sullo stesso chiodo, non si sa mai che a un certo punto venga giù la parete. Fonte: bresciatoday.it

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domenica, gennaio 15, 2012

Uomo, ma quando ti estingui?

A volte mi domando se l'estinzione dell'uomo è LA soluzione ai miliardi di problemi, danneggiamenti, sofferenze, disastri e morti cui condanniamo ogni giorno la Terra e i suoi abitanti non umani.
Questo progetto è uno dei tanti che mette in luce le storture del progresso operato dalla specie che si ritiene superiore a tutte le altre, condannandole peraltro ad una fine atroce come in questo caso.
Ad majora (si spera)!

"The MIDWAY media project is a powerful visual journey into the heart of an astonishingly symbolic environmental tragedy. On one of the remotest islands on our planet, tens of thousands of baby albatrosses lie dead on the ground, their bodies filled with plastic from the Pacific Garbage Patch"

http://www.midwayjourney.com/2011/06/28/midway-film-trailer/

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mercoledì, gennaio 11, 2012

Progetto "Ambiente e Tumori"

Volete saperne di più su rischi, cause e recenti acquisizioni sulla cancerogenesi ambientale (inquinamento, radiazioni, alimentazione)?

Scaricate il pdf di questo corposo documento: oggi più che mai "mens sana in corpore sano", anche grazie ad una... sana informazione = prevenzione primaria!

Vi riporto l'indice del volume, curato con certosino scrupolo da medici, oncologi, epidemiologi e ricercatori universitari:


Associazione Italiana di Oncologia Medica

Progetto AMBIENTE E TUMORI

The environmental origin of cancers - D. Belpomme 12

INQUINAMENTO E TUMORI 17

Cancerogenesi ambientale: inquadramento - P. Gentilini 18

Cancerogenesi ambientale: vecchi e nuovi paradigmi - E. Burgio 28

Prolegomena alla cancerogenesi chimica - E Burgio 41

Il problema dell'incremento dei tumori infantili. Cancerogenesi transplacentare e transgenerazionale - E. Burgio 51

CANCEROGENESI 63

La cancerogenesi da metalli pesanti - E. Burgio 64

Contaminazioni da Diossina nella Catena Alimentare - A. Malorni, F. Boscaino, G. Palmieri 73

Legame Diossina-AHR ed Immunosoppressione Tumorale - R. Ridolfi 82

Il ruolo dei microRNA - M. Fabbri 90

ALIMENTAZIONE E TUMORI 99

Linee guida su abitudini alimentari e Tumori - S. Sieri, S. Grioni, V. Krogh 100

Rischi cancerogeni dei dolcificanti artificiali: il caso dell'aspartame - M. Soffritti, M. Manservigi 103

I cancerogeni nelle acque per uso umano - M. Bolognini 110

INQUINAMENTO ATMOSFERICO E TUMORI 117

Inquinamento dell'aria e tumori umani - P. Crosignani 118

Leucemie infantili e traffico veicolare - P. Crosignani, A. Tittarelli, M. Bertoldi, A. Borgini, P. Contiero 127

GRANDI IMPIANTI E RISCHIO ONCOLOGICO 133

Acciaieria con forno elettrico - C. Panizza 134

Centrali a carbone - P. Franceschi 142

Inceneritori - P. Gentilini, V. Gennaro 150

AMIANTO - B. Castagneto, I. Stevani, L. Giorcelli 159

RADIAZIONI IONIZZANTI 165

Radiazioni ionizzanti di origine occupazionale, bellica e medicale - B. Castagneto, D. Degli Esposti,

I. Stevani, L. Giorcelli 166

Radiazioni cosmiche - P.A. Ascierto 176

RADIAZIONI NON IONIZZANTI 191

Radiazioni ottiche - P. A. Ascierto, M. Palla, I. De Michele, F. Ayala 192

LIMITI DI LEGGE E TUTELA DELLA SALUTE 205

Tutela della Salute fra Limiti di Legge e Principio di Precauzione - R. Ridolfi, D. Degli Esposti 206

COMMENTARY 217

Ambiente e tumori: sanita pubblica, ricerca scientifica, comunicazione - P. Comba 218

CONCLUSIONI - R. Ridolfi, G. Comella 221

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giovedì, novembre 17, 2011

Ambiente. Mortalità più alta del 15% nelle popolazioni residenti vicino a siti inquinati

Ecco i risultati dello studio dell'Istituto Superiore di Sanità "SENTIERI" (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento): nelle Marche occhio a Falconara Marittima, Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, P.S. Elpidio e S. Elpidio a Mare!

