Natura et Ratio

venerdì, maggio 04, 2018

Visione aziendalista della cosa pubblica. Quando a rimetterci, risparmiando, è il cittadino: sulla salute non si può... "risparmiare"

...mentre a Roma - da Palazzo Madama a Montecitorio - si bisticcia e ci si offende a vicenda, da qualche anno a questa parte la visione "aziendalista" e "manageriale" della Sanità Pubblica continua a produrre effetti che si scontano sulla pelle e sulla vita di noi "cittadini comuni".
I superdirigenti a capo di Ministeri e ASUR hanno delle premialità se dimostrano di aver "risparmiato" tagliando a destra e a manca (posti letto qua, reparti di là, medici nelle ambulanze...) per rientrare in parametri standard. Parametri che - evidentemente - non sono applicabili sic et simpliciter ovunque, viste le differenze territoriali, sociali, ambientali, sanitarie, economiche, infrastrutturali... delle singole regioni, province, comunità.

E quando una persona comune, per estrema necessità, si trova nell'urgenza di un soccorso... bene, quel soccorso potrebbe non arrivare in tempo o, se dovesse arrivare, potrebbe raggiungervi ma senza personale medico/infermieristico, perché qualcuno è stato premiato per aver risparmiato "soldi pubblici" rispettando i parametri aziendali e ministeriali.

Queste sono le notizie che non vorremmo mai dover leggere. O no?

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giovedì, ottobre 11, 2012

Ci siamo veramente stancati di questa politica!!!

In tutta sincerità, non so dire se chi ci governa abbia tutte le rotelle al posto giusto (e colpisca scientemente certe categorie già abbondantemente bistrattate) o se stiano parando colpi alla rinfusa (mettendo però KO quasi sempre le fasce più deboli, i redditi dipendenti, la cultura, la tutela ambientale, la sanità pubblica...).
Da diversi anni detesto parlare di "politica", provo un profondo senso di disgusto: quando, però, ti toccano su certi "argomenti" che ti stanno a cuore con il solito arrogante e tracotante modo di fare - poi argutamente pubblicizzato nei mass-media quale straordinaria epopea moderna di risanamento dei conti e di risorgimento economico (operato con tagli lineari che sfiorano appena le "caste", chissà come mai...) - sento trasudare "solo" fiele e indignazione! Ma come si può restare indifferenti e ignavi di fronte al ripetuto taglio dei fondi per l'assistenza di chi sta veramente male? Come ingoiare senza batter ciglio atti che stanno spingendo verso l'eutanasia di Stato ciò che resta di buono della scuola pubblica e della cultura? Come restare inermi e indifferenti quando a rimetterci sono sempre gli stessi ("noi" gente comune che paga le tasse per avere servizi pubblici efficienti, che crede nella giustizia, nella solidarietà, nella condivisione di risorse&cultura, nella sobrietà...)? E c'è chi siede su poltrone di comando che pur avendo rubato, corrotto, distratto, consumato, danneggiato, usurpato... resta fermo al suo posto o, male che vada, passa da uno scranno all'altro: a questi ed altri "signori" da noi stipendiati, però, lo Stato (cioè i nostri rappresentanti) non taglia nulla. Io - come molti altri - non ho più parole. E questo è un brutto segno, perchè quando finiscono le parole...

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martedì, settembre 22, 2009

In DIFESA dell'educazione scientifica: serve anche il tuo aiuto!

Il riordino della scuola secondaria superiore in via di approvazione mette in pericolo, a causa di drastici tagli, il futuro dell’educazione scientifica nel nostro Paese e dello sviluppo ad essa collegato.

I sottoscritti, come rappresentanti qualificati di docenti, genitori e cittadini interessati all’efficacia della scuola e al futuro degli studenti,
CHIEDONO
al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di garantire che il riordino della scuola italianariconosca all’educazione scientifica un ruolo di primo piano e lo spazio adeguato.

A tutti i giovani deve essere garantita la formazione scientifica di base perché possano:
- sviluppare le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per interpretare i fenomeni naturali;
- fruire in modo corretto e consapevole delle moderne conquiste della scienza e della tecnologia.

È necessario che il curricolo per far “fare scienze” sia impostato secondo un approccio investigativo- sperimentale, fin dai primi anni di scuola. Ricerca internazionale, Unione Europea e OCSE convergono su questa indicazione (1).
Questo approccio richiede il tempo per svolgere le attività caratteristiche del procedere scientifico nell’acquisizione della conoscenza, cruciali per lo sviluppo di competenze di alto livello. Sono queste che fanno della cultura scientifica un valore irrinunciabile per la formazione del cittadino.
Le esigenze sopra descritte contrastano con la notevole diminuzione delle ore di scienze sperimentali che si riscontra in quasi tutti gli indirizzi previsti dai nuovi ordinamenti. Nei bienni degli istituti tecnici e professionali, si diminuiscono le ore delle scienze sperimentali e si dimezza il tempo per il laboratorio riducendolo con ciò a un ruolo marginale. Nei bienni dei licei classico e artistico, addirittura, mancano del tutto gli insegnamenti scientifico-sperimentali.Ridurre le risorse è controproducente. Bisogna, invece, valorizzare quanto già fatto per migliorare l’insegnamento scientifico (Piano ISS - Insegnare Scienze Sperimentali, Progetto Lauree Scientifiche, ricerche nelle SSIS per la formazione iniziale degli insegnanti) tenendo conto delle le migliori esperienze didattiche maturate nella scuola.
Mantenere alta la motivazione dei docenti a riqualificare la propria professionalità è determinante per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento delle scienze sperimentali nel nostro Paese.Occorre, pertanto, distribuire con maggiore equilibrio gli insegnamenti all’interno del tempo scuola complessivo, dando alle scienze sperimentali spazi e tempi di lavoro adeguati in tutti gli indirizzi.