Si legge nello studio, per la nostra Regione, che:
- per le patologie del sistema urinario, in particolare per le insufficienze renali, un ruolo causale di metalli pesanti, IPA e composti alogenati è stato ipotizzato nel Basso bacino del fiume Chienti
- per l'incremento di malattie neurologiche è stato sospettato un ruolo eziologico di piombo, mercurio e solventi organoalogenati osservati sempre nel Basso bacino del fiume Chienti.

...c'è poco da stare allegri e, soprattutto, ci vuole una bella inversione di marcia. Cari politicanti provincial-regional-comunali, è ora di mettere la SALUTE dei cittadini e il RISPETTO dell'AMBIENTE PRIMA di ogni altro interesse!!!

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martedì, giugno 07, 2011

8 bambini su 10, in Italia, nascono già "contaminati" da sostanze chimiche!

“PROGETTO PREVIENI”: AMBIENTE, SALUTE E RIPRODUZIONE
L’INQUINAMENTO NASCOSTO CHE METTE A RISCHIO FERTILITA’ E SALUTE


Otto bambini su dieci nascono già contaminati
Studiati per confronto anche animali di due Oasi WWF abruzzesi.

[Roma, 26 maggio 2011 - Ufficio Stampa WWF Italia]


L’inquinamento ambientale può avere ripercussioni negative sulla fertilità umana e animale, e le sostanze nocive che ne sono responsabili - dette “interferenti endocrini” perché interferiscono sugli equilibri degli ormoni sessuali - non solo ci “contaminano” quotidianamente attraverso l’alimentazione o il contatto con tessuti, oggetti, plastiche e detergenti, ma sono anche in grado di superare la barriera, un tempo ritenuta invalicabile, della placenta, tanto che otto bambini su dieci nascono già “contaminati”, anche se senza apparenti disturbi. D’altro canto, lo studio mostra anche che in situazioni più naturali, come le Oasi WWF, la presenza dei contaminanti appare avere un impatto ridotto.

Lo rivelano i primi dati, presentati il 26 maggio 2011 a Popoli (PE) nel mese di promozione delle Oasi WWF scelta in quanto sede di una delle due oasi coinvolte nello studio del progetto “Previeni” (www.iss.it/prvn), il primo studio interdisciplinare sul rapporto tra gli “interferenti endocrini emergenti” (perché ancora non studiati in maniera sistematica), la salute e l’ambiente, condotto dal WWF insieme all’Istituto Superiore Sanità, il Dipartimento Salute della Donna e Medicina del Territorio-Università Sapienza di Roma/Ospedale Sant’Andrea e l’Università di Siena, promosso e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Lo studio, che ha analizzato un campione di 250 coppie affette da infertilità, 10 coppie mamme-bambino e diverse specie animali che abitano la natura protetta di due Oasi WWF in Abruzzo (Sorgenti del Pescara a Popoli e Diga di Alanno), evidenzia come negli individui che vengono esposti maggiormente ad interferenti endocrini aumenti il rischi di infertilità e patologie correlate. Un dato che conferma altre indicazioni della letteratura scientifica internazionale, che mostrano come alti livelli di interferenti endocrini aumentino i disturbi della fertilità, della gravidanza e dello sviluppo infantile.

Non solo: lo studio “Previeni” ha anche confermato che gli “interferenti endocrini” sono in grado di attraversare la placenta, passando direttamente dalla madre, che dopo la gravidanza risulta in parte “svelenata”, al bambino, che nasce già contaminato. Una contaminazione di partenza che, in assenza di misure di prevenzione, potrà continuare nella vita successiva. Qualche numero? Nel 100% dei casi, da una madre contaminata nasce un bambino contaminato, e su dieci coppie mamma-bambino, otto presentano tracce di interferenti endocrini, nello specifico “ftalati”.

Nonostante le limitazioni di legge, ottenute grazie anche alla spinta congiunta del mondo scientifico e del mondo ambientalista, interferenti endocrini ancora si trovano in oggetti di uso comune come tappeti, vestiti, pentole antiaderenti e vernici (“composti perfluorurati-PFC”, idrorepellenti e anti-macchia), giocattoli, contenitori e dispositivi medici (“ftalati”, rendono il PVC più flessibile), tessuti, auto, pc e televisori (“ritardanti di fiamma”, riducono l’infiammabilità), pesticidi, oli e prodotti industriali (“policlorobifenili-PCB”, in alcuni paesi proibiti già dagli anni 70-80, ma persistenti nell’ambiente).

E loro tracce vengono riscontrate anche negli alimenti, dove arrivano sia per contatto diretto, per esempio con i contenitori di plastica, sia per l’inquinamento degli ambienti in cui vengono allevati gli animali e coltivate le piante. Molti interferenti endocrini (come i PFC, i ritardanti di fiamma, i PCB), sono infatti contaminanti “persistenti” perché, anche quando dispersi nell’ambiente, non si degradano ma si accumulano negli organismi viventi (e in particolare negli animali al vertice della rete alimentare), continuando a penetrare nell’organismo attraverso la cute, le mucose, l’apparato respiratorio e l’alimentazione. Al punto che anche sostanze vietate ormai da decenni come il DDT, continuano ad essere presenti nell’aria, nella terra e nell’acqua e vengono ancora riscontrati in bambini e animali nati oggi. Altre sostanze, come gli ftalati, sono meno persistenti, ma il loro vasto utilizzo in un gran numero di materiali fa sì che se ne trovino tracce anche nell’ambiente e nelle reti alimentari.

Le cose cambiano se dagli ambienti urbani passiamo agli ambienti delle due Oasi WWF abruzzesi coinvolte nello studio, Sorgenti del Pescara e Diga di Alanno. In entrambe, i contaminanti oggetto dello studio sono stati riscontrati in livelli bassi nelle specie oggetto dello studio, il lombrico (Lumbricus terrestris), i pesci barbo (Barbus tyberinus) e trota (Salmo trutta), e come uccello acquatico la folaga (Fulica atra). Ma anche all’interno delle Oasi e nelle zone immediatamente limitrofe, le aree a valle di insediamenti industriali, scarichi e discariche, ovvero la confluenza del fiume Aterno e la Diga di Alanno, risultano meno “pulite” per le sostanze cercate sia a livello ambientale sia negli animali studiati.

Questo fatto ha portato le aosi abruzzesi a ideare un approfondimento che è ora in corso.
“Dal momento che i nostri alimenti sono prodotti da organismi viventi, la sicurezza alimentare è uno snodo chiave fra la qualità dell’ambiente e la nostra salute – ha dichiarato Alberto Mantovani, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del progetto – Il progetto Previeni, uno dei primi in Italia che integra diverse discipline scientifiche, studia i contaminanti emergenti capaci di alterare i nostri ormoni, con il preciso obiettivo di aggiornare i sistemi di prevenzione dei rischi per la nostra salute.”

“La contaminazione dell’ambiente è un nemico nascosto, che oltre a minacciare gli ecosistemi terrestri e marini, passa attraverso il cibo e gli oggetti che usiamo ogni giorno, con conseguenze anche gravi sulla nostra salute - ha detto Donatella Caserta, ordinario di ginecologia e ostetricia dell’Università di Roma “Sapienza” – Per ridurre i rischi, dobbiamo limitare la nostra esposizione a queste sostanze, attraverso stili di vita e scelte alimentari consapevoli. Ed è sempre più necessaria la realizzazione di adeguati programmi di controllo, sulla base di un sano principio di precauzione.”

“ La presenza di boschi, fasce ripariali e vegetazione acquatica migliora la capacità dell’ambiente di rispondere agli stress antropici come l’introduzione di contaminanti. La produzione di queste aree ed è quindi una risorsa positiva anche per la salute umana, capace di migliorare le condizioni di vita ed aumentare il benessere – ha detto Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia - Nell’ultimo ventennio, la forte industrializzazione ha determinato una contaminazione ambientale diffusa senza precedenti. Mai come oggi, la normativa in materia di sostanze chimiche deve diventare più efficace e restrittiva, nell’ottica di salvaguardare la salute dell’uomo e dell’ambiente.”