VAI ALLA PAGINA PER APPORRE LA TUA FIRMA IN DIFESA DELL'EDUCAZIONE SCIENTIFICA: http://www.anisn.it/educazione_scientifica.php

(1)
European Commission, 2007. Science Education NOW: A renewed Pedagogy for the Future of Europe. Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg, 29 pp.
Eurydice, 2006. L’insegnamento delle scienze nelle scuole in Europa, politiche e ricerca. Eurydice, la rete di informazione sull’istruzione in Europa, Bruxelles, 93 pp.
OECD - PISA 2006, Science Competencies for Tomorrow’s World,Volume 1: Analysis. OECD Publications, Paris, 390 pp.
OECD, 2008. Encouraging Student Interest in Science and Technology Studies. OECD Publications, Paris, 132 pp.

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mercoledì, aprile 29, 2009

Quanto cosa un Parco Nazionale?



Ci sono settori della pubblica amministrazione che, a fronte di costi fissi per personale & progetti, producono beni e servizi di difficile quantificazione.

Un bosco che valore (ecologico, economico, sociale, naturalistico, ...) può avere? E che "servizi" (legname, ossigeno, effetto-filtro, prodotti del sottobosco, tutela idrogeologica, mantenimento habitat e specie, ...) offre?

Insomma, la gestione delle principali aree di interesse naturalistico in Italia, affidata a Parchi, Riserve e Oasi di vario tipo, è "solo" un costo (come dimostrano i bilanci di un qualsiasi ente gestore di un'area protetta), oppure, considerando l'insieme dei servizi ecosistemici e dei beni "immateriali" prodotti... si va in pareggio o addirittura si può parlare di "avanzo di gestione"?


Ci sono studi e ricerche recentissime e di grande interesse che valutano in maniera più approfondita gli aspetti socio-economici di un'area protetta, quello che purtroppo ogni anno sentiamo è che lo Stato deve ... tagliare fondi qua e la, in maniera generalizzata, senza tenere nella dovuta considerazione le complessità e le specificità di un'ente gestore di un'area protetta.


Dal sito http://www.dolomitipark.it/ riporto uno stralcio di quanto accade in Italia.

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In questi giorni il Parlamento sta discutendo la ripartizione degli stanziamenti 2009 a favore delle Amministrazioni e dei progetti che si occupano di difesa della natura.
Ai Parchi Nazionali, alle Riserve Naturali dello Stato e alle attività previste dalle Convenzioni internazionali per la tutela della natura (quella di Rio sulla biodiversità, quella di Bonn per la tutela delle specie migratorie e la CITES, che impedisce il commercio internazionale di flora e fauna in via di estinzione) sono destinati poco più di 56 milioni di euro.
Rispetto al 2008 (stanziamento di quasi 64 milioni di euro), le risorse sono state ridotte di oltre 7,5 milioni di euro (pari a quasi il 12% del totale)..

Ai 23 Parchi Nazionali lo Stato destinerà, nel 2009, meno di 52 milioni di euro: quanto il costo di un chilometro della variante di valico Bologna - Firenze.


Alle 23 “perle” del Bel Paese, che includono i borghi a picco sul mare delle Cinque Terre, gli stambecchi del Gran Paradiso, le foreste della Sila, le scogliere del Gargano, le vette delle Dolomiti Bellunesi, i ghiacciai dello Stelvio, il mare della Maddalena e dell’Asinara, gli orsi d’Abruzzo (e molto altro) si destinano gli stessi soldi di 1..000 metri di asfalto. Tutto si potrà dire dei Parchi Nazionali, ma non che siano una spesa rilevante per lo Stato.
A ciascun Parco Nazionale viene assegnata una quota fissa (destinata a coprire le spese per il personale, l’attività di sorveglianza compiuta dal Corpo Forestale dello Stato, le spese postali, le bollette, le manutenzioni ordinarie, gli indennizzi per i danni da fauna selvatica) e una quota variabile.
I costi fissi per il funzionamento dei Parchi Nazionali ammontano a meno di 39 milioni di euro. Gli altri 11,5 milioni sono ripartiti in base a tre criteri: la complessità territoriale, quella amministrativa e l’efficienza nella gestione.
La prima è valutata in base alla superficie e alle caratteristiche geografiche del territorio.
La seconda è “misurata” da parametri quali il numero dei Comuni inclusi in tutto o in parte nel Parco e il numero di abitanti all’interno dei confini.
L’efficienza di gestione è valutata in base alla presenza degli strumenti di pianificazione, al conseguimento della registrazione ambientale europea EMAS e alla capacità di spesa degli enti di gestione.

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Ciò detto, concludo con l'amara constatazione che nel Parco nazionale dei Monti Sibillini... i funzionali centri-visita (chiamate "case del Parco") gestiti da cooperative di giovani del posto, a causa dei tagli attuali e delle previsioni tutt'altro che rosee per il futuro prossimo, sono bloccati e... desolatamente chiusi (con l'eccezione di Fiastra e Arquata del Tronto), in attesa di non precisate indicazioni ministeriali....

Insomma, quanto fatto fino ad oggi in termini di valorizzazione turistica sostenibile del territorio montano rischia di essere distrutto per sempre.

Ad majora!


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