I primi dati del progetto sono stati presentati presso la Scuola Secondaria Edmondo di Pillo, a Popoli (Pescara), da Alberto Mantovani dell’Istituto Superiore di Sanità, da Eva Alessi del WWF Italia, Cristiana Guerranti dell’Università degli Studi di Siena, Cinzia La Rocca dell’Istituto Superiore di Sanità, Donatella Caserta dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, Michele Amorena dell’Università degli Studi di Teramo. Erano presenti Carlo Zaghi del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il sindaco di Popoli, gli assessori regionali e provinciali ai Parchi e all’Ambiente e la presidente del WWF Abruzzo.

In una seconda fase, entro la fine dell’anno, verranno presentate anche le ripercussioni nell’età evolutiva e sull’infertilità sine causa dell’esposizione a questi stessi contaminanti.

Si fa anche questo nelle Oasi WWF. Il convegno è stato organizzato nelle tre settimane di promozione delle Oasi WWF, un patrimonio comune di oltre 30.000 ettari di natura, che oltre a proteggere gli ambienti più belli e preziosi del nostro territorio, sono anche un importante laboratorio per la ricerca scientifica avanzata. Un patrimonio che quest’anno il WWF ha deciso di ampliare cercando di salvare, tramite una grande iniziativa di raccolta fondi, tre preziosi boschi a rischio da trasformare in nuove Oasi, al sicuro da ogni minaccia e aperte alla fruizione di tutti.

Per info: www.wwf.it


----------------approfondimento--------------------

1) INTERFERENTI ENDOCRINI: QUESTI SCONOSCIUTI

COSA SONO? Gli interferenti endocrini (Sostanze chimiche con Attività Endocrina - Endocrine Disrupting Chemicals ) sono un eterogeneo gruppo di sostanze in grado di interferire con il funzionamento del sistema endocrino attraverso svariati meccanismi. Le condizioni di equilibrio (omeostasi) della tiroide e degli ormoni sessuali sono i loro principali bersagli. La salute riproduttiva e l’infanzia sono le fasi biologiche più suscettibili. Agiscono anche a basse dosi. Dipendono molto dalle scelte alimentari e gli stili di vita.


QUALI SONO? (elenco non esaustivo)

1.Contaminanti Organici persistenti (POP): pesticidi, biocidi, antiparassitari
2.Sostanze industriali e “prodotti di consumo”

Tra le sostanze chimiche più studiate per le loro proprietà estrogeniche ci sono gli ftalati e il bisfenolo A, da marzo di quest’anno vietato nell’Unione Europea nei biberon in plastica. In particolare l’esposizione ad alcuni ftalati comporta importanti alterazioni dello sviluppo del sistema riproduttivo maschile.

FTALATI: vengono usati per rendere flessibili le plastiche a base di PVC utilizzate nella produzione dei materiali di imballaggio, nei giocattoli per l’infanzia e nei dispositivi medici quali i tubi e le sacche per trasfusione. Ma poiché gli ftalati non hanno un legame chimico “forte” con il PVC, vengono rilasciati nelle materie con cui vengono in contatto, come fluidi biologici e alimenti, rappresentando contaminanti ad elevato impatto sulla salute umana, anche in fasce di popolazione a rischio come l’infanzia e gli adulti sottoposti a trattamenti terapeutici continuativi.

La maggior parte dei dati relativi all’effetto tossico degli ftalati derivano da studi condotti sui mammiferi, dove si è osservato che gli ftalati possono determinare danni al fegato, ai testicoli, anomalie nella progenie.

Tra i composti maggiormente impiegati come plasticizzanti oltre il 50% è rappresentato dal di-2-etilesilftalato (DEHP). Sulla base della cancerogenicità accertata in topi e cavie, nel 1982 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il DEHP come probabile cancerogeno per l'uomo. Il prodotto principale di degradazione del DEHP è il mono(2-etilesil)ftalato (MEHP) che è risultato positivo a diversi test di mutagenesi ed è il composto più tossico, nonché quello rinvenuto nelle otto coppie madre-figlio analizzate da Previeni.

I COMPOSTI PERFLUORURATI (PFC) sono sostanze di sintesi ampiamente utilizzate in ambito industriale e in beni di consumo, quali rivestimenti idrorepellenti e resistenti alle macchie per tessuti e tappeti, rivestimenti impermeabili ad olio e grassi per carta ad uso alimentare, antiaderenti delle padelle in Teflon®, schiume antincendio, vernici per pavimenti ed insetticidi. Un’ampia gamma di composti organici perfluorurati è presente nell’ambiente. L’elevata stabilità rende queste molecole in grado di accumularsi negli organismi, per i quali risultano nocive. PFOS (perfluorottano sulfonato) e PFOA (acido perfluorottanoico) fanno parte del gruppo dei PFC, sono interferenti endocrini caratterizzati anche da neurotossicità e capacità di interferire con lo sviluppo fetale. Nonostante l’importanza dei PFC come contaminanti ambientali e l’individuazione di questi composti in diversi animali in numerose aree del mondo, poco è noto sulla loro presenza e la distribuzione ambientale in Italia. Nel 2006 l’EPA ha decretato che entro il 2015 tutte le emissioni di PFOA dovranno essere eliminate. Nello stesso anno il Science Advisory Board dell’EPA ha suggerito l’inserimento del PFOA fra le sostanze potenzialmente cancerogene.

I RITARDANTI DI FIAMMA sono aggiunti a molti oggetti allo scopo di ridurre la loro infiammabilità, tra cui vernici, fibre tessili e altri materiali. Il loro principale utilizzo viene fatto dall’industria elettronica per la produzione di cavi elettrici, componenti di televisori, computer, automobili, e circuiti elettrici in genere. I ritardanti di fiamma possono essere suddivisi in diversi gruppi a seconda della loro natura chimica. I più importanti sono i difenileteri polibromurati (PBDE) e i bifenili polibromurati (PBB).

I POLICLOROBIFENILI (PCB) sono stati utilizzati per numerose applicazioni tecniche. I PCB, prodotti commercialmente dagli anni ’30, utilizzati per diverse applicazioni, fra cui fluidi dielettrici per condensatori e trasformatori, fluidi per il trasferimento di calore, fluidi idraulici, oli lubrificanti e da taglio, come additivi in pesticidi, pitture, materie plastiche, ecc., cominciarono ad evidenziare, già nel 1966, i primi effetti tossici sulla salute di volatili e persone. Alla fine degli anni ‘70, la loro estrema persistenza e gli effetti negativi sulla salute portarono a proibirne la produzione in alcuni paesi industrializzati, che hanno poi intrapreso azioni per controllarne e restringerne il flusso nell’ambiente. I PCB non esistono in natura, dunque, la loro attuale diffusione nell’ambiente è legata alla produzione storica e al loro conseguente utilizzo, smaltimento o rilascio accidentale da parte di prodotti o materiali contenenti PCB. La loro resistenza ai processi di degradazione biologica e fisico-chimica li rende contaminanti estremamente persistenti. Si accumulano negli ecosistemi terrestri e acquatici, diffondendosi su scala planetaria attraverso processi atmosferici. I PCB sono responsabili di una vasta gamma di effetti tossici cronici. Danneggiano tra l'altro il sistema immunitario e il sistema nervoso centrale. Inoltre, provocano effetti nocivi sui meccanismi di regolazione endocrina (ormonale) dell'organismo. Alcuni PCB producono effetti simili a quelli della diossina.

INTERFERENTI ENDOCRINI “NATURALI”: anche negli alimenti possono essere naturalmente presenti sostanze in grado di provocare interferenze con il sistema endocrino. Tra queste, le sostanze rilasciate da muffe e funghi alimentari (micotossine) e gli estrogeni vegetali (fitoestrogeni) contenuti in piante come la soia in primis, i legumi, ortaggi (asparagi, carote, piselli, patate ecc). Se da un lato una buona assunzione alimentare di fitoestrogeni può essere un fattore protettivo contro alcuni tumori (ad es., mammella, prostata) e patologie della menopausa, ci sono perplessità sull'esposizione a dosi elevate soprattutto durante la gravidanza o la prima infanzia, per es. attraverso l'uso di integratori o latte artificiale a base di soia.

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domenica, maggio 22, 2011

Avvelenamento... a norma di legge!

Leggendo questo articolo, non posso non fare a meno di pensare a come - in questi ultimi 20/30 anni - l'uomo faccia di tutto per autodistruggersi.
E' arcinoto a tutti (o quasi, visto che chi ha il potere di "decidere" su cosa vietare per la salute umana e dell'ambiente... ha deciso di non decidere!) che l'esposizione quotidiana al mix sostanze chimiche prodotte dalle attività antropiche ci sta portando verso l'estinzione della specie Homo sapiens sapiens, a partire da una sempre minore fertilità (vedere, ad esempio, qui).
Un bel sospiro di sollievo per tutte le altre specie viventi, certamente, ma... allora a cosa serve la nostra tanto "osannata" (quanto presunta) intelligenza "superiore"?

Tra le sostanze chimiche che ci mangiamo, beviamo o inaliamo tutti i giorni... vi sono anche quelle spruzzate, a norma di legge, nei campi e nelle scarpate stradali. Diconsi pesticidi, venefiche sostanze di sintesi che vanno a distruggere erbe spontanee (erbicidi), funghi (fungicidi), animaletti vari (dai rodenticidi ai molluschicidi) & co.
La pratica è più diffusa di quanto non si possa credere: per alcuni prodotti non serve nemmeno un permesso speciale e chiunque può trasformarsi nell'untore di turno.
Una chiara ed efficacia sintesi delle problematiche connesse con l'uso dei pesticidi ed i danni che si arrecano, a norma di legge (o quasi!), all'ambiente e alla nostra salute sono ben esposte da questo documento del prof. Taffetani, botanico dell'Università Politecnica delle Marche.

Meditate, gente, meditate.
Ma non troppo: qui è necessario agire, se vogliamo salvare il salvabile!!!

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sabato, novembre 06, 2010

Filtri antiparticolato & aumento delle polveri sottili: quando l'economia scherza con la salute


Servono veramente questi fantomatici filtri antiparticolato (FAP) per ridurre le emissioni di polveri dei veicoli e per tutelare la salute nostra e dei nostri figli, specialmente in città trafficate?


Una ficcante inchiesta di un valido giornalista italiano mette in luce aspetti a dir poco allucinanti....
Qui potete vedere il trailer dell'inchiesta [link esteso http://www.youtube.com/watch?v=K4iC7nSUesU&feature=player_embedded ]

Qui, invece, vi riporto le indicazioni tecniche dei ricercatori Gatti e Montanari, esperti di nanoparticelle e salute umana: [link esteso http://retedeicittadini.it/?p=5149 ]
Un estratto:
<< I dottori Gatti e Montanari hanno spiegato, con la chiarezza e la competenza che da sempre li contraddistingue, che questi filtri catturano le polveri di scarto e, dopo averle sottoposte ad un particolare processo chimico, le riscaldano ...fortemente così da frantumarle in pezzi molto più piccoli e numerosi di quanto non lo fosse il normale pm10 che esce generalmente dai tubi di scappamento. Risultato finale: la quantità di polvere che esce da questi filtri è la stessa di quella che usciva senza i filtri, se non fosse che essendo più finemente frantumata è molto più pericolosa di prima, in più ci sono le sostanze chimiche velenose inserite durante il processo di filtrazione. Il vantaggio, se così lo possiamo chiamare, è che le centraline che misurano il pm10 ne rileveranno di meno, perchè essendo passata parzialmente allo stato gassoso ed essendosi ridotta di dimensioni, la polvere “passa più inosservata” di prima. Così le ARPA e i sindaci si sentono più tranquilli, ma i loro cittadini si ammalano molto di più >>

<< Il fatto di far montare per legge un dispositivo che peggiora la qualità della nostra aria e fa aumentare parecchio il rischio di malattie per i cittadini è già di per sè incredibile, ma forse in quest’Italia lo possiamo anche capire se pensiamo che il 90% di tali filtri sono prodotti dal potente gruppo PIRELLI (…). Non finisce qui. L’azienda Dukic ha brevettato un altro tipo di dispositivo che si posiziona a monte della combusione, riuscendo a migliorare notevolmente questa fase e ad abbattere, questa volta realmente, le emissioni degli autoveicoli. Questo dispositivo così innovativo, inoltre, rispetto ai F.A.P., non avrebbe bisogno di manutenzione, costerebbe un terzo, ridurrebbe i consumi, insomma sarebbe un sogno per tutti. L’unico ostacolo, che ne impedisce ancora oggi l’omolazione legale forse è proprio il nome del produttore, che è appunto Dukic e non Tronchetti Provera >>

